mercoledì, Settembre 9, 2026

Al Bolognini in scena “Antichi maestri” per la regia di Federico Tiezzi

PISTOIA – Arriva finalmente anche a Pistoia lo spettacolo di Federico Tiezzi, “Antichi maestri” dal romanzo “Alte Meister” di Thomas Bernhard – coprodotto da Associazione Teatrale Pistoiese e Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia.

Lo spettacolo sarà proposto, nell’ambito della rassegna “Vetrina d’Autunno”, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia da lunedì 15 a sabato 20 novembre (ore 21) e in replica, al Teatro Pacini di Pescia, domenica 5 dicembre (ore 21). Sul palco, a dare vita all’intenso testo di Bernhard, saranno Sandro Lombardi (Reger), Martino D’Amico (Atzbacher) e Alessandro Burzotta (Irrsigler). Scene e costumi sono di Gregorio Zurla, le luci di Gianni Pollini.

Il lavoro, dopo il debuto al Napoli Teatro Festival, è stato rappresentato anche al Piccolo Teatro di Milano e sarà prossimamente a Roma, al Teatro Vascello.

Nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna, un uomo – un musicologo – si siede e guarda un famoso quadro di Tintoretto. Scopriremo che compie questo rito, ogni due giorni, da più di trent’anni. Un secondo uomo – uno scrittore – più giovane, osserva il primo uomo che guarda il quadro. Un terzo uomo – uno dei custodi della Pinacoteca – osserva entrambi.

Una scena dello spettacolo “Antichi maestri” (foto di Luca Manfrini)

È questo il diagramma del romanzo Antichi Maestri, qui trasformato da Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi (già pluripremiato per il bernhardiano L’apparenza inganna) in un vero e proprio studio teatrale sulla funzione dell’arte, i limiti della bellezza, la nevrosi della modernità, l’angoscia della solitudine.

Opera conclusiva di un’ideale “trilogia delle arti”, Antichi Maestri è un romanzo del 1985 dedicato all’arte figurativa, preceduto da Il soccombente (1983), dedicato alla musica, e da A colpi d’ascia (1984), incentrato sull’arte drammatica. Il libro fin dalla sua prima edizione riporta il sottotitolo, non trascurabile, di Commedia. Bernhard, difatti, innesca un feroce divertissement verso quello che lo scrittore austriaco considera simbolo dell’ipocrisia per eccellenza: l’essere umano.

«Ho immaginato uno spettacolo sul vedere, sulla visibilità – scrive Federico Tiezzi – ho voluto riflettere, analizzare attraverso questo racconto mirabile i procedimenti della visione teatrale, elemento centrale del nostro linguaggio. Di quadro sempre si tratta, anche se scenico. Fare teatro interrogandomi nello stesso momento sul linguaggio del teatro. Come fece Chopin, attraverso i suoi Etudes, in cui venivano analizzate le possibilità tonali e armoniche del pianoforte, facendo musica. Come fece Seurat in pittura attraverso il pointillisme. Fu Franco Quadri, molti anni fa, a suggerirmi il romanzo di Bernhard, sapendo della mia formazione storico-artistica. A lui, a quasi dieci anni dalla scomparsa, questo spettacolo è idealmente dedicato».

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