PISTOIA – Quando il consigliere Dika sostiene che il candidato a sindaco di Pistoia “deve essere del Partito Democratico”, non compie solo una forzatura politica, ma dimostra di non aver tratto alcun insegnamento dalla storia recente di questa città.
Pistoia ha già conosciuto cosa significa un centrosinistra chiuso in se stesso, convinto che basti l’appartenenza di partito per legittimare una candidatura. Le elezioni perse, le fratture con il mondo civico, l’allontanamento di pezzi importanti dell’elettorato non sono episodi casuali: sono il risultato di scelte politiche precise. Scelte che oggi qualcuno sembra voler riproporre, come se nulla fosse accaduto.
Nel 2007, comparve in città un manifesto diventato simbolico: “Abbiamo capito”. Era un messaggio di autocritica, il riconoscimento di un errore, la promessa di un cambio di passo. A distanza di anni, viene spontaneo chiedersi: davvero abbiamo capito? O quel manifesto è rimasto solo uno slogan, buono per una stagione e subito dimenticato?
Rivendicare oggi che il candidato “deve” essere del PD significa ripercorrere la stessa strada che ha portato il centrosinistra a perdere consenso, credibilità e contatto con la città reale. Significa tornare a una logica autoreferenziale, dove il problema non è convincere i cittadini, ma regolare i rapporti interni a un partito.
La verità è che Pistoia ha dimostrato, più volte, di non premiare le candidature imposte dall’alto né le operazioni di chiusura. I cittadini hanno chiesto – e continuano a chiedere – un progetto aperto, capace di includere energie civiche, competenze e sensibilità diverse. Non un nome scelto per appartenenza, ma per visione e capacità.
Se il PD vuole davvero tornare a essere centrale, dovrebbe ricordare le lezioni del passato, non rimuoverle. Perché senza autocritica non c’è rilancio, e senza apertura non c’è vittoria.
Pistoia non ha bisogno di un candidato “per diritto di partito”. Ha bisogno di una scelta che nasca dall’ascolto della città. Altrimenti, tra qualche anno, qualcuno sarà costretto ad attaccare di nuovo un manifesto e a scriverci, ancora una volta, “abbiamo capito”
Fabrizio Geri-cittadino del mondo









