mercoledì, Settembre 9, 2026

Al Mo.C.A. arriva un’opera del grande scultore Igino Legnaghi

MONTECATINI TERME – “Per Maddalena D. P.”, questo il titolo dell’opera in acciaio inox (cm 62×62) realizzata nel 1985 dal grande artista Igino Legnaghi che entra a far parte della collezione della Galleria Civica montecatinese grazie al progetto “Florilegio Italiano – Artisti invitano Artisti”.

Legnaghi è un uomo di bottega, un artista si ma nello stesso tempo – e forse prima – un artigiano nel senso più alto del termine.

Ed è un italiano, un veronese prima ancora, con dietro dieci secoli di scultura e di storia.

Solo le circostanze hanno portato l’artista ad utilizzare un materiale piuttosto che un altro.

L’apprendistato dello scultore inizia nel laboratorio di argenteria condotto dal padre, riconosciuto artigiano e cesellatore di alto profilo.

Dopo le opere degli anni Sessanta realizzate ancora con gli stessi materiali preziosi della bottega paterna, Legnaghi inizia a produrre opere in anticorodal, sofisticata lega di alluminio, in dialogo con l’acciaio riflettente e con colorazioni inossidabili.

I casi della vita conducono l’apprendista Igino in una fabbrica metalmeccanica fornita di macchinari molto sofisticati per il trattamento di metalli contemporanei ossia acciaio inox, anticorodal e ferro. Inizia così uno scambio proficuo con il personale dell’ufficio tecnico che gli consente di usare, quando serve, la tecnologia presente per la realizzazione delle sue opere.

Il 1968 è l’anno della svolta: Igino Legnaghi tiene la sua prima personale alla Galleria Ferrari di Verona e conosce Paolo Cardazzo, eclettica personalità di mecenate, editore e collezionista, con il quale inizierà un rapporto di collaborazione che durerà un ventennio. Cardazzo, classe 1936 come Legnaghi, dopo una visita in studio decide di esporre il lavoro del maestro.

Sempre nel 1968 l’artista inizia la collaborazione con la Fabbrica Polin di Verona che produce tecnologia su misura per la panificazione.

Legnaghi vede nel materiale e nell’utilizzo della tecnologia un’opportunità con cui decide di confrontarsi. Da questo momento il Maestro realizzerà le sue sculture con le stesse macchine e gli stessi materiali, perlopiù acciaio inossidabile, che la fabbrica utilizza per costruire grandi forni.

Se è vero che per la produzione di questo periodo la forma ubbidisce a regole costruttive determinate sostanzialmente dalle sofisticate tecnologie computerizzate con cui il Maestro le realizza e dalle capacità e dai limiti delle macchine che usa, pur vero è che l’imponderabile da cui la sua produzione artistica scaturisce non è mai succube della forma.

Nel 1977 decede l’ingegner Antonio Polin, industriale mecenate al fianco del quale Legnaghi ha lavorato quasi un decennio.

Nello stesso periodo si presenta un’opportunità di produrre in un’azienda che realizza caldaie in ferro, Biasi Caldaie di Verona.

Si può dire che inizia una nuova «avventura» per lo scultore.

Da questo periodo in poi l’artista realizza parecchie opere monumentali in ferro la cui dimensione viene ulteriormente amplificata dalla consistenza e dall’imponenza delle masse ferrose impiegate e abbandona per qualche anno la realizzazione di sculture con materiali contemporanei dalle superfici precise al millimetro, immacolate, e la frequentazione di fabbriche con tecnologia sofisticata.

Legnaghi chiamerà questo momento della sua evoluzione «ritorno al ferro primigenio» che egli usa al suo stato naturale, avvalendosi dei segni del tempo e dell’utilizzo precedente.

Le tracce e i traumi di questo materiale lo stimolano ispirandolo sul piano formale. A Legnaghi interessa molto la vibrazione che acquista il metallo che è già stato utilizzato perché ne cerca i segni, i tagli, gli strappi, i segni del tempo e del vissuto, “notizie da decifrare – come afferma lo stesso Maestro – che mi piace siano insieme alle tracce che io lascio nella nuova destinazione plastica di scultura”.

Igino Legnaghi nasce a Verona il 5 gennaio 1936.

Frequenta l’Istituto d’Arte N. Nani e l’Accademia di Belle Arti G. Cignaroli.

Dal 1965 espone in Italia e fuori, in gallerie private e musei.

È titolare della Cattedra di Scultura alla NABA-Nuova Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano.

Ha Insegnato scultura presso le Accademie di Foggia, Bologna, Verona.

Dalla metà degli anni Sessanta partecipa a diverse rassegne nazionali e internazionali e presenta numerose mostre personali. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1966 e 1968, alla Quadriennale di Roma nel 1972.

Molte opere figurano in importanti collezioni private e pubbliche tra cui si ricordano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, il Museum of Modern Art di Tel Aviv, The New School Art Center di New York, Collezione Carlo Invernizzi di Milano, la Pace University, la State University di Postdam, l’American Federal Bank di Colorado Springs.

È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2007.

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