mercoledì, Settembre 9, 2026

Al Teatro Bolognini torna “Antichi Maestri” per la regia di Tiezzi

PISTOIA – Torna a Pistoia, secondo appuntamento della Stagione di Prosa in abbonamento, lo spettacolo di Federico Tiezzi, “Antichi Maestri” dal romanzo “Alte Meister” di Thomas Bernhard, coprodotto da ATP Teatri di Pistoia con Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Campania Teatro Festival.

Lo spettacolo sarà in scena al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia da venerdì 4 a domenica 6 novembre (feriali ore 21, festivo ore 16). Sul palco, a dare vita all’intenso testo di Bernhard (traduzione di Anna Ruchet e drammaturgia di Fabrizio Sinisi), saranno Sandro Lombardi (Reger), Martino D’Amico (Atzbacher) e Alessandro Burzotta (Irrsigler). Scene e costumi sono di Gregorio Zurla, le luci di Gianni Pollini.

Una scena dello spettacolo “Antichi Maestri” (foto di Luca Manfrini)

Nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna, un uomo – un musicologo – si siede e guarda un famoso quadro di Tintoretto. Scopriremo che compie questo rito, ogni due giorni, da più di trent’anni. Un secondo uomo – uno scrittore – più giovane, osserva il primo uomo che guarda il quadro. Un terzo uomo – uno dei custodi della Pinacoteca – osserva entrambi.

È questo il diagramma del romanzo Antichi Maestri, qui trasformato da Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi (già pluripremiato per il bernhardiano L’apparenza inganna) in un vero e proprio studio teatrale sulla funzione dell’arte, i limiti della bellezza, la nevrosi della modernità, l’angoscia della solitudine.

Opera conclusiva di un’ideale “trilogia delle arti”, Antichi Maestri è un romanzo del 1985 dedicato all’arte figurativa, preceduto da Il soccombente (1983), dedicato alla musica, e da A colpi d’ascia (1984), incentrato sull’arte drammatica. Il libro fin dalla sua prima edizione riporta il sottotitolo, non trascurabile, di Commedia. Bernhard, difatti, innesca un feroce divertissement verso quello che lo scrittore austriaco considera simbolo dell’ipocrisia per eccellenza: l’essere umano.

«Ho immaginato uno spettacolo sul vedere, sulla visibilità – scrive Federico Tiezzi – ho voluto riflettere, analizzare attraverso questo racconto mirabile i procedimenti della visione teatrale, elemento centrale del nostro linguaggio. Di quadro sempre si tratta, anche se scenico.

Fare teatro interrogandomi nello stesso momento sul linguaggio del teatro. Come fece Chopin, attraverso i suoi Etudes, in cui venivano analizzate le possibilità tonali e armoniche del pianoforte, facendo musica. Come fece Seurat in pittura attraverso il pointillisme. Fu Franco Quadri, molti anni fa, a suggerirmi il romanzo di Bernhard, sapendo della mia formazione storico-artistica. A lui, a quasi dieci anni dalla scomparsa, questo spettacolo è idealmente dedicato».

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