di Giacomo Martini
TORINO – Un totale di 173 film, di cui 135 lungometraggi, 81 anteprime mondiali e 10 anteprime internazionali, nuove sezioni tra cui una competitiva dedicata agli horror e un’altra ai western di culto, premi a Malcolm McDowell e al collaboratore storico di Kubrick e Altman Mike Kaplan, masterclass con Paolo Sorrentino, Mario Martone e Toni Servillo, fra gli altri.
Il 40° Torino Film Festival, in programma dal 25 novembre al 3 dicembre sotto la direzione del critico cinematografico e regista Steve Della Casa (che torna alle redini della kermesse dopo vent’anni esatti), raccoglie la sfida di riportare il pubblico nelle sale, moltiplicando gli schermi, creando un nuovo luogo di incontro tra addetti ai lavori e appassionati di cinema (Casa Festival, aperta a tutti) e proponendo un programma ricco di film italiani e internazionali, scelte pop e proposte curiose.
“Un festival colto ma popolare, di ricerca ma divertente” è quanto si propone di essere il TFF di Della Casa. E questo a partire dall’evento inaugurale, al Teatro Regio di Torino e per la prima volta in diretta su Rai Radio, che indagherà il rapporto tra i Beatles, i Rolling Stones e il cinema, attraverso interviste e filmati rari che saranno visibili per il pubblico in sala e ascoltabili in radio, con l’intervento, fra gli altri, di Malcolm McDowell. E proprio l’attore inglese icona di Arancia meccanica sarà l’ospite d’onore di questa edizione: McDowell riceverà a Torino il Premio Stella della Mole e terrà una masterclass.
Il concorso internazionale lungometraggi è composto da dodici film (opere prime, seconde e terze). Tra questi, La lunga corsa di Andrea Magnani, tra coming-of-age surreale e fiaba carceraria, Christina di Nikola Spasic, docu-fiction su una sex worker transessuale serba, e poi Falcon Lake di Charlotte Le Bon, Pamfir di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk, La piedad , di Eduardo Casanova, Man and Dog di Stefan Constantinescu, Rodeo di Lola Quivoron, Unrest di Cyril Schäublin.
Ricca la sezione Fuori concorso, che offre una mappatura delle principali linee di tendenza del cinema contemporaneo.
C’è il ritorno dei grandi autori e amici del festival (Werner Herzog con The Fire Within: A Requiem For Katia And Maurice Krafft di Aleksandr Sokurov con Fairytale , Jerzy Skolimowski con Eo , Alain Cavalier con L’amitié, Antonio Rezza con Il Cristo in gola, Sebastien Betbeder con Tout fout le camp, Daniele Vicari con Orlando, Christophe Honoré con Le Lycéen, Pappi Corsicato con Perfetta illusione, Alain Guiraudie con Viens je t’emmène).
La scoperta o conferma di nuovi cineasti internazionali (Santiago Mitre con Petite fleur, Davy Chou con Retour à Séoul , Hlynur Palmason con Godland , Alain Ughetto con Manodopera – Interdit aux chiens et aux italiens , Chie Hayakawa con Plan 75.
Il cinema di genere, nelle sue varie declinazioni (dall’horror tutto al femminile di Nocebo di Lorcan Finnegan alla fantascienza sghemba di Fumer fait tousser di Quentin Dupieux, passando per il peplum croato Illyricum di Simon Bogocević Narath).
E ancora, film hollywoodiani attesissimi come Empire of Light di Sam Mendes e She Said di Maria Schrader, sul caso Weinstein. La serialità italiana è presente con Bad Guy di Giancarlo Fontana e Il nostro generale di Lucio Pellegrini.
Un programma straordinariamente ricco e diversificato che ci permette di indagare un panorama internazionale in fase di espansione dopo il blocco della pandemia.









