mercoledì, Settembre 9, 2026

Alberi e città, un infinito rapporto di amore e odio

di Marco Cei

PISTOIA – C’è chi sostiene che la soluzione all’abbattimento di CO2 in eccesso, che sta causando (ovviamente non da sola!) il Global Warming planetario in rapido e progressivo aumento, sia in definitiva molto semplice: basta piantare qualche miliardo di alberi, da sempre macchine perfette nel produrre ossigeno, oltre ad acqua e zuccheri composti, partendo dalla CO2 presente nell’aria. Bisogna sempre però ricordare che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e infatti tale ricetta deve essere presa più come provocazione e paradosso, al pari di alcune realizzazioni emblematiche, a prima vista anche improntate alla sostenibilità. La coabitazione fra alberi e città è antica e spesso conflittuale e deve costituire anche il nostro futuro, ma bisogna sempre valutare a quale prezzo. Tenere alberi ad alto fusto in tasche e terrazze su 20 o 30 piani di grattacieli è affascinante e bellissimo, sicuramente glamour, ma queste soluzioni sono possibili dove il valore fondiario è fuori standard, 15 o 20.000 € al metro quadro, che permetta di assorbire i costi economici ed energetici richiesti da realizzazioni e manutenzioni di questo tipo. Anche la carenza o completa assenza di spazi liberi per uno sviluppo significativo di vegetazione può spingere verso soluzioni molto intensive, ma la sostenibilità nel tempo deve essere sempre l’obiettivo primario. Comunque sia, l’albero rimane nella nostra percezione l’elemento naturale che ci salva, a partire dal Paradiso Terrestre, dove l’albero della conoscenza del bene e del male era intoccabile, ma l’abbiamo toccato e continuiamo a farlo (vedi l’Enciclica di Papa Francesco Laudato Si’). Passando dal mito alla storia, per il nostro legame atavico con gli alberi, non ci dobbiamo dimenticare che gran parte della nostra evoluzione di umani l’abbiamo passata là, prima di assumere la posizione eretta e di avventurarsi nelle savane preistoriche e poi, molto tempo dopo, avviare la più grande rivoluzione, quella legata all’agricoltura, che di fatto ha messo in competizione il bosco, e quindi l’albero, con l’uomo, che aveva bisogno di superfici libere da coltivare.

La vegetazione, e gli alberi in particolare, non contrastano solo il Global Warming ma hanno effetti anche molto localizzati, di cui ci possiamo rendere conto quando ci soffermiamo all’ombra di grandi chiome arboree nelle calde e assolate giornate estive. Anche i contadini e i loro animali da lavoro ne conoscevano il valore e la funzione vitale, e quello che noi oggi percepiamo come bellezza per gli occhi quando ammiriamo certi paesaggi agricoli, come questo nel Mugello, si svela in effetti qualcosa di molto più complesso e assolutamente necessario, come il riparo per qualche ora dalla calura estiva.

Oggi noi parliamo di necessità del verde per aiutarci a vivere meglio un ambiente, quello urbano, che i cambiamenti climatici e l’inquinamento ci stanno rendendo quasi ostile. Temperature insostenibili, concentrazioni di ozono, anidride carbonica, polveri sottili, metalli pesanti, termini come effetto serra e isola di calore, fanno ormai parte della nostra vita in città e si apprezza sempre più la presenza, significativa o anche sporadica, di verde e di alberi vicino alle nostre case.

Fortunatamente da alcuni decenni assistiamo a un progressivo sforzo da parte delle città di aumentare il proprio patrimonio vegetale, soprattutto arboreo. La prima spinta istituzionale fu una legge degli anni ’90, la n.113 del 1992 (“Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato”) che iniziò a mettere in relazione la vita del cittadino con quella degli alberi urbani, ma è stata soprattutto la legge n.10 del 2013 (“Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”), che ha fissato l’obiettivo di un Piano nazionale di criteri e linee guida per:

la realizzazione di aree verdi urbane e di filari alberati lungo le strade; il rinverdimento delle pareti e dei lastrici solari; la creazione di giardini e orti, miglioramento spazi dell’edilizia e infrastrutture pubbliche e scolastiche.

Questa legge ha impiegato altri 5 anni per produrre una Strategia Nazionale del Verde Urbano (2018), redatta dall’apposito Comitato del Ministero dell’Ambiente, con una serie di obiettivi specifici.

Arrivando alle nostre città, possiamo dire che alcune hanno preso seriamente l’invito di questa strategia nazionale e si sono dotate di Piani e Programmi molto ambiziosi, come Prato e Pisa, per non parlare di Firenze che però gode del suo status di Città Metropolitana, con altre risorse e obiettivi.

Prato Urban Jungle, programma per una progettazione urbana creativa e vegetale di alcuni quartieri di Prato con modalità sostenibili e socialmente inclusive. In quattro aree specifiche della città verranno sviluppate le “giungle urbane”, soluzione innovativa per affrontare i problemi e il degrado della città, saranno aree immerse nella struttura urbana portate a un’alta densità di verde, sfruttando la capacità naturale delle piante di abbattere gli inquinanti, ripristinando allo stesso tempo parte del suolo e di spazi inutilizzati per la fruizione della comunità, trasformando le aree marginali e decadenti in attivi hub verdi.

A Pisa da almeno 3 o 4 anni si sta cercando di sfruttare il Verde Pubblico come motore di sviluppo della città e il comune sul rinnovo arboreo e i giardini sta investendo importanti risorse: 2 milioni di euro ogni anno solo per la manutenzione del verde pubblico, a cui si aggiungono i progetti che permettono di intercettare finanziamenti regionali, ministeriali e del Pnrr.: 500 nuove alberature al Parco Europa di Cisanello (finanziamento regionale di 370mila €); altri 500 alberi nelle scuole, (471mila € dal Ministero per la Transizione Ecologica); una grande area verde in via di Pungilupo con 1.800 nuove alberature. Il 2021 ha segnato un modesto aumento (circa 200) fra abbattimenti e nuovi alberi, grazie ai “boschi dei nuovi nati” e opere di forestazione in aree non urbane, ma il 2022 ha visto il patrimonio arboreo cittadino aumentare di ben 1.800 alberature al netto del rinnovo arboreo: ovvero a fronte di 200 abbattimenti di piante vecchie, ci sono oltre 2.000 nuove piantagioni.

E Pistoia?

La situazione a prima vista non è rassicurante.

Cartoline dall’archivio di Paolo Bresci

La vecchia Phoenix canariensis (palma delle Canarie) di piazza dello Spirito Santo (già piazza Giordano Bruno), 4 o 5 Quercus robur (farnie) sul viale Marino Marini, Quercus ilex (lecci) dell’Arcadia, Platanus x acerifolia (platani) lungo la Brana e viale Adua, questo è il bollettino, molto parziale, degli ultimi caduti della popolazione vegetale nella lunga guerra fra alberi e città di Pistoia. In questi ultimi mesi, i suoi cittadini nella città ne hanno visti tagliare e abbattere molti, spesso di pregio; si avverte una diffusa preoccupazione per le sorti del suo patrimonio arboreo, già in partenza di non eccelso valore e diffusione. Gli uffici comunali responsabili, sentiti sull’argomento, rassicurano sulla situazione, affermando la non procrastinabilità degli ultimi interventi, causati da malattie e rischi eccessivi, nonché la prossima ricostituzione della dotazione arborea, grazie a progetti di riqualificazione già pronti e in parte anche finanziati. Dall’esterno si avverte la sensazione che non si vogliano avviare alcuni progetti di riqualificazione, in quanto presuppongono la completa sostituzione degli alberi e quindi l’abbattimento di quelli rimasti e, per il quieto vivere, si preferisca andare avanti per inerzia, senza avere il coraggio di assumersi l’onere di decidere, che invece è il compito di chi ci governa.

Qui, a parte l’appunto di insipienza politica, emerge in tutta la sua importanza un fattore essenziale nel governo locale, sempre più sentito e giustamente preteso: una corretta e pronta comunicazione deve essere preparata e svolta insieme, anzi prima delle azioni e degli interventi che cambiano il volto della città e del territorio. Probabilmente a consuntivo, i nuovi impianti arborei previsti per il verde urbano pistoiese si dimostreranno superiori agli attuali abbattimenti, ma la percezione prevalente è quella di una progressiva perdita di alberature e, senza una adeguata informazione, il senso comune rimane a ciò che si vede.

La comunicazione odierna è molto cambiata rispetto al secolo scorso, nel quale si emettevano comunicati stampa, si organizzavano incontri nei circoli e nelle circoscrizioni e tanto bastava. Vorrei portare all’attenzione l’esperienza recente di un’altra città ancora, un po’ più grande della nostra ma in molte cose assimilabile a quella pistoiese.

“Nel giro di un anno, dall’autunno 2021 alla primavera 2022, ci saranno 10.000 alberi in più, 10.000 esseri viventi. Questo significa cambiare la città, proprio ridisegnarla. La volevamo verde e la facciamo verde, grazie ad uno dei più importanti investimenti mai realizzati…alberi che sono destinati a diventare la principale infrastruttura verde del nostro territorio. Grazie ad essi saremo in grado di migliorare la qualità della vita della comunità e la resistenza del territorio, rendendolo più adatto a reagire ai cambiamenti climatici”. Queste le parole dell’assessore all’Ambiente – Verde, Parchi e Agricoltura Chiara Gallani, del Comune di Padova.

Una buona parte dello sforzo, anche economico, fatto dall’Amministrazione patavina si è indirizzata verso la comunicazione. Sulla base di un capillare studio fatto dagli uffici comunali, che ha individuato le centinaia di luoghi pubblici adatti, è stata indetta una gara per la fornitura dei nuovi alberi, per la sua manutenzione (per almeno 3 anni), per ricerche scientifiche che misurassero i benefici e, infine, per una comunicazione efficace del progetto alla cittadinanza. Indubbiamente l’impegno finanziario è stato imponente, ma le risorse si possono sempre trovare (fra Regione, Stato o Unione Europea), a patto che ci sia alla base un progetto curato e sostenibile.

Il Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana del Comune di Padova ha da poco portato a compimento il primo Piano di Gestione delle Alberature della città, che applica le linee guida della Strategia Nazionale del Verde Urbano, sostenendo un nuovo modello di pianificazione e progettazione urbana più attenta alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico, alla tutela della biodiversità e al depaving, per diminuire l’impermeabilizzazione e il consumo dei suoli. Il progetto è intervenuto su 536 aree in città, ritenute idonee a ricevere la messa a dimora di piante (da 1 a 200 per singola area a seconda degli spazi e delle caratteristiche del luogo) per un totale di 10.000 esemplari. Questa è l’azione fondamentale del Piano del Verde di Padova, teso alla pianificazione e alla gestione di tutto il verde urbano di oggi e di domani, oltre che essere una risorsa efficacissima per rendere concreti gli impegni contenuti nel PAESC (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima). Se ne è parlato in occasione del convegno formativo internazionale “10.000 ALBERI PER PADOVA – La forestazione urbana per la città che cambia” dello scorso 25 novembre, in cui l’amministrazione comunale ha presentato ufficialmente per la prima volta questo tema. Nella presentazione, oltre ai dati quantitativi, sono emerse anche altre informazioni che ci rendono l’esperienza di Padova molto vicina a Pistoia, per il ruolo indiretto svolto. La prima e più ovvia è quella di natura orticola, in quanto la maggior parte degli alberi forniti provengono dai nostri vivai. Ciò perché il nostro comprensorio agricolo è il più importante Hub vivaistico nazionale e, se non fisicamente allevati e formati qui, vi sono comunque transitati. La seconda, ugualmente se non più importante, scaturisce dal soggetto imprenditoriale che ha vinto il bando pubblico del comune di Padova (per circa 3 milioni di €) per la fornitura, messa a dimora, manutenzione dei 10.000 alberi: Euroambiente del gruppo Zelari di Chiazzano, che ha vinto la gara anche per le proposte migliorative, consistenti in ricerche scientifiche sulle specie messe a dimora (per monitorarne la riuscita), in una manutenzione allungata (da 3 a 4 anni) e soprattutto in una campagna di comunicazione e divulgazione (fatta con Paysage). L’ultimo gancio con Pistoia, forse il più importante, è nel protagonista professionale, il paesaggista che da qualche anno è stato chiamato a dirigere il Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana di Padova, che è un fiorentino, agronomo poi specializzatosi in paesaggistica quando questa scuola triennale si svolgeva a Pistoia, presso Uniser: Ciro Degli Innocenti, vulcano di iniziative, ha dotato il comune di una struttura multidisciplinare, di un modernissimo Piano del Verde, e ha messo in piedi e portato avanti il progetto 10.000 alberi.

Ciro Degli Innocenti, dirigente settore Verde, Parchi e Agricoltura urbana del Comune di Padova

Come diceva il mitico dottor Frankenstein di Mel Brooks: si può fare! (anche a Pistoia).

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