di Marzio Dolfi (foto Stefano Di Cecio)
PISTOIA – Fra la montagna Pistoiese e la Francia, Porretta, Bologna, Pavana, la valle del Dardagna, e ancora Marsiglia, Etretat, la Normandia…, tutte zone che Alberto Vivarelli conosce bene e a cui è particolarmente legato. Per il suo secondo libro ha scelto di farne lo sfondo su cui si sviluppa la trama, tutti ambienti con cui ha una antica confidenza. “Entro nei dettagli in luoghi che conosco e ho amato”, dice nell’ultima presentazione pistoiese di “Butterfly”, sollecitato dalle domande di Marta Quilici e Marco Leporatti.

C’è solo una presenza che l’autore aggiunge a quel paesaggio: una diga che sommerge un paese e che assomiglia molto a Vagli. Con quelle case destinate a sparire sotto l’acqua, viene sepolto anche un terribile segreto. Un omicidio che torna alla luce quando si svuota il lago. Un delitto che percorre tutto il romanzo, fra amori e tradimenti, storie clandestine, voci di paese e segreti inconfessabili. Intrecciato a un grande amore, contaminato da un piccolo tradimento, c’è il dramma di una malattia irreversibile che accompagna la storia e ne detta i tempi. Come appunto una sorta di “Butterfly”: la vita della farfalla, esaltante ma sul filo di lama del tempo. La trama, “rubata” nel confessionale di una chiesa nella prime pagine, rimane in sospeso fino all’ultimo capitolo, quando la conclusione definisce le tappe dell’omicidio e ne accompagna gli sviluppi.
Nel frattempo la vicenda si complica e si intreccia, affiancando la vita complicata di un paese scomparso, di gente legata alle ricerca delle sue radici, del passato che riaffiora nelle colline di Mezzomonte: con i suoi amori, le dicerie, i segreti, i misteri intrecciati a un filo di sottile umanità. Vivarelli costruisce con efficacia la trama sospesa e intrigante di un emozionante thriller che accompagna il lettore con pagine di grande coinvolgimento. L’autore confessa la sua scarsa capacità di straniarsi, la partecipazione emotiva alle storie che scrive: una carta che viene trasmessa a chi legge.

L’inchiesta si svolge portandoci per mano fra le indagini di due carabinieri di campagna, un capitano bolognese, una giovane PM. L’inchiesta viene archiviata poi ripresa. In mezzo c’è un nuovo triplice delitto, di cui intuisce i rapporti con la storia principale Silvia, cronista di un giornale locale bolognese.
Una figura-chiave quella di Silvia Gentilini, della “Gazzetta di Bologna”. E qui Alberto Vivarelli è come a casa sua e non fa certo fatica a raccontare e a trasmettere le dinamiche di una vita di redazione. Un direttore insomma che gli assomiglia molto. E ci tiene a confessare che per Silvia, cronista d’assalto, si è ispirato proprio a Marta Quilici. Glielo confessa direttamente alla fine della presentazione. Del resto ha detto più volte che gran parte dei suoi personaggi hanno come riferimento amici o persone che gli sono state vicino. Per Marta-Silvia è davvero una bella sorpresa,
Il secondo romanzo, dopo “La carezza del Diavolo” ha di sicuro fatto un passo avanti e Alberto Vivarelli scrittore di gialli ha affinato lo stile.

Nel primo la storia di un amore in mezzo a una spy story, in questo un giallo in cui all’amore si affiancano anche la gelosia e il tradimento. Qual è il prossimo sviluppo? Lo dice lo stesso Vivarelli che parla di una storia di amore e amicizia già quasi completata: una sorta di “trilogia dei rapporti umani” che chiuderebbe il cerchio.
Ancora una incursione nel romanzo giallo, anche questa volta ambientata in luoghi a lui vicini, questa volta soprattutto nell’Appennino Pistoiese. Sempre che non arrivi prima alle stampe un’altra idea, la quarta, alla quale sta lavorando.
Non c’è che dire, un autore arrivato da poco nelle librerie, ma con una serie di progetti che bussano alla porta…..Aspettiamo con grande interesse, Direttore, la prossima uscita.







