di Renzo Fagioli*

PISTOIA – E così si è colpito ancora! Le recenti decisioni sugli accorpamenti di scuole della nostra provincia, tutti nella ValdiNievole, sono un ulteriore colpo alla nostra scuola, e il segno che la politica guarda alla scuola con spirito meramente ragionieristico.
In un paese dove gli sprechi sono soto gli occhi di tutti… dove si sono ristrutturati palazzi a completo carico del contribuente, buttati via miliardi per le lotterie sugli scontrini… i monopattini… i banchi a rotelle e gli infiniti bonus, e dove 147 comuni con meno di 150 residenti. uno con 33, mantengono giustamente la loro autonomia e i loro organi… la scuola è continuamente oggetto di tagli.
Le recenti decisioni locali prevedono la costituzione di due comprensivi che avranno popolazione scolastica di circa 1200 alunni uno e oltre 1400 un altro, e l’unica regola che sembra aver contato sono i numeri, tralasciando aspetti territoriali, col solo fine del risparmio, peraltro assai modesto. Questo processo, iniziato dal governo Amato di fine secolo scorso, non si è mai arrestato, e ogni governo ha aggiunto del suo e sempre in peggio.
Per i Comprensivi la questione fondamentale dovrebbe essere l’ambito territoriale e il riferimento ai servizi, magari in una visione più ampia, oltre il proprio territorio, eventualmente per programmare interventi, sempre se assolutamente necessari ed entro ragionevoli limiti, in modo da avere megascuole, dove non solo gli alunni, ma nemmeno i docenti si conoscono.
Una scuola che non ha più niente a che fare con quella prevista dai Decreti Dekegati… tuttora in essere. Per le superiori, in particolare, poi, la consistenza non dovrebbe essere il parametro unico da considerare. Qui si entra nelle specificità, nelle caratteristiche, nelle affinità se ci sono, nella storia e nel rapporto non solo col territorio, che può essere anche molto diverso, ma anche, col mondo della società civile e delle realtà produttive. I due istituti accorpati hanno storie, tradizioni,collocazioni culturali, totalmente diverse.
Che senso ha unirli? Vanno lasciati autonomi, perché possano continuare a portare quel grande contributo che fino ad oggi hanno dato alla società.
Ma aggiungiamo qualcosa. Alle regioni lo stato ha chiesto di dimensionare, ma non è un obbligo tassativo. Possono anche non farlo e in tal caso devono mettere a loro bilancio il corrispettivo dei mancati risparmi… qualcosa anche per la scuola. Ecco, è stata fatta, da parte della Regione, una ricerca puntuale o per quantificare eventuali importi, magari caso per caso?
E gli Enti locali interessati hanno pensato a questa strada, anche con un loro contributo, per mantenere l’Autonomia almeno di qualche scuola, anche in via transitoria? Sarebbe stato un segnale forte sulla strada della garanzia del diritto allo studio. Ma si ha contezza di cosa significhi gestire una scuola con 1200 o oltre1500 alunni, sparsa sul territorio e tutto il personale docente e non docente necessario… che nemmeno si conosce completamente??
Se la politica continua a ragionare, soprattutto per la scuola, solo di numeri, fa un pessimo servizio alla scuola e al futuro della società.
* ex segretario nazionale Cisl-Scuola










