mercoledì, Settembre 9, 2026

Alessandro Casini, l’illustratore digitale che dà sostanza ai sogni

di Andrea Mori

PRATO – Alessandro Casini è un giovane illustratore digitale, libero professionista, che lavora con la tavola grafica. Realizza opere per il mercato dell’editoria per bambini e ragazzi. 

Alessandro Casini

È nato Prato nel 1993, dove tutt’oggi vive. Dopo aver conseguito il diploma di liceo artistico a Firenze, nella stessa città del Giglio prosegue gli studi all’Accademia Nemo dove frequenta il corso di “E-Design”, avvicinandosi così al mondo dell’illustrazione, in particolare a quello per l’infanzia. Nel 2019 vince il premio “Nemo talents”, riconoscimento destinato ai migliori studenti dell’Accademia.

Alessandro, partiamo così: quando ti viene commissionato un lavoro cosa fai per tirare fuori l’idea giusta?

Prima di tutto c’è la fase di studio. Prendiamo per esempio l’illustrazione che ho realizzato per il Corteggio storico di Prato di quest’anno. Prima di cominciare a disegnare ho fatto un iniziale indagine sui costumi del gonfalone di Prato, come si sono evoluti nel tempo. Ho fatto una ricerca fra le immagini conservate in Comune, osservando sia quelle delle precedenti edizioni dell’8 settembre, sia vecchie illustrazioni legate alla storia della città.

Ci descrivi l’immagine? 

Ho selezionato alcune figure simboliche e le ho rappresentate all’interno della città coi loro vestiti tipici come l’armato, il suonatore di tamburo e quello di chiarina.
La città che ho rappresentato è una visione aerea di Prato, dove si possono scorgere i principali monumenti come la fontana del Bacchino, il palazzo Pretorio, il museo Pecci, piazza delle Carceri, la statua di Datini, il castello dell’Imperatore e non ultimo il Duomo, davanti al quale un personaggio sorregge il gonfalone pratese. Poi c’è la Cintola, che da sempre accompagna la storia della nostra città, che nel disegno avvolge Prato come fosse una cinta muraria a simboleggiare unione e protezione.

Uno dei lavori per il teatro Metastasio

Tua è anche l’illustrazione del cartellone di questa stagione del Metastasio

Il teatro mi ha dato come indicazione unicamente il titolo che avrebbe dovuto avere l’immagine, ossia “Vita, morte e miracoli”. Quello che ho fatto è stato concentrarmi su una sola parola alla volta, individuando gli elementi o le immagini che associo alla vita, quali alla morte e qual è il significato di miracolo in un’accezione non religiosa e visto che si parla di teatro ho pensato alla sorpresa, all’inconsueto. Da qui ho fatto un iniziale brainstorming durante il quale scrivevo ciò che mi veniva in mente. Quando ho poi cominciato ad associare gli elementi che venivano fuori, allora ho iniziato a vedere un’immagine. L’illustrazione finale rappresenta l’aldiquà con l’aldilà, con una sorta di superficie del mare che divide il sopra dal sotto. Il sotto è l’aldilà che si trasforma in qualcosa che non può essere, quindi una sorta di cielo nel mare, qualcosa di metafisico. Per quanto riguarda la donna, il suo tuffo rappresenta il trapasso, cioè il passaggio tra i due mondi che è un po’ il miracolo della trasformazione umana. Tornando al titolo dell’opera: la vita è rappresentata nella parte superiore, la morte in quella inferiore e il miracolo consiste nel cambio di ambientazione.

Uno dei lavori per il teatro Metastasio

In generale com’è vista la figura dell’illustratore?

Quella dell’illustratore è una figura ancora più “bastarda” di quella dell’artista, perché la maggior parte delle persone pensa che l’artista sia o quello che dipinge oppure quello che scolpisce. Poi sì, c’è quello che fa i cartelloni, i biglietti da visita, i loghi aziendali (ed è il grafico). Tante volte mi hanno chiesto come mi dovevano chiamare. A non aiutare c’è il fatto che viviamo in un Paese come l’Italia dove al grafico viene richiesto di fare di tutto. Per esempio nelle aziende spesso è quello che si occupa del sito web, della grafica, di fare il packaging e all’occorrenza di fare illustrazioni, disegni. Eppure queste sono tutte cose che competono a figure diverse, per cui l’illustratore finisce per essere una figura non ben classificata.

E quindi chi è l’illustratore? 

È un’artista, digitale o meno, che crea delle immagini che poi possono finire su un libro come su un manifesto oppure avere una vendita propria. Io sono un creativo, comunico attraverso l’immagine.

È un lavoro con cui si riesce a campare?

Con la sola illustrazione no, a meno che non ci si trovi sotto l’ala di una casa editrice. Molti si auto-producono.

Per il Metastasio hai anche realizzato il cartellone per la rassegna Metragazzi, sempre di quest’anno. Dicci qualcosa anche su questo disegno

Il bambino guarda l’asino che vola. Qui banalmente, nel buttare giù le idee io e Edoardo Donatini (direttore del Metastasio ndr.) non avevamo un titolo al quale rifarci. Siamo partiti dal voler illustrare qualcosa di bello ma assurdo e quindi ho pensato di disegnare il detto “gli asini che volano”, ispirandomi al mondo del teatro e al bambino, che è il protagonista al quale si rivolge tutta la rassegna di Metragazzi. Il bambino sbuca da un palcoscenico e si affaccia su quella che è una dimensione dove l’impossibile diventa possibile. 

In questo momento cosa stai facendo?

Sto preparando dei progetti in vista della fiera del libro di Bologna e sto continuando ad illustrare tutti gli spettacoli della stagione del Metastasio.

Nonostante tu sia giovane hai già collezionato importanti risultati. Ad un aspirante illustratore che non ha ancora mosso i primi passi come consiglieresti di muoversi?

Di seguire un percorso accademico per rendersi bene conto di chi è l’illustratore e cosa fa. Col mio percorso accademico di tre anni ho capito come si realizza un albo illustrato, come si parla con un editore, cosa vuol dire crearsi un portfolio, infine ho trovato un mio stile. Ho imparato a rispettare le scadenze, a lavorare a certi ritmi sfruttando le nuove tecnologie perché io venivo dal tradizionale e ho dovuto fare mio un nuovo mezzo. 

A questo link il portfolio di Alessandro Casini e altro https://linktr.ee/alessandrocasini

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