MONTECATINI– Il Drug Administration ha approvato per la prima volta un anticorpo capace di annientare nel cervello i depositi di proteina amiloide causa della malattia Alzheimer.
E’ uno degli argomenti che verranno trattati al Convegno Nazionale sui Centri Diurni Alzheimer in programma venerdì 8 e sabato 9 ottobre al Teatro Verdi di Montecatini Terme.

Il convegno, arrivato alla sua undicesima edizione, è stato presentato stamani a Palazzo De’ Rossi dal presidente onorario della società italiana di gerontologia e geriatria Giulio Masotti, dal presidente della Fondazione Caript Lorenzo Zogheri e dal direttore di geriatria di Pistoia, dottor Carlo Biagini.
Il convegno vedrà la partecipazione di ricercatori, clinici e operatori e la presenza di centinaia di studenti delle facoltà di Medicina e Chirurgia, Infermieristica, Fisioterapia e Psicologia.

Rinviato nel 2020 a causa della pandemia, il Convegno si avvale ancora una volta delle competenze scientifiche della Cattedra di Geriatria dell’Università di Firenze e del prezioso sostegno della Fondazione Caript.
Elogiando l’iniziativa per l’alto valore culturale utile anche alla formazione specifica degli studenti delle lauree sanitarie delle sedi universitarie di Pistoia e Firenze, Zogheri ha ricordato l’importante impegno che la Fondazione dedica al settore sociale con investimenti pari a un terzo del proprio budget annuale.
Masotti ha invece insistito sulle due novità emerse negli ultimi mesi che nel Convegno troveranno larga eco: il nuovo farmaco che apre frontiere inedite nella cura dell’Alzheimer, e la riforma organica del settore prevista nel Pnrr dal governo Draghi.
Le numerose relazioni toccheranno questi e tanti altri aspetti del pianeta Alzheimer, non ultime le innovazioni ideate dai Centri Diurni per fronteggiare il virus e il ruolo provvidenziale svolto in Toscana dai Girot, i gruppi di specialisti delle Asl, finanziati dalla Regione, nati per curare i malati a casa e nelle Rsa, disingolfando così gli ospedali.
Al Convegno saranno presentati e discussi anche i risultati del sondaggio nazionale che il Gruppo Italiano Centri Diurni Alzheimer ha lanciato lo scorso aprile col supporto di Caript. Lo scopo: verificare l’attività dei Centri a un anno dall’inizio della pandemia.
All’epoca, un terzo delle 470 strutture italiane censite erano ancora chiuse. Malgrado le difficoltà hanno risposto ben 81. Che avevano riaperto, ma per meno giorni e limitando gli ospiti a 800 su 2000 posti disponibili. In gran parte (80%) avevano attivato modalità di assistenza alternative, a domicilio o via telefono. Le più tecnologicamente avanzate anche teleassistenza e teleriabilitazione.






