mercoledì, Settembre 9, 2026

“Andiamo dalla Pimpa”: un piccolo visitatore a Palazzo Buontalenti

di Francesco Belliti

PISTOIA – Da tanti giorni la città è tappezzata di manifesti. Sui muri, sulle bacheche e anche sugli autobus si staglia, vicino a Cipputi, l’inconfondibile figura di Pimpa o, come siamo da sempre abituati a dire, della Pimpa.

Inconfondibile più o meno per tutti, tranne che, forse, per i più piccoli, la cui infanzia è stata finora accompagnata da altri e più contemporanei personaggi di fantasia.

La Pimpa, però, non può lasciarli indifferenti: la sua figura entra in testa e la solletica, con quel paffuto corpicino, quella linguona di fuori e quei pois di colore rosso acceso sulla pelliccia.

La parte della mostra dedicata alla Pimpa (foto Giovanni Fedi)

“Cos’è la Pimpa?”, ti viene domandato. La risposta più semplice è sempre quella corretta: è una cagnolina bianca con macchie tonde e rosse. Immediata la risposta, così come l’immagine, nella sua semplicità e nella sua forza attrattiva. E da quel momento in poi, ad ogni manifesto incrociato per strada, il dito viene puntato ed esce un’esclamazione: “La Pimpa!”. Facile dunque arrivare alla seguente conclusione, ossia portarlo a Palazzo Buontalenti, dove i famosi personaggi di Altan saranno ospiti fino al 30 luglio.

Potrà sembrare strano, ma la fiducia di un genitore nel portare il proprio bambino a una mostra, specie se molto piccolo, si spegne facilmente. Non sono posti per loro, viene spesso da pensare: l’adulto stesso non è inoltre in grado di guardare a un posto simile come a uno spazio condivisibile con dei bambini, i quali hanno tutt’altro tipo di attenzione e di interesse. È il problema dell’inclusività, parola che a volte e giustamente viene scomodata in ben altri casi ma che si applica anche alla capacità di unire due mondi così vicini come quello dei piccoli e dei grandi.

Pur conoscendo il modo in cui sono stati organizzati gli spazi a Palazzo Buontalenti, la prova del nove rimane la visita del nuovo piccolo ammiratore della Pimpa. Si comincia con il percorso per così dire più adulto, tra un Colombo e, ovviamente, un Cipputi che tu riesci a vedere di sfuggita, come una piccola stazione ferroviaria dove non ferma il tuo treno veloce. Pazienza, pensi tra te, questa parte me la vengo a vedere con calma, più in là. La direzione è già decisa: rampa di accesso al cortile interno e via verso l’altra ala della mostra.

Prima di entrare, un ragazzo che lavora lì si offre di farci una foto, col nostro cellulare, davanti al murale che ritrae l’adorabile cagnetta tra le braccia del suo Armandone, figura in equilibrio tra quella dell’amorevole padrone e del saggio e comprensivo padre. Si ribadisce, già qui, l’ispirazione pedagogica che sta dietro alla Pimpa e alle sue storie: un intento che viene poi perfettamente rispettato e messo in atto una volta entrati dentro. Perché, tra le tante teche che racchiudono le illustrazioni di Altan, si realizza un qualcosa di bello nella sua semplicità: attraverso l’uso degli sgabelli in legno posti davanti, i piccoli diventano visitatori al pari degli adulti e li coinvolgono nella magia che stanno osservando. Quella di immagini che, premuto il bottone, si arricchiscono dei colori che, per loro, sono fondamentali quanto le figure.

Gli spazi poi, anch’essi colorati e ampissimi, fanno il resto per proseguire e infine concludere l’avventura. È il momento di levargli i calzini e lasciarli avventurare nel salotto della Pimpa, tutto riprodotto sulle pareti, fatta eccezione per gli sgabelli e una libreria da cui possono attingere diversi volumi. Dalla passione con cui guarda ‘Pimpa che rabbia!’, capisci subito che un’altra tappa obbligatoria sarà quella allo shop a fine visita. Insorge però un problema, specie quando si arriva all’ultima stanza dove un enorme televisore riproduce vecchi e nuovi episodi della serie animata: recuperare i bimbi e portarli fuori. Il tutto stendendosi a pelle d’orso lungo i tappeti, avendo cura di non salirci con le scarpe.

C’è anche chi, una volta arrivato in fondo, vuole ricominciare la visita da capo. Rivedere le illustrazioni e farle diventare colorate, godersi nuovamente gli enormi spazi per correre, saltare e giocare. Il tutto mentre gruppi di adulti non accompagnati passano, lasciando un sorriso ad ogni incrocio.

Difficile, se non impossibile, immaginare un’atmosfera così partecipativa e di totale comunione tra le varie età: si può solo avere la fortuna di averla vissuta.   

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