mercoledì, Settembre 9, 2026

“Androgynus” di Lola Arias chiude la stagione del Metastasio

PRATO – In PRIMA NAZIONALE, da giovedì 9 a domenica 12 aprile al Teatro Fabbricone arriva ANDROGYNOUS. PORTRAIT OF A NAKED DANCER, uno spettacolo scritto e diretto dalla poliedrica artista argentina Lola Arias, scrittrice, performer e regista teatrale e cinematografica nota per il suo teatro documentario che esplora le zone di confine tra arte e politica fondendo realtà e finzione e spesso coinvolgendo persone comuni non professioniste (veterani, ex comunisti, madri, rifugiati) (feriali 20.45, sabato 19.30, domenica 16.30).

Assieme all’interprete River Roux – performer androgino e pole dancer, che ha esplorato generi e spazi sfidando tabù e battendosi per il diritto all’innovazione performativa dei lavoratori del sesso e per il loro legittimo posto nell’arte – in ANDROGYNOUS Lola Arias ricostruisce le performance di Anita Berber, figura avanguardistica e eccentrica della scena artistica e culturale berlinese degli anni ’20.

Una scena dello spettacolo “Androgynus”

Icona di stile, ballerina che presto abbandonò la formazione classica liberandosi da ogni inibizione ancor prima di Josephine Baker, la Berber fu la prima donna ad esibirsi nuda in un assolo a Berlino e a recitare in film censurati durante la Repubblica di Weimar per i loro contenuti immorali, fu la prima “donna in smoking” a introdurre l’androginia nella moda ben prima di Marlene Dietrich, la prima a dichiarare pubblicamente la sua bisessualità e, per tutto questo, fu accusata di aver violato il senso del pudore e la moralità in oltre cento rapporti di polizia.

Morì in circostanze misteriose in un ospedale di Kreuzberg all’età di ventinove anni.

Come lei 100 anni fa, oggi River Roux esplora sulla scena la coesistenza di desiderio e vergogna che i corpi non conformi al genere sperimentano nell’industria del sesso e oltre. In uno spazio che ricorda un night club, Roux insieme a Bishop Black (che vanta un ricco bagaglio di esperienze tra performance art, drag e burlesque e del cabaret queer della Germania degli anni ’80 e ’90) e Dieter Rita Scholl (che porta con sé l’eredità dei movimenti gay) ripercorrono le orme di Anita Berber e di altre figure leggendarie della Berlino degli anni ’20, incarnano i loro alter ego di cento anni fa e ricostruiscono – con l’aiuto di critici, fotografie, film muti e rapporti di polizia – danze e performance che erano radicali e provocatorie per una società appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale.

“Quel poco che sappiamo delle danze di Anita proviene da rapporti di polizia, alcune recensioni, fotografie e dai pochi filmati che non furono distrutti dai nazisti – afferma Lola Arias. Nessuno sa con esattezza come fossero quelle performance. River, Bishop e Dita, quindi, riportano in vita un archivio perduto e frammentario. Ed è in quello spazio tra ricostruzione e immaginazione che si svolge il lavoro. 

Androgynous collega due momenti storici – la Berlino degli anni ’20 e la Berlino degli anni 2020, e la minaccia fascista di allora e di oggi – attraverso un’opera in cui il corpo diventa strumento di resistenza. Proprio come Anita Berber usò il suo corpo per ricostruire la propria esperienza, spingendo i confini di ciò che l’arte può essere, gli artisti contemporanei ci mettono di fronte alla storia dei loro corpi, plasmati dal desiderio, dallo sguardo sociale e dalle opzioni di auto-sfruttamento che il capitalismo ci impone”..

Biglietti: 20 euro posto unico numerato.

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