mercoledì, Settembre 9, 2026

“Animal Welfare”, il workshop dei filatori pratesi a Pitti filati

PRATO – Fibre come lana, mohair, cashmere e alpaca sono fra quelle di maggior pregio impiegate nella produzione tessile: su di esse sono stati fatti negli ultimi anni forti investimenti per dare garanzie a operatori del settore e consumatori sulla corretta gestione degli animali che le producono. Un cammino quindi già intrapreso con decisione da tempo ma che deve essere sempre più esteso e praticabile, in modo da garantire una disponibilità più ampia di materiali tessili certificati e tracciabili.

Il saluto iniziale (

E’ da questa esigenza che è nato il workshop “Animal Welfare: the resilient supply chain of animal textile fibers production” che il gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord ha organizzato oggi alla Fortezza da Basso di Firenze durante Pitti filati, grazie all’ospitalità e alla collaborazione di Pitti Immagine. Hanno portato il loro contributo alcune fra le principali associazioni internazionali di allevatori: BTB Ltd SA, Mohair South Africa, Schneider Group, International Alpaca Association, Sustainable Fibre Alliance. Prima di loro hanno fatto il punto sulla questione a oggi Francesca Rulli, CEO Process Factory e Founder di 4sustainability®, e Bronwyn Botha di Textile Exchange, organizzazione globale no profit che ha come finalità l’evoluzione verso una moda sostenibile e che è promotrice fra l’altro delle certificazioni delle fibre di lana e mohair RWS e RMS e del tessile riciclato GRS.

“Il tema del benessere degli animali è sentito da noi produttori non meno che dai consumatori – commenta Raffaella Pinori, coordinatrice del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, che ha aperto i lavori del workshop -. Le aziende pratesi produttrici di filati sono in prima linea per un tessile sostenibile, che abbia a cuore l’ambiente e la salute e sicurezza delle persone che lavorano nei nostri stabilimenti. Sarebbe paradossale se fossero esclusi dalle nostre attenzioni proprio gli animali che ci forniscono le fibre belle, confortevoli e preziose alla base del nostro lavoro. Non è così, infatti, e anzi tutte le forniture di materie prime tessili rientrano nel nostro impegno per avere filiere tracciabili e certificate. Crediamo che sia importante che cresca sempre più il numero degli allevatori in grado di garantire attraverso sistemi di certificazione una gestione virtuosa degli animali: operazione non sempre agevole quando si tratta di piccole realtà a livello familiare che devono cimentarsi in pratiche di certificazione di una certa complessità. Ma sono sforzi comunque indispensabili per comunità che hanno nell’allevamento di questi animali una fonte importante, talvolta esclusiva, della loro economia. I produttori di filati pratesi si sono oggi dichiarati disponibili alla più ampia collaborazione, per quanto di propria pertinenza, per favorire evoluzioni in questo senso.”

Due i piani su cui è possibile intervenire: da un lato la crescita della consapevolezza e della preparazione dei produttori, soprattutto i meno strutturati, e delle loro associazioni; dall’altro lo studio di possibili semplificazioni sul piano formale – fermi restando i criteri sostanziali di garanzia del benessere animale – per poter aiutare i piccoli produttori a inserirsi nel più qualificato circuito internazionale delle materie prime tessili.

Nel recente passato iniziative dei filatori pratesi hanno agevolato la nascita e lo sviluppo di certificazioni come l’RMS per il mohair: da qui la convinzione che un lavoro integrato e condiviso di tutti gli attori in gioco possa offrire contributi importanti per una evoluzione positiva su questa materia. I paesi principali produttori di lana, mohair, cashmere e alpaca sono Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Turchia, Stati Uniti, Mongolia, Cina, Perù e altri paesi del Sudamerica.

L’importanza dell’attivazione di sinergie è confermata anche dall’esperienza di Francesca Rulli, CEO Process Factory e Founder di 4sustainability®, l’innovativo framework di implementazione e marchio di assurance che misura le performance di sostenibilità della filiera del fashion & luxury: “Nella trasformazione dei modelli di business verso la sostenibilità, l’animal welfare è una sfida tra le sfide. E risponde alle stesse logiche di gradualità che devono guidare l’implementazione delle altre iniziative chiave della sostenibilità nel fashion come il chemical management, la riduzione degli impatti ambientali, la tracciabilità, il benessere organizzativo, le pratiche di recupero, riuso, riciclo e sustainable design, ecc. Le analogie non si fermano qui. Se vogliamo che l’animal welfare si diffonda e metta radici nella cultura aziendale di brand e filiera, bisogna lavorare per il dialogo e la convergenza di tutti i player su sistemi di attestazione e garanzia strutturati per far crescere sensibilmente i volumi di produzione sostenibile. L’esperienza con 4sustainability a supporto di tante imprese del mondo moda ci insegna esattamente questo.”

Il workshop di oggi, che ha visto numerosi partecipanti in persona e da remoto, si è chiuso con la volontà, da parte dei filatori di Confindustria Toscana Nord, di continuare a lavorare sul tema creando sinergie sempre più forti con le maggiori associazioni del settore, avviando iniziative di collaborazione e favorendo momenti di scambio e aggiornamento periodico come quello odierno.  

DATI SULLA PRODUZIONE DI FILATI NEL DISTRETTO TESSILE PRATESE
Nel distretto pratese vi sono oltre 80 imprese produttrici di filati (nel numero sono comprese solo quelle che hanno rapporti autonomi col mercato, non le filature contro terzi) con 1500 addetti diretti. Il comparto ha ampiamente recuperato quel 25% di fatturato che aveva perso nel 2020 ed è presumibile che il valore della produzione 2022 possa superare i 620 milioni dell’ultimo anno pre-covid, il 2019. La produzione del 1° trimestre 2022 ha segnato +27,8% rispetto allo stesso periodo del 2021 e +9,8% rispetto al 4° trimestre del 2021; il confronto sempre del 1° trimestre 2022 con la media del 2019 evidenzia un ottimo +12,5%. Per quanto riguarda l’export, il recupero è altrettanto evidente, con il 1° trimestre 2022 che segna +4% in valori rispetto allo stesso periodo del 2019 (+42,1% rispetto allo stesso periodo del 2021). Un dato importante, quest’ultimo, perché l’export costituisce il 55% del fatturato dei produttori di filati per maglieria (una quota inferiore invece per i filati da tessitura, assorbiti per lo più dal mercato interno). Per quanto riguarda i mercati esteri, in Europa nel 2021 il più consistente è stata la Germania col 10,2% del totale, tallonata dalla Romania (luogo di produzione di maglieria per importanti brand) con 9,8%, mentre è più distanziata la Francia con 5,4%. Fuori Europa, considerando congiuntamente Hong Kong più Cina si arriva a quota 15,9% (rispettivamente 8,7% e 7,2%: questi dati vengono comunque tenuti solitamente separati date le diverse dinamiche che investono le due destinazioni, con Hong Kong che costituisce un hub per gran parte dell’estremo Oriente).

(fonti dei dati: indagini e stime proprie del Centro studi di Confindustria Toscana Nord; Aida BvD Moody’s; Istat; Coeweb)

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