FIRENZE – Ieri 24 novembre, il Nelson Mandela Forum di Firenze si è trasformato in un teatro di metamorfosi.
Tre sogni, tre anime, tre viaggi che Annalisa ha guidato con la sua voce e la sua presenza magnetica, accompagnata da un pubblico che non ha mai smesso di cantare, applaudire, vibrare.

Il Fuoco, simbolo di rinascita, apre la serata con un impatto immediato: “Dipende” è la scintilla che accende il pubblico, e da lì tutto diventa fiamma. Annalisa scende da una piattaforma aerea e la platea si scalda, le mani si alzano, e il palco diventa il centro di un incendio collettivo fatto di giochi di luce, fuochi pirotecnici e passi di danza.
“Ragazza sola” e “Chiodi” portano un’intensità cruda, quasi confessionale, mentre “Bye Bye” e “Bollicine” fanno esplodere la sala in un turbine di leggerezza e festa. Con “Nuda” e “Eva+Eva” la voce si fa più carnale, più vicina, e il pubblico risponde con un coro che sembra voler sciogliere ogni distanza.
“Movimento lento” diventa un abbraccio collettivo, un momento di sospensione, mentre “Avvelenata” e “Delusa” chiudono la prima parte che è come brace, che resta accesa sotto la pelle, pronta a riaccendersi.
Poi arriva il Fiume, e il ritmo cambia. Le luci virano verso il blu, il ritmo sul palco diventa corrente, e la voce di Annalisa naviga sui suoi flutti.
“Tsunami” travolge con la sua potenza, subito seguito da “Stelle”, che sospende il tempo e apre un cielo dentro il Nelson Mandela Forum dove Annalisa vola sorretta da una piccola fune con un lungo strascico che sembra voler sfiorare il volto e l’anima del pubblico presente. “Euforia” è il cuore pulsante di questa sezione, un flusso che trascina e non lascia scampo, mentre la sorpresa di “Sweet Dreams” diventa un ponte internazionale, un sogno condiviso che scivola tra elettronica e nostalgia.
Poi “Il mondo prima di te” e “Indaco violento” riportano Annalisa al suo registro più intimo, giusto in tempo per un medley al pianoforte che vede brani come “Diamante lei e luce lui” e “Una finestra di stelle”, fondersi insieme passando poi a “Alice e il blue”, “Bonsai”, “Secretly” e “Il diluvio universale”.
È Medley che sa scavare dentro, come acqua che leviga la pietra, e il pubblico ascolta le prime strofe in silenzio, quasi rapito, prima di esplodere in un canto all’unisono che termina in scroscianti applausi.

Infine, la metamorfosi si compie con la Tigre. Qui Annalisa porta l’inquietudine dei pensieri e il loro fare mutevole che si trasforma talvolta in danza ed altre in parole leggere.
Con la sequenza “Sinceramente” e “Mon amour” il pubblico ormai non si trattiene più ed anche quelli con i posti a sedere numerati ormai ballano in piedi senza più inibizioni, è quello che tutti aspettano, il manifesto pop che diventa una festa condivisa tra palco e platea.
Il concerto si avvia verso la parte conclusiva e lo fai in un crescendo senza tregua. “Esibizionista”, “Maschio”, “Emanuela”, “Piazza San Marco”, ogni titolo fa vibrare il corpo di ogni persona presente. Mentre “Tropicana” e “Disco Paradise” trasformano il Nelson Mandela Forum in una discoteca estiva.
In un attimo “Amica” e “Una tigre sul letto continua a parlarmi” congelano lo scorrere del tempo e riportano la narrazione su un piano più personale, più enigmatico, quasi un dialogo interiore, con l’artista adagiata su un letto bianco sospeso a mezz’aria mentre sul palco i ballerini danzano come fiamme zampillanti di un fuoco, che riporta la mente all’inizio del concerto, in un simbolico ciclo di distruzione e rigenerazione.
Il finale è un trionfo: “Bellissima” e “Io sono” chiudono la narrazione di questi tre capitoli, che sono un vera e propria dichiarazione di identità, per un’artista a 360 gradi capace di lasciare il pubblico senza fiato e con il cuore colmo di emozione.
Il concerto di Annalisa al Nelson Mandela Forum di Firenze è stato un vero e proprio viaggio in tre sogni, tre metamorfosi: il fuoco che trasforma la materia dandogli nuova vita, il fiume che scorre inesorabile, dando però senso di continuità e la tigre, che porta con sé l’inquietudine dei pensieri, ma che è anche capace di dar vita a nuove idee.
Una narrazione musicale che ha trasformato la platea in un’unica creatura, sospesa tra intimità e festa, tra confessione e liberazione.
Firenze ha accolto Annalisa come una regina, e lei ha restituito al pubblico un sogno che continuerà a vibrare ben oltre la fine delle luci.










