di 84 insegnanti e lavoratori del Liceo Artistico Petrocchi di Pistoia*
In questo primo mese del 2026 abbiamo assistito con sconcerto a ripetuti attacchi alla Scuola pubblica: ispezioni ministeriali sollecitate da gruppi politici, condanne pubbliche di funzionari dello Stato che compiono il loro dovere, tentativi di intimidazione dettati dall’ignoranza e dal pregiudizio, come lo sono di norma tutti gli atti violenti.
Di fronte a questo attacco palese alla libertà di insegnamento, sancita dall’articolo 33 della Costituzione, in qualità di docenti ed educatori, nella nostra funzione di pubblici ufficiali, siamo chiamati a riflettere e a difendere la Scuola pubblica come luogo di democrazia, libertà e confronto, senza temere le accuse di partitismo e le delazioni.
Nell’attuale scenario politico nazionale e internazionale, come insegnanti abbiamo il dovere (nonché l’obbligo morale) di fornire ai nostri studenti gli strumenti del confronto civile, la possibilità di costruire un proprio senso critico, la sicurezza di poter esprimere la loro personalità e le proprie idee senza paura del giudizio. Nella Scuola, quella pubblica, quella democratica, chiunque ha il diritto ad esprimere liberamente il proprio pensiero.

Tutti i giorni ci confrontiamo con ragazze e ragazzi su questi temi attraverso la filosofia, l’arte, la letteratura, la scienza, la storia. Insegniamo loro ad andare in profondità, a non accontentarsi di idee superficiali, a cercare risposte senza preconcetti. I nostri studenti imparano a mettere in dubbio ciò che leggono, vedono, ascoltano, a fare domande, a cercare strade inaspettate ed inconsuete. Guidarli non è facile: siamo consapevoli della grande responsabilità che pesa sulle nostre spalle.
Tuttavia, oltre a ciò, riteniamo che il mandato degli insegnanti della scuola pubblica sia ancora più ampio: formare cittadini di questo Stato democratico che siano in grado di orientarsi scientemente e civilmente nel mondo, secondo i valori sui quali l’Italia è fondata, ovvero i 12 articoli fondamentali della Costituzione. E, semplicemente e logicamente, non occorre richiamarsi ad altre norme o valori per dimostrare la liceità del compito di insegnare l’antifascismo. Nel rispetto dei differenti punti di vista, l’insegnante ha il compito di lavorare con studentesse e studenti sui valori di convivenza, reciprocità, mutuo soccorso, rispetto delle istituzioni: valori indiscutibili, non negoziabili e su cui non è possibile accettare nessun tipo di compromesso o censura.
Ogni giorno i docenti italiani onorano il proprio contratto, il patto stabilito con lo Stato basato sulla Costituzione – nata dalla Resistenza e dall’antifascismo – come recita all’art.3 Codice di comportamento del dipendente pubblico (dPR 16 aprile 2013, n. 62):
Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa. Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l’interesse pubblico senza abusare della posizione o dei poteri di cui è titolare.
Ecco perché i docenti e le docenti del Liceo artistico statale Policarpo Petrocchi di Pistoia oggi si schierano senza nessun dubbio al fianco dei loro colleghi del Liceo Livi di Prato, fatti oggetto di intimidazioni squadriste e vergognose, in attesa che anche la politica prenda una posizione netta di condanna di quanto successo qui e in altre scuole del Paese.
*Elenco dei firmatari










