mercoledì, Giugno 17, 2026

Antonella Gramigna: la memoria non può essere a corrente alternata

PISTOIA – “In questi giorni il dibattito politico pistoiese si è acceso, e giustamente, attorno ad alcune offese rivolte a un’assessorA comunale. Si invocano rispetto, solidarietà e persino querele. È un principio che condivido senza esitazione, perché gli insulti non dovrebbero mai sostituire il confronto politico.

Antonella Gramigna

Proprio per questo ritengo doveroso ricordare ciò che accadde nel 2016, quando fui io a essere travolta da una campagna di delegittimazione nata da un semplice errore materiale.

Era il periodo della campagna referendaria “Renzi”. Ero nel Comitato Donne del Si. Per una banale svista pubblicai una fotografia sbagliata, confondendo Tina Anselmi con Nilde Iotti. Un errore corretto nel giro di pochi minuti e che non ho mai cercato di negare o minimizzare. Fu un errore, sotto ad un post di condoglianze, ma di poca entità, diciamolo. 

Quello che non fu un errore, invece, fu ciò che accadde dopo.

Prima ancora che la rettifica producesse effetto, diciamo qualche secondo, lo screenshot del post iniziò a circolare ovunque. Da quel momento prese il via una vera e propria gogna mediatica e politica.

In quel periodo appartenevo all’area renziana del Partito Democratico, nel pieno di una stagione di forte contrapposizione interna. Quel banale errore materiale divenne il pretesto per una campagna di delegittimazione che andò ben oltre i fatti.

Ricordo le richieste pubbliche di espulsione dal partito, gli articoli di giornale, le prese di posizione di esponenti della sinistra e della CGIL, le derisioni, gli insulti e le offese personali. Arrivai persino alle testate nazionali ed ai programmi tv. Per un errore. Oggi sorridi, ma all’epoca restai chiusa in casa molto giorni per la vergogna in cui mi avevano portata. 

Conservo ancora oggi centinaia di quei messaggi, così come conservo gli articoli, i comunicati e le dichiarazioni pubbliche di quei giorni.

Avrei potuto querelare molte persone. Non l’ho fatto. Ho scelto di non trasformare quella vicenda in una battaglia giudiziaria, pur essendo stata bersaglio di una campagna che andò ben oltre il diritto di critica.

Per questo oggi non posso fare a meno di notare una diversa sensibilità.

Chi allora alimentò quella campagna, o rimase in silenzio mentre venivo esposta al pubblico ludibrio per un errore materiale, erano proprio gli stessi della sinistra che oggi invocano rispetto, solidarietà e annuncia azioni legali per commenti certamente sgradevoli.

Non scrivo queste righe per chiedere solidarietà, che ormai non mi serve, né per riaprire vecchie polemiche.

Le scrivo perché la memoria è importante.

La credibilità delle istituzioni, della politica e di chi partecipa al dibattito pubblico si misura anche dalla coerenza.

Se gli insulti sono sbagliati oggi, lo erano anche allora.

Se la dignità delle persone merita tutela, deve valere per tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica, dal ruolo ricoperto o dalla corrente di riferimento.

Altrimenti il rispetto diventa selettivo, il garantismo occasionale e la solidarietà uno strumento di parte.

La memoria non serve a coltivare rancori.

Serve a ricordare che i principi non possono essere applicati a corrente alternata.

I fatti richiamati in questa nota sono documentati da articoli di stampa, comunicati e dichiarazioni pubbliche dell’epoca, tuttora consultabili.

La domanda è: Perché nel 2016 una gaffe corretta in pochi minuti portò a una gogna pubblica e a richieste di espulsione, mentre oggi si invoca giustamente rispetto e tutela? Valevano allora gli stessi principi che oggi vengono rivendicati?”

Antonella Gramigna 

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