di Simone Tofani
AGLIANA – La street art su pannelli di legno prende via via vita sotto le mani esperte dei writers giunti da tutta Italia alla settima edizione di Art in the Park.
Non è solo una giornata all’insegna dell’arte figurativa quella che oggi accoglie i visitatori al Carabattole Love Park, ma una vera fucina artistica a cielo aperto dove musica, improvvisazione e colori si fondono creando ritmi e legami.

Ma andiamo per ordine: già dal primo pomeriggio l’associazione culturale pistoiese Art in the Park ha accolto i numerosi writers che hanno iniziamo a riempire il grigio dei pannelli con le loro creazioni.
C’è chi si lascia trasportare dalla vena di improvvisazione e chi invece segue un progetto mirato e studiato a tavolino. La strada migliore? Beh, entrambe. Nel giro di poche ore ci troviamo ad oltre 20 creazioni che poco hanno da invidiare alle pitture su tela. Il pubblico presente gira tra gli artisti apprezzando la grande tecnica messa in campo e la varietà di modi per esprimere la stessa arte, la stessa passione.
Durante il pomeriggio i writers si sono sfidati in un Throw Up Contest, “1vs1” dove gli artisti in sessanta secondi dovevano creare composizione di tre lettere. Kote, il vincitore, ha conquistato round dopo round il consenso della giuria e del pubblico, ma la cosa più importante è stata la grande stima reciproca tra tutti i partecipanti e il gran livello artistico che hanno saputo mettere in campo.

Il festival prosegue sul palco e si passa ad un altro genere artistico: il freestyle. In questo nuovo modo espressivo ritroviamo anche alcuni writer che lasciano per alcuni minuti le bombolette spray per esibirsi anche in questa forma artistica, che si lega a stretto filo alla street art che li ha riuniti qui quest’oggi. Oltre a loro anche rappresentanti dei micromondi delle province di Prato e Firenze.
Mezz’ora intensa fatta di barre taglienti e scambi ed ritorni tra rime e shut up, che lasciano spazio poi al beatbox di alto livello del giovanissimo Zano aka Emzi, che conquista il pubblico che ricambia le ritmature con applausi e continue richieste di Bis fino al momento del talk con Chicoria, pioniere del mondo Hip Hop ed underground romano.
Un talk diretto senza peli sulla lingua che arriva diretto alle persone e sbatte in faccia verità, anche scomode come la droga, l’alcool e il degrado dei quartieri dimenticati, dove fa comodo lasciare lì il degrado per far si che esso non migri in zone più “visibili”.
Un racconto intriso di arte, musica ed esperienze vissute sulla pelle, per cercare di trasmettere ai tanti giovani presenti, tasselli importanti che ha vissuto e che ancora vive in modo da smuoverli per un simbolico passaggio di testimone. Si chiude in musica questa chiacchierata, anche se definirla così è molto riduttiva.

Il rapper romano termina il talk salutando in musica ed aprendo così la parte dei live di questa settima edizione. Sul palco il Rap italiano di qualità si fa spazio con i Local, in ordine prendono possesso del palco Veltro & Ronen seguiti da Master G e dai FunkoolHertz.
Mezz’ora a testa per loro, dove ognuno di loro mostra un modo unico e personale nel processo di creazione artistica. Dando riprova di come il Rap possa essere variopinto e mai scontato. Dal palco l’energia è ai massimi livelli e con ritmi serrati, ricchi di versi che volano diretti allo stomaco del pubblico, esso non può far altro che rimanere stretto alle transenne muovendosi all’unisono trascinati da continui crescendo che solo il Rap riesce a creare. Sudore e polvere si sono sostituiti all’odore acre delle bombolette spray dei writer e avvolgono un fiume di teste che si muovono a suon di barre del primo special guest della serata Mattak.
Un set di assalto sonoro dove con rime chirurgiche scolpite su un beat pulsante che scuote le ossa e infiamma l’anima urbana del pubblico presente. Ogni pezzo è un viaggio tra introspezione e adrenalina, scandito da scratch, pause e un dialogo incessante con il pubblico che rende la sua performance unica.
Un scorrere di parole che è un vero e proprio dialogo continuo, con o senza musica si è ormai creato un legame costante tra palco e pubblico, Mattak spazia tra composizioni ben presenti nella memoria dei suoi fan presenti, a tracce di improvvisazione e testi creati da alcuni giorni, regalando così altre gemme preziose al pubblico di Carabattole.
Con Egreen si aumenta ancora il transfert emotivo, metrica serrata e un timing feroce sul beat che esce dalle sapienti mani di Lorenzo Crazykid Del Sarto, il rapper scava nel profondo mettendo sotto le luci dei riflettori le ossessioni trasformando ogni barra in un viaggio crudo e sincero dentro la sua visione del mondo. Fame e dignità, scelte difficili, coerenza contro le mode, lavoro quotidiano, critica al rap che si svende per accontentare il mercato. Un concentrato di scomode verità, ma che fanno bene all’ascoltatore aiutando a capire il vero valore di chi mette nonostante tutto una grande passione.
Con storytelling asciutto, lessico diretto, rime multisillabiche e incastri fittissimi su beat ruvidi, che profumano di polvere e fatica. Il risultato è stato un live che non lusinga, ma chiama alla realtà dove il pubblico ha risposto con cori spontanei, teste che annuiscono e dove Egreen è riuscito ad arrivare al cuore dell’ascoltatore.

Sul finale due momenti speciali: sul palco salgono prima Engeenzo e Toni Mannaja e poi Mattak per le ultime sedici barre che stringo il pubblico nel ritmo come in un cypher all’aperto conclusivo.









