mercoledì, Settembre 9, 2026

Arte e Avanguardia: le origini del Futurismo in mostra a Padova

PADOVA – Palazzo Zabarella torna a ospitare, fino al prossimo 26 febbraio, una grande mostra dedicata alle origini e al primo quinquennio di sviluppo del movimento futurista.

Più di cento opere esposte, nell’allestimento curato da Fabio Benzi, Francesco Leone e Fernando Mazzocca, per illustrare non solo i presupposti culturali e ideologici che stanno alla base della “nuova arte” teorizzata da Marinetti e dagli altri esponenti di questo movimento, ma anche il carattere assolutamente dirompente, rivoluzionario e anticonformista che il Futurismo dei primi anni andò ad assumere nei confronti dell’arte europea di inizio Novecento.

Una sala della mostra a Palazzo Zabarella (foto di Irene Fanizza)

Anche all’interno delle stesse Avanguardie artistiche e letterarie che vedono la luce nel primo decennio del Novecento a Parigi, al tempo indiscussa capitale culturale d’Europa, il Futurismo spicca per il suo carattere di totale rottura con la tradizione precedente e per la sua forte denuncia e opposizione verso quel “passatismo” accusato di “imprigionare l’uomo” in schemi e idee ormai desueti e impedirne lo “slancio creativo e vitale” verso il mondo del futuro.

Gli esponenti del movimento futurista, da Marinetti a Balla, da Carrà a Boccioni, sono animati da un sentimento rivoluzionario di rinnovamento, di ribellione nei confronti della tradizione e di fiducia quasi illimitata nelle possibilità offerte dal futuro e dalle sue innovazioni tecniche.

Una sala della mostra a Palazzo Zabarella (foto di Irene Fanizza)

Nella letteratura come nell’arte cambiano quindi gli stili, con la rappresentazione del movimento incessante e dinamico e il culto della velocità, e mutano radicalmente i contenuti: l’attenzione dei futuristi si concentra su folle in tumulto, scenari bellici, fabbriche, ponti, automobili lanciate a tutta velocità, navi, aeroplani, tutti simboli della civiltà industriale e di un progresso tecnico e scientifico che si fondono con uno slancio aggressivo, distruttivo e rivoluzionario.

I futuristi celebrano ed esaltano i “miti” della modernità, segni tangibili di un futuro già presente, e allo stesso tempo rompono gli schemi del passato, diventando interpreti di una vera e propria “rivoluzione” artistica: teorizzano e poi cercano di tradurre in pratica l’ideale di una “arte totale” capace di superare i confini troppo angusti del quadro e della scultura per coinvolgere tutti i sensi, facendo di massimo contrasto cromatico, simultaneità, dinamismo e compenetrazione i suoi tratti salienti.

La mostra di Palazzo Zabarella prende in esame un periodo piuttosto circoscritto e limitato dal punto di vista cronologico, ovvero i cinque anni tra il 1910 e il 1915 che segnano l’irruzione del Futurismo sulla scena artistica europea e la sua prima fase di evoluzione e sviluppo attraverso un’attenta selezione delle opere dei suoi interpreti più rappresentativi.

Una sala della mostra a Palazzo Zabarella (foto di Irene Fanizza)

Sono anni di grande vivacità e vitalità artistica, compresi tra l’atto formale di nascita del movimento, il “Manifesto del Futurismo” pubblicato a Parigi nel 1909, e l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, evento che segna un primo e netto spartiacque nelle ricerche artistiche del movimento. Il Futurismo continuerà ad evolversi nel corso degli anni Venti, fino poi a perdere la propria spinta innovatrice e propulsiva e ad essere inglobato, nel corso degli anni Trenta, nell’arte “ufficiale” del regime fascista, quando lo spirito avanguardista cederà il posto a un’arte celebrativa e “ingessata”.

Il primo quinquennio del Futurismo si contraddistingue invece per una serie di opere assolutamente rivoluzionarie e di rottura con la tradizione: tra le molte presenti nel percorso espositivo, spiccano “Cavallo e cavaliere” di Carlo Carrà, esempio di “arte totale” che fonde pittura e parole in libertà; “Officine a Porta Romana” di Umberto Boccioni, che presenta un tema caro ai futuristi, ovvero la rappresentazione di fabbriche, fumi e ciminiere nella Milano di inizio secolo, simboli di una città in tumultuante sviluppo e dell’affermazione della civiltà industrial; “Autoritratto” di Mario Sironi, una testa “scomposta” da linee spezzate e chiaroscuri, che per certi versi si ricollegano all’arte cubista; “Il ponte della velocità” di Giacomo Balla, esempio di pittura cromatica con al centro l’esaltazione delle infrastrutture e il tema della velocità.

Umberto Boccioni, “Forme uniche nella continuità dello spazio”

Vero capolavoro della mostra è la scultura più nota di Boccioni, realizzata in più copie in bronzo, “Forme uniche nella continuità dello spazio”: una figura umana che cammina e in cui l’artista rappresenta plasticamente e in maniera continua il movimento attraverso una sequenza di curve, cavità, rilievi, spirali, per dare all’osservatore l’impressione non di staticità, ma di moto avanzante.

La mostra padovana si rivela dunque un interessante viaggio alle origini del movimento futurista attraverso i documenti e le opere dei suoi protagonisti, in un percorso espositivo che valorizza anche i lavori meno noti e che ha il merito di illustrare la straordinaria forza innovativa e dirompente giocata dal Futurismo sull’arte italiana ed europea nella prima metà del Novecento.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI