PISTOIA – Una piacevole conversazione fra Flavia Luglioli, autrice e curatrice del libro “Artiste”, e Silvia Beneforti, una delle artiste che hanno partecipato alla realizzazione delle storie del libro.
Una volta superato il trauma per il calore rovente che avvolge Pistoia sabato pomeriggio, siamo accolti dalla piacevole frescura dovuta alle spesse mura del palazzo seicentesco dove a piano terra si trova la libreria Les Bouquinistes.

Silvia e Flavia accolgono il pubblico intervenuto per parlare di “Artiste”, il libro edito da Barta. Flavia Luglioli è l’ideatrice del libro e la curatrice di tutto il progetto che ha visto un gruppo di 15 artiste raccontare storie di altrettante artiste del passato. Non è un libro rivolto solo alle donne ma alla storia dell’arte, sottolinea Silvia. Inizia poi a rivolgere alcune domande a Flavia.
Come ti è venuta l’idea?
Volevo raccontare un’assenza. Quando ero alle superiori, studiando la storia dell’arte, trovavo solo autori maschili e non capivo perché non si parlasse anche di artiste donne, laddove succedeva era per caso o per altri motivi. La prima in cui mi sono imbattuta è stata quella di Artemisia Gentileschi raccontata solo “in quanto figlia di” e perché era stata “stuprata da”. Non ero riuscita a sapere altro, la prima volta che ho visto un suo quadro è stato agli Uffizi.
L’idea di fare il libro è stata proprio questa, volevo raccontare alla “Flavia” diciassettenne di allora le moltissime storie delle artiste esistite. Alla fine ne ho trovate più di centoventi.
Questo è un primo volume, ce ne sarà poi un secondo, aggiunge Silvia. Le storie raccontate nel libro sono quelle di 15 artiste del passato, trasformate in fumetto da altrettante artiste di oggi, più o meno giovani e più o meno addentro alla forma espressiva del fumetto.

Come hai scelto le storie da raccontare?
Alcune perché mi assomigliavano un po’, altre esattamente per il contrario, altre ancora perché secondo me assomigliavano alle artiste cui avrei affidato il compito di raccontare la storia. Il progetto nasce nel 2018 inizialmente il linguaggio usato doveva essere quello dell’illustrazione, poi c’è stato il passaggio al fumetto. Questo perché doveva essere un linguaggio uniforme, molti hanno raccontato unendo un illustrazione e basta. Ho creato infatti una storia che collega le altre per ottenere un racconto unico, fruibile anche a chi il fumetto non lo conosce.
Il fumetto è stato per lungo tempo un modo espressivo prevalentemente maschile, dalle donne ci si aspetta perlopiù racconti per bambini.
Raramente ci si imbatte in autrici che fanno genere splatter, corro o porno, se lo fanno devono cambiare nome, pena il rischio di incontrare situazioni spiacevoli. Le tipologie di fumetto del libro sono ognuna diversa dall’altra e ciò rappresenta non solo le diverse caratteristiche delle autrici ma il mondo stesso del fumetto.

Qual è la storia a cui ti senti più vicina?
Ognuna ha una sua particolarità che racconta un po’ di me, per cui sono tutte vicine, non ce n’è una in particolare. Il periodo storico cui si riferiscono i racconti inizia dalla preistoria, perché avevo letto un articolo di un antropologo che parlando delle grotte di Ell Castillo in Spagna diceva che le mani ivi rappresentate potevano essere femminili perché esisteva una religione matriarcale e tutti veneravano la Dea madre, quindi le sacerdotesse erano donne e le mani che decoravano il luogo potevano essere di donne o bambini.
Mettere insieme le artiste che hanno collaborato è stato facile?
La risposta è decisamente no. E’ stato difficile perché chi svolge la professione di artista a volte si perde e tende a dimenticare le scadenze di consegna costringendomi a stare spesso al telefono per ricordare gli impegni presi.










