di Marcello Paris
PISTOIA – Un personaggio dai cento volti indicato come abile diplomatico ma anche spia: pistoiese ma uomo europeo Atto Melani di cui quest’anno cadono i 400 anni dalla nascita. Poco conosciuto e ancor meno celebrato in patria mentre in Francia è ricordato per gli interessanti ruoli ricoperti e qualche enigma della sua avventurosa vita.

Di lui hanno scritto in Francia, considerandolo un apporto importante per la sua storia anche alla luce delle ultime carte ritrovate delle quali è stata allestita una mostra:”Frutto di un lungo lavoro di ricerca, questa riscoperta importante per la Storia della Francia è l’opera di un trio d’autori e ricercatori italiani Rita Monaldi, Francesco Sorti et Theodora Maria Sorti. Hanno curato la progettazione e il comitato scientifico della mostra che sarà seguita da diverse altre, soprattutto a Roma.
Di questo importante materiale se ne è parlato a Firenze i primi di settembre di quest’anno in un convegno di due giorni all’Archivio di Stato.
Sempre a settembre, la Biblioteca Labronica gli ha dedicato una mostra in seguito al faticoso ritrovamento del suo archivio, contenente oltre 3000 lettere e scritti confidenziali dei grandi del suo tempo: da Mazzarino a Richelieu, dai Medici alle regine di Francia, belle dame e ambasciatori.
Dopo tanto anche Pistoia si è mossa e il prossimo 8 ottobre gli dedicherà una giornata di studio e una mostra alla biblioteca Forteguerriana dove nel Fondo Chiappelli giacciono documenti di Atto Melani.
Su questa poca attenzione sul Melani in realtà il Bullettino Storico Pistoiese della Società di Storia Patria nel 2008 tracciò un breve profilo a margine della pubblicazione del suo testamento mentre nel 2016 gli Amici di Groppoli gli dedicarono un convegno ma pochi ne ebbero contezza.
Melani è anche nell’agenda dell’Accademia della Chionchina che gli di dedica un breve ricordo nella Collana Percorsi Pistoiesi nel Quaderno del 2026 per ricordarne la vita avventurosa svolta fra Roma e Parigi, Firenze e Mantova, Padova, Germania e Austria.
Biografia
La sua biografia ci dice che nacque a Pistoia il 31 marzo 1626 ma ci sono poche notizie sulla sua formazione però è plausibile che abbia ricevuto un’educazione impartita da religiosi. Il padre, campanaro e lettighiere, era infatti dipendente del vescovo di Pistoia che ottenne per il figlio il posto nel coro della cattedrale all’età di dieci anni mantenendolo fino ai diciassette. La sua formazione musicale si svolse sotto l’egida di Pompeo Manzini, allora maestro di cappella della cattedrale.
Nel 1638 circa il cantante soprano castrato, entrò in contatto con la corte fiorentina, ottenendo rapidamente la protezione del principe Mattias de’ Medici, suo primo mecenate. Appassionato di musica, Mattias de’ Medici era in relazione con i Grimani di Venezia, famiglia particolarmente attiva nel mondo del teatro d’opera che approfittò delle qualità di Atto facendolo cantare in alcune opere.
Nella tarda primavera del 1644 Melani si recò per la prima volta a Roma al seguito del cardinale Giovan Carlo de’ Medici dove chiese di rimanere per potersi formare presso i musicisti che avevano suscitato la sua ammirazione: il compositore Luigi Rossi e il castrato compositore Marcantonio Pasqualini.
Il soggiorno romano fu interrotto dall’ordine di recarsi a Parigi: il cardinale Mazzarino, alla ricerca di cantanti per la corte francese, aveva chiesto a Mattias de’ Medici di “prestargli” Melani, che fu inviato in Francia.
Una volta a Parigi riuscì a ingraziarsi la regina di Francia Anna d’Austria che gli consentì di avere una posizione privilegiata a corte, posizione che gli consentiva di muoversi liberamente negli appartamenti reali. Fu così che Melani intraprese quella che poi sarebbe diventata la sua seconda carriera:quella dell’informatore, tenendo fitti contatti epistolari e personali con alcuni dei più potenti personaggi del tempo. Nel marzo 1645, per esempio, scriveva a Mattias de’ Medici una lettera sulle trattative per la pace di Vestfalia (questo carteggio è pubblicato in Freitas nel 1998). Lasciò la Francia nel maggio 1645, ritornandovi nel gennaio 1647 per partecipare alla produzione dell’Orfeo di Luigi Rossi, in cui interpretò il ruolo principale, riscuotendo un grande successo.
Atto rimase ancora in Francia per due anni poi nel 1969 lo troviamo a Firenze ma di quel periodo non si hanno notizie. Sappiamo, però, che nel 1651 il duca di Mantova Carlo II Gonzaga Nevers, forse dopo averlo ascoltato all’inizio dell’anno, richiese la sua presenza ma Melani declinò l’invito perché già impegnato in altre produzioni. Il duca visitò comunque Firenze nell’agosto dello stesso anno, e qui ascoltò il castrato in concerti sia pubblici sia privati.
Nel 1652 Melani fu incaricato di accompagnare la sorella del granduca, Anna de’ Medici e suo marito l’arciduca Ferdinando Carlo del Tirolo, durante una visita nelle corti dell’Italia del Nord. Dopo una serie di vicissitudini e contatti all’inizio degli anni Cinquanta si era già assicurato una rete di protettori ad alto livello politico: oltre al principe Mattias de’ Medici, aveva stretto ottimi legami con la corte francese e con quelle di Savoia, di Mantova e di Modena. Sicuramente da queste relazioni derivarono anche benefici materiali, come dimostra l’acquisto di due vaste proprietà in Toscana nel 1649 e nel 1663.
Nel 1653 intraprese un viaggio in diverse città dell’Impero, certamente incaricato da Mattias de’ Medici di raccogliere informazioni politiche. A Innsbruck, sua prima tappa, incontrò Pietro Cesti, stimato compositore dell’arciduca Ferdinando Carlo, e assistette ai preparativi dell’opera La Cleopatra.
Nonostante l’impegno profuso come cantante, l’ambiente della corte di Innsbruck gli fu ostile tanto che all’inizio di luglio 1653 partì per Ratisbona, dove venne accolto con tutti gli onori dall’imperatore Ferdinando III d’Asburgo, che mostrò nei suoi confronti un forte apprezzamento. Il mese successivo lo seguì in viaggio verso Monaco di Baviera e Augusta, per poi fare ritorno a Innsbruck. Il rientro di Melani alla corte di Ferdinando Carlo fu più difficile del previsto poiché, durante la sua assenza, si era creato un clima di crescente ostilità, fomentato da Cesti e dal risentimento degli altri cantanti verso di lui. I tentativi di riconciliarsi con l’arciduca non portarono a grandi risultati e nell’autunno 1653 lasciò definitivamente Innsbruck per rientrare a Firenze dove rimase due anni impegnato in alcune opere.
All’inizio del 1655 scrisse al duca di Mantova lasciando trapelare l’intenzione di abbandonare la corte dei Medici nella speranza di ottenere un posto meglio remunerato. In queste manovre si scorge la sua preoccupazione di procurarsi mezzi finanziari in grado di garantirgli una sicurezza economica, in previsione del momento in cui le sue doti vocali si sarebbero affievolite. Un simile stato d’animo dovette averlo accompagnarlo durante il soggiorno romano al seguito del cardinale Giovan Carlo de’ Medici nel secondo semestre del 1655, periodo in cui non perse l’occasione di farsi ascoltare dalle personalità più in vista, a partire dal neoeletto pontefice Alessandro VII.
Malgrado le numerose lettere a Mattias de’ Medici, con le quali lo pregava di farlo rientrare a Firenze dovette aspettare il gennaio del 1656 per poter lasciare Roma: il cardinale de’ Medici aveva infatti deciso di attendere l’arrivo della regina Cristina di Svezia perché il castrato potesse cantare in sua presenza.
Nel 1657 Melani fu inviato dal cardinale Mazzarino in Baviera affinché convincesse il principe elettore Ferdinando, amico della Francia, a candidarsi per l’elezione dell’Imperatore del Sacro Romano Impero. Sebbene l’operazione fallisse, Mazzarino apprezzò le capacità diplomatiche di Melani.
La morte di Mazzarino capovolse le sorti del nostro, infatti questi era vicino al sovraintendente alle finanze Nicolas Fouquet, il quale pochi mesi dopo la scomparsa del cardinale fu arrestato e incarcerato. Luigi XIV – nonostante conoscesse Melani dall’infanzia e avesse molta fiducia in lui – scoprì che aveva copiato le sue lettere a Fouquet e decise di bandirlo così partì per Roma dove dimorò per ben 11 anni.
Nella città eterna Melani entrò al servizio del cardinale Giulio Rospigliosi, anch’egli originario di Pistoia, mentre godeva anche del favore di Maria Mancini, nipote di Mazzarino, con la quale avrebbe intrattenuto una corrispondenza per oltre quarant’anni.
Alla morte di papa Alessandro VII Giulio Rospigliosi salì al soglio di Pietro con il nome di Clemente IX. Melani, quale assistente del nuovo Papa, intervenne al conclave anche se non è certo se abbia giocato alcun ruolo. Sicuro è che dopo l’elezione di Clemente IX gli rese molti servigi. Alla morte di papa Rospigliosi, nel conclave che seguì, 1669-70, Melani ricoprì il ruolo di conclavista del cardinale di Bouillon riuscendo a gestire con furbizia gli interessi della Francia tanto che il neo eletto Clemente X fra le nomine cardinalizie d’Oltralpe. Melani, riconciliato con la corte francese ottenne per il fratello Alessandro la nomina a maestro di Cappella nella chiesa San Luigi de’ Francesi a Roma.
Nel 1668 Melani si esibì per l’ultima volta come cantante a Palazzo Colonna, in seguito si sarebbe dedicato esclusivamente alla politica e alla diplomazia, redigendo vari memoriali su Roma, sui principi tedeschi e agendo sempre quale informatore del Re di Francia, ma pure quale mediatore fra i vari Stati italiani.
Nel 1979 Melani ripartì definitivamente per Parigi dove Luigi XIV tolse il bando e concesse a Melani il titolo di abate e una rendita annua di tremila lire.
Atto Melani morì alla veneranda età, soprattutto per l’epoca, di 88 anni, nel 1714 a Parigi. I beni da lui lasciati in eredità furono notevoli: oltre a ricchi depositi bancari e immobili in Italia e in Francia, anche una vasta biblioteca. Se si esclude un indice, è stata considerata perduta la sua corrispondenza in 110 volumi fino al ritrovamento di alcuni di essi da parte della coppia di scrittori Monaldi & Sorti in diversi fondi italiani ed europei, e anche in fondi privati dai quali poi lo Stato Italiano li ha acquistati e destinati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Dalle lettere inviate da Parigi a Mattias de’ Medici si percepisce la soddisfazione di Atto per essere stato accolto in un circolo aristocratico che non disdegnava di mescolarsi agli artisti e di condividere con loro la scena. I nobili e lo stesso Re partecipavano infatti regolarmente a eventi musicali, soprattutto quelli danzati, come era tradizione in Francia.
Epilogo
Secondo la nota di una bibliotecaria, redatta nel 1907 e ritrovata da Monaldi & Sorti in uno dei nove volumi, oggi conservati nella Biblioteca Maruccelliana di Firenze, la sua corrispondenza in 110 volumi era rimasta intatta fino al 1906, quando gli eredi la smembrarono e vendettero a collezionisti privati, anche oltre i confini nazionali. Nel marzo-aprile 2026 è stato annunciato che Monaldi & Sorti, team guidato negli ultimi anni dalla figlia dei ‘fondatori’, Theodora Maria Sorti ha ritrovato l’archivio perduto di Atto Melani e tracce della sua vasta collezione d’arte. I tre autori sono altresì ideatori e curatori scientifici della mostra che si è tenuta nel 2026 alla Biblioteca Labronica di Livorno insieme all’archivio da essi scoperto.
Il resto è cronaca: la mostra e il convegno alla Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, dell’Archivio di Stato di Firenze si è detto mentre un’altra mostra ai primi del 2027 alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma , tutte ideate e curate da Monaldi & Sorti.
Nonostante il suo peregrinare per l’Europa Melani mantenne un contatto costante con la famiglia, soprattutto con i nipoti, i figli del fratello Iacinto, Domenico e Luigi ai quali lasciò i suoi beni in Francia, a Pistoia e provincia. Con atto testamentario redatto e rogato a Parigi nel 1750, a Luigi toccarono quelli di Pistoia. Una copia del testamento è conservato alla Biblioteca Forteguerriana: Nel 1715 i nipoti riportarono le ceneri dello zio a Pistoia dove fecero erigere un monumento sepolcrale, il cenotafio nella foto, che si può vedere nella chiesa di San Domenico.










