martedì, Ottobre 20, 2026

Banca d’Italia, la Toscana cresce ma meno dello scorso anno

di Umberto Alunni

FIRENZE – Dopo il consistente recupero seguito alla crisi pandemica, nel 2022 l’economia
toscana ha continuato a espandersi, pur mostrando un rallentamento. Le difficoltà
di approvvigionamento di alcuni input produttivi e il rincaro dei beni importati,
aggravatisi con il conflitto in Ucraina, hanno generato una forte spinta inflazionistica
che, congiuntamente all’adozione di politiche monetarie restrittive, ha condizionato la
crescita.

La sede fiorentina della Banca d’Italia

Sono queste le prime pennellate che si scorgono dal rapporto annuale “L’economia della Toscana“, presentato a Firenze nei giorni scorsi nella sede della Banca d’Italia, a cui ha partecipato il vice direttore generale Paolo Angelini. Non è mancata la collaborazione alla stesura di enti, operatori economici, istituzioni creditizie, associazioni di categoria ed altri organismi. Come di consueto la sua interessante articolazione restituisce il posizionamento della Regione e ne definisce le possibili traiettorie.

In base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia, nel 2022 l’aumento del prodotto regionale, più intenso nel primo semestre, è stato del 3,8 per cento, in linea con la media del Paese e più contenuto dell’anno precedente. L’indicatore coincidente Regiocoin-Toscana evidenzia un marcato rallentamento delle componenti di fondo
dell’attività fino all’estate e un modesto calo nella seconda parte dell’anno, con l’acuirsi
della pressione inflazionistica. Elemento di attenzione: nei primi mesi dell’anno corrente la dinamica è rimasta negativa.

Le imprese

Le imprese manifatturiere toscane hanno decelerato sia nella produzione che nella vendita, a fronte di una tenuta degli investimenti complessivi, inclusi quelli di ricerca e sviluppo, indispensabili per l’attività innovativa che si può tradurre nel deposito di brevetti. La Toscana non sale sul podio, ma lo lambisce, collocandosi al quinto posto nella graduatoria delle regioni italiane per domande di brevetto. Sono concentrate nella meccanica, nelle tecnologie mediche e nel farmaceutico, favorite dalla presenza sul territorio di rilevanti imprese e centri di ricerca.

Nelle costruzioni l’attività ha continuato a crescere, sia nel settore pubblico sia soprattutto in quello privato. Alcuni segnali di rallentamento si sono registrati nel comparto residenziale, per la stabilizzazione delle transazioni e la rimodulazione di alcuni incentivi alle ristrutturazioni.

Nel terziario l’attività è aumentata in misura consistente, pur non avendo ancora recuperato i livelli prepandemici. Il turismo, specie quello straniero, denota un interessante incremento.

L’aumento dei costi di approvvigionamento non ha mortificato troppo la redditività della gran parte delle imprese toscane perché si è riusciti, pur non appieno, a trasferirli sui prezzi di vendita. La liquidità è rimasta elevata, contribuendo a contenere la domanda di nuovi finanziamenti.

La demografia delle imprese

Nel 2022 il tasso di natalità netta in Toscana si è attestato allo 0,7 per cento, in flessione rispetto al picco raggiunto nell’anno precedente. L’andamento ha riflesso la diminuzione del tasso di natalità e la crescita della mortalità.

Quest’ultima è aumentata in particolare nella logistica e nel commercio al dettaglio.

Sia il tasso di natalità sia quello di mortalità sono rimasti su livelli più contenuti rispetto al periodo pre-pandemico; sulle minori cessazioni avrebbero continuato a incidere anche le misure di sostegno pubblico in vigore fino al primo semestre del 2022.

Lo scorso anno i procedimenti con finalità liquidatorie aperti a carico di società toscane hanno riguardato 24 imprese ogni 10.000 presenti sul mercato, in calo rispetto all’anno precedente, ma sempre sopra il livello nazionale. L’incidenza si è ridotta in tutti i settori, confermandosi maggiore nell’industria e nelle costruzioni. Anche gli scioglimenti e le liquidazioni volontarie sono lievemente calati, da 221 a 211 imprese ogni 10.000 presenti sul mercato (da 242 a 233 in Italia).

Da circa un decennio la creazione d’impresa in Toscana mostra una dinamica peggiore rispetto alle aree di confronto, ancora più marcata per l’imprenditoria giovanile imprese giovanili.

L’occupazione

Nel 2022 l’occupazione regionale è aumentata in modo diffuso tra i principali comparti; l’incremento netto di nuove posizioni nel settore privato non agricolo, in lieve calo rispetto all’anno precedente, è riconducibile principalmente a contratti a tempo indeterminato. A fronte della rapida ripresa della domanda di lavoro, è salita in tutti i settori la quota di imprese che segnala difficoltà nel reperimento di manodopera, particolarmente stringenti per i lavoratori con qualifiche medio-alte.

Nello scorso anno le persone in cerca di occupazione sono diminuite e il tasso di disoccupazione è sceso, soprattutto per la componente più giovane della popolazione. L’incidenza dei giovanissimi (tra i 15 e i 24 anni) non occupati e non in istruzione o formazione (Not in education, employment or training, NEET), ridottasi nella fase di recupero dalla doppia recessione del 2008-2011, è tornata a salire con la crisi pandemica; la disoccupazione risulta fortemente correlata con la probabilità di abbandono scolastico, più marcata negli istituti tecnici e professionali, per i maschi e per gli stranieri.

Il credito

In un contesto di condizioni di mercato del lavoro favorevoli, nel 2022 l’indebitamento delle famiglie toscane ha continuato a crescere a ritmi elevati, sia nella componente del credito al consumo sia in quella dei prestiti per l’acquisto di abitazioni; questi ultimi sono stati sospinti dalla domanda proveniente soprattutto dai mutuatari più giovani, beneficiari di politiche di sostegno per l’acquisto della prima casa. Le nuove erogazioni di mutui sono state pressoché in linea con quelle dell’anno precedente, frenate nell’ultimo scorcio d’anno soprattutto dalla risalita dei tassi. Nel confronto storico, la minore incidenza sulle consistenze in essere di contratti a costo variabile ha contribuito a mitigare l’impatto dell’aumento dei tassi sulla rata mensile a carico delle famiglie.

Di segno opposto è stata la dinamica del credito alle imprese, in calo da dicembre. In un contesto di restrizione monetaria, le condizioni di accesso al credito si sono ulteriormente irrigidite. Pur in un quadro di rallentamento ciclico, il deterioramento del credito si è mantenuto su livelli ancora storicamente contenuti e la quota dei finanziamenti in bonis alle imprese per i quali si è registrato un aumento significativo del rischio è nuovamente calata, rimanendo tuttavia lievemente superiore all’analogo dato nazionale. I rincari delle materie prime energetiche non paiono al momento aver prodotto impatti rilevanti sul grado di solvibilità delle imprese toscane, anche per quelle a maggiore intensità energetica.

Il processo di razionalizzazione degli sportelli bancari, in atto dalla crisi finanziaria globale, sembra non conoscere sosta. Ciò anche in relazione alla progressiva evoluzione dei canali digitali di offerta. Nonostante l’ulteriore riduzione delle dipendenze, la Toscana si caratterizza per una densità bancaria più elevata dell’Italia e per una più ampia diffusione degli sportelli sul territorio.

Il prospetto seguente mette in fila gli andamenti dei prestiti degli ultimi 4 anni.

La crescita base annua dello 0,4% è generata da un +0,7% dalle province di Pistoia, Lucca, Prato, e da un +0,3% delle restanti 7 province. Entrando nel merito delle tre province, Lucca accusa una flessione mentre Pistoia e Prato crescono rispetto al 2021.

Il risparmio

Il risparmio toscano, nelle sue principali forme tecniche, accusa una flessione dello 0,8% base annua. Anche in questo caso le tre province dell’Alta Toscana si differenziano dalle altre 7: le prime crescono dello 0,3%, le altre flettono dell’1,1%. Entrando ancor più nel merito solo Lucca cresce mentre le altre due flettono.

La combinazione delle dinamiche dei prestiti e dei depositi lascia senza dubbio presagire una condizione di migliore salute finanziaria di Lucca rispetto a Pistoia e Prato.

In sintesi

Sul quadro congiunturale continuano a gravare le deboli prospettive macroeconomiche e l’incertezza della situazione internazionale.

Secondo l’Organo di Vigilanza le stime, riferite alla manifattura, potranno generare una riduzione marcata dell’import di beni vulnerabili da paesi ad alto rischio geopolitico con l’effetto domino di un calo significativo del valore aggiunto regionale; la Toscana ne risulterebbe tra le Regioni più esposte, con impatti particolarmente elevati nel tessile, nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e nella metallurgia.

Il Tuscany sembrerebbe non scevro da logiche che, come una mannaia, addomesticano molte delle aspettative di crescita. Forse sono maturi i tempi per ripensare ai processi di sviluppo e, magari, generarne di nuovi e più originali, meno correlati ad eventi fortemente globalizzanti che si chiamino pandemia, guerra o altro.

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