sabato, Maggio 30, 2026

“Biancalani, io non ti credo”: la scelta politica necessaria di Giovanni Capecchi per un nuovo modello di leadership e per la costruzione di una vera cittadinanza

PISTOIA – Pistoia ha votato. E questa volta se ne sono davvero accorti un po’ tutti/e, anche a livello nazionale.

La vittoria di Giovanni Capecchi è stata netta ed inequivocabile, lungamente preparata, anche nei dietro le quinte, nella narrazione comunicativa.

E poi il candidato ha convinto di suo, con la “politica della gentilezza e dell’abbraccio”, proponendo con successo una leadership maschile molto diversa, oserei dire più “dolce” di quella dominante che, partendo dai machismi imbarazzanti di Trump e di Putin, arriva a comprendere anche figure solo apparentemente più miti come il Presidente ucraino Zelensky, che probabilmente non abbandona la propria tuta mimetica/militare nemmeno quando va a dormire.

Ma non occorre andare così lontano, si pensi, ad esempio, per restare nel centrosinistra, all’intramontabile sceriffo salernitano Vincenzo De Luca, appena rieletto in barba a tutto e a tutti, a partire dallo Statuto del Partito Democratico.

In questo tempo si assiste, a Pistoia, come giustamente ricordato in questi giorni da alcuni commentatori, insieme ad un più che comprensibile entusiasmo ed energia generali, anche a un fiorire di fanatici, hoolingan dello stesso Capecchi. Sono quelli che, con il sorriso, per carità, si dichiarano pronti ad assaltare e a riappropriarsi del fortino del potere e delle chiavi della città, ri-liberandola non si sa da chi e da cosa.

Uno dei temi che hanno caratterizzato (anche meno del previsto, in realtà) la campagna elettorale è stato quello dell’immigrazione, amplificato dal fatto che la sezione elettorale di Ramini è stata tra le pochissime, tre su cento, che hanno visto la vittoria del centrodestra di Annamaria Celesti.

Leggevo quindi, rimanendo senza parole, la missiva che, urbi et orbi, Don Massimo Biancalani da Barba, ha scritto a tutti i media terracquei.

Quella sì, una missiva ideologica, del tutto priva di autoanalisi, figuriamoci di autocritica o di prospettiva progettuale.

Oltre alle solite inesattezze (a esempio Pistoia Rossa, a differenza di quanto affermato dall’ex parroco di Vicofaro, non ha incontrato comitati, ma ha anche respinto al mittente il malcelato tentativo di qualcuno di appropriarsene) Biancalani ha sfoderato il peggio del suo repertorio.

Il sacerdote pistoiese bolla come “idee xenofobe e razziste” tutte le posizioni che non coincidono esattamente con la sua, aiutato, spesso, da interventi pubblici e mediatici senza contraddittorio, da megafoni sinceramente imbarazzanti per chi glieli concede senza ritegno e senza rispetto di posizioni, anche solo parzialmente, divergenti dalle sue.

Il testo è, inoltre, contraddittorio, l’ex parroco, allontanato da Vicofaro nell’agosto 2025 dal vescovo di Pistoia Monsignor Tardelli, prima si appella a tutte le forze politiche della città, poi ne definisce solo una parte (quelle che hanno vinto) come pienamente democratiche e degne di considerazione.

Giustamente mi è stato chiesto di evitare di personalizzare: Massimo Biancalani, infatti, non rappresenta solo una persona, ma soprattutto un sistema ideologico che tanto male fa alla vera accoglienza e ai percorsi di nuova cittadinanza dei migranti; tanto male fa, con i suoi muri abusivi, come abbiamo detto, scandito, in campagna elettorale anche alla: “scelta della convivenza”.

Le posizioni dell’ex parroco, sempre più isolate in città, perché considerate folli dalla gran parte non solo della classe politica, ma della popolazione semplice, popolare, persino di sinistra, sono sostenute acriticamente da un gruppo sempre più ristretto, ma sempre più accanito, direi cattivo, di seguaci, pronti, seguendo l’esempio del “capo” (e anche qui riflettiamo sui modelli di leadership dei “maschi bianchi occidentali”) a tentare di isolare e a dare dello squadrista a chiunque dissenta o, semplicemente, provi a dialogare facendo valere anche le proprie ragioni.

Un gruppo sostenuto, anche qui paradossalmente, non tanto e non solo dalla sinistra iper radicale, ma da frange della cosiddetta “sinistra istituzionale”, spesso da salotto, a Pistoia certamente rappresentata da una buona parte di Avs, Sinistra Civica ed Ecologista e da alcune frange, per fortuna iper minoritarie, persino del Partito Democratico.

I seguaci della “setta” Biancalani, infatti, appropriatisi, mi risulta, in maniera discutibile anche del simbolo: “Caritas Vicofaro”, assomigliano sempre più a quei gruppi femministi estremisti, frange fanatiche e radicali del movimento: “Sorella io ti credo”, nato nei contesti maschilisti e violenti dell’America centrale e meridionale.

Un po’ come Biancalani che fa sapere pubblicamente di disinteressarsi alle regole dello stato di diritto e di accogliere quante persone vuole, come vuole e per quanto tempo vuole, questi gruppi estremisti, si propongono, di fatto di far saltare lo Stato di diritto.

Pensiamo alla vicenda, davvero inquietante, della nota chat “Fasciatella” dove alcune influencer e attiviste pseudofemministe si sono lasciate andare a commenti e intenti violenti, da molti e da molte ritenuti paradossalmente sessisti, estremisti e, in alcuni casi, illeciti, pronunciati con veemenza contro altre donne e uomini e figure istituzionali.

Chi criticava la violenza del patriarcato (che ovviamente esiste, per carità) se ne è immerso e imbevuto, replicando, in peggio, i modelli che intendeva criticare. Purtroppo, anche a Pistoia, financo nelle nuove istituzioni comunali a sostegno di Giovanni Capecchi, esistono persone che credono (o magari supportano per mera convenienza/calcolo personali) e, purtroppo praticano, questo terribile, pericolosissimo approccio.

Quello del “facciamogliela pagare comunque, qualche cosa avrà fatto per meritarselo…”

La stessa identica dinamica avviene nei confronti di chi osa, in questa città, criticare pubblicamente don Massimo Biancalani (altra cosa è il chiacchiericcio da corridoio, anche nella sinistra).

Chi lo fa viene messo al bando, considerato un “suprematista bianco”, un “vomito da estirpare”, un “inaffidabile ambizioso da curare”, un “cancro da debellare”, etc. e non un, almeno potenziale, promotore-promotrice di vera accoglienza, di vero (non a parole) approccio sistemico e integrato, tra responsabilità dell’istituzione pubblica e impegno del mondo della sussidiarietà, volontariato politico e attivismo compresi.

Come Associazione “Sognare da Svegli”, abbiamo provato, del tutto ignorati, a lanciare quattro dettagliati messaggi in bottiglia al candidato Capecchi sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza: esperienze che funzionano, magari non sono perfette, ma che fanno fare a tutti e a tutte, stanziali, immigrati e istituzioni (che sono di ognuno/a) dei passi in avanti.

Su questo tema, come sul piano strutturale, sull’inquinamento legato all’attività vivaistica, sul consumo di suolo, sulla mobilità (terza corsia sì o no?), si giocherà la credibilità vera di Giovanni Capecchi e della sua variegata coalizione.

Si capirà se davvero esiste una nuova politica, finita la narrazione, che comincia ad essere sinceramente un po’ sdolcinata e ripetitiva, del salvatore buono della patria cittadina, venuto ad imporre, a tutti e a tutte la sua saggezza partecipata.

Insomma Giovanni Capecchi deve pronunciare cinque parole chiare, senza esili o messe al bando, ma con la purezza di una chiara scelta politica: “Biancalani, io non ti credo”.

E, a partire da Ramini, riconsegnare la città (spetterà al nuovo vescovo riconsegnare a chi di dovere anche la chiesa e la parrocchia della frazione) a tutti i cittadini/le cittadine: italiani, nuovi italiani o immigrati che siano.

Insieme, non l’uno contro l’altro.

Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli

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