PRATO – Il progetto arte di confine rientra tra le iniziative di arte pubblica urbana che Riccardo Farinelli e Paolo Brachi vogliono donare alla città di Prato come momento gratuito di riflessione.
In possesso delle concessioni necessarie per l’affissione, i tre gonfaloni installati si succedono lungo il viale Galilei sul lato alberato della riva del fiume Bisenzio poco dopo l’incrocio dei semafori di via Gherardi, presentando qualcosa che apparentemente potrebbe essere scambiata per contenuto pubblicitario.
In effetti, i tre gonfaloni non inducono all’acquisto, anzi. Contengono qualcosa su cui soffermarsi, messaggi che sollecitano la mente, suscitano dubbio, stimolano verso un pensiero attivo.
Arte di confine è un progetto ideato e avviato nel 2018 da Riccardo Farinelli e oggi giunto al dodicesimo intervento d’artista.

Nel periodo tra marzo e metà giugno è il turno di Bla, bla, bla di Serena Fineschi. L’affermata artista senese militante tra Brussel e l’Italia, il cui lucido linguaggio, graffiante, disturbante e delicato al contempo, è apprezzato sulla scena del contemporaneo per coerenza e forza espressiva. Le sue sono riflessioni che indagano sulle dinamiche del tempo che viviamo e l’abitare il proprio tempo, spingendosi verso tematiche di interesse e responsabilità collettiva.
A Prato l’intervento di Serena appare ancora una volta puntuale e incisivo, si manifesta con l’essenzialità e la ripetitività di un unico suono e segno, il linguaggio universale del “Bla, bla, bla” che, posto in dimensione crescente nei tre gonfaloni affissi, si rivolge al maggior numero possibile di sguardi transitanti per il viale.
Un’operazione quella di Serena ora contemporaneamente in dialogo con un’ azione manifesta anche sulla via Aurelia Sud dove un BLA BLA BLA è visibile nel buio dal neon luminoso di un’insegna. Promotore del Progetto di arte urbana notturna, Aurelia Sud 19 località Ressora, Arcola (SP), è Gabriele Landi con un light box.
La Fineschi nei due interventi urbani percorre azioni sull’uso del linguaggio universale, già suo oggetto di indagine e sperimentazione anche sonora come nell’opera M’ODO (I’m listening to myself) del 2019 .
Ci ricorda l’artista, nel vocabolario Treccani BLA è indicato come “Espressione onomatopeica, di uso internazionale, per indicare un discorso o un chiacchiericcio vano, futile, senza costrutto…” . Quindi scrive:
Bla, bla, bla è dunque lingua universale. Segno, suono ed espressione tangibile di parole sterili e inconsistenti.
Paradosso della comunicazione contemporanea Bla bla bla è suono che esprime tutto e niente, dove le contraddizioni e gli opposti vivono senza imbarazzo, così come accade in questa epoca infausta. È negazione totale della parola ma anche espressione onomatopeica dal significato banalmente definito. Credo che Bla bla bla riflettendo il paradosso della comunicazione del nostro tempo, dove affermazione e negazione dello stesso concetto convivono sovente nella stessa frase senza alcun pudore, possa comunque definire nuove forme di comunicazione. Siamo così (s)travolti da accumuli di parole che ribaltarne l’uso -come in questo caso- potrebbe dar vita a dialoghi inconsueti e singolari.
Con questa operazione Serena Fineschi ritorna a Prato in viale Galilei dopo aver urlato, durante l’estate del 2021 dalla cima della colombaia di villa Rospigliosi, l’amore per la vita nonostante tutto il male possibile (Viva questo mondo di merda). Urlandolo da una grande insegna con la forza di un neon rosa fluo. Una delle 5 opere site specific dell’esposizione It’time, presso la villa, un lavoro volto a prendere coscienza e coraggio nel nostro stare al mondo sollecitando l’urgenza della scelta su cosa e chi voler essere.
La ricordiamo anche, Serena Fineschi, come colei che, nel 2014 con Stato di grazia, ha liberato il centro storico della città di Siena per tre minuti dalla luce elettrica in un “intervallo necessario” per una reazione emotiva condivisa.










