CAMPI BISENZIO – Nei giorni scorsi nella zona dell’Esselunga, dove sono presenti diversi gatti liberi e colonie feline nei dintorni, un gatto è stato trovato in condizioni molto preoccupanti, aveva l’occhio sinistro gonfio, scuro, evidentemente compromesso, e un cavo metallico stretto intorno al corpo, all’altezza della vita.

Lo denuncia Barbara che da tempo si prende cura di questo gatto randagio che frequenta il suo giardino. Non è un gatto domestico, non si lascia avvicinare facilmente, ma giorno dopo giorno ha cercato di aiutarlo lasciandogli il cibo e cercando di guadagnare la sua fiducia.
Circa quindici giorni fa questo gatto è sparito, la ragazza ha contattato Cristiano Giannessi, professionista di Prato specializzato nella ricerca, nel recupero e nella cattura di animali smarriti o in difficoltà, che opera anche fuori provincia con Animal Support Service. Cristiano è intervenuto installando una gabbia da cattura domotica con telecamere, in modo da provare a recuperare il gatto nel modo più sicuro possibile e senza stressarlo inutilmente.
“La situazione, però, è cambiata in corso d’opera – racconta Barbara -: il gatto si era rifugiato in un’apertura sotto casa e da lì ho visto spuntare proprio il cavo che aveva attorno al corpo. A quel punto ho richiamato subito Cristiano, che è tornato immediatamente sul posto. Con molta attenzione, utilizzando i guantoni e cercando di evitare ulteriori traumi all’animale, è riuscito a recuperarlo manualmente. Subito dopo lo abbiamo portato dal veterinari”.

La visita veterinaria ha confermato la gravità della situazione: l’ematoma evidente all’occhio e le lesioni presenti sul muso sarebbero compatibili con un trauma violento, come una bastonata o un calcio. Il rischio, purtroppo, è che il gatto possa perdere l’occhio.
Anche il cavo stretto intorno alla vita desta enorme preoccupazione. Da una prima valutazione, sembra compatibile con un filo metallico simile a quelli comunemente utilizzati per i freni delle biciclette. Non è possibile stabilire con certezza, al momento, se si tratti di un laccio predisposto per catturarlo oppure se qualcuno glielo abbia stretto volontariamente intorno al corpo. Quello che rende la vicenda ancora più grave è che il cavo risultava bloccato e stretto con dello scotch, in modo tale da impedirne l’allentamento.
“Sono fatti che fanno male anche solo a raccontarli – confessa la ragazza -. Per questo presenterò denuncia alla Polizia municipale, affinché quanto accaduto venga segnalato formalmente e possano essere fatti gli accertamenti del caso. La zona, infatti, è frequentata da numerosi gatti e nelle vicinanze sono presenti anche diverse colonie feline. Se davvero qualcuno ha utilizzato lacci, cavi o altri sistemi per colpire o catturare animali, il rischio non riguarda solo questo gatto, ma tutti gli animali che vivono in quell’area”.
Non sappiamo ancora con certezza cosa sia accaduto, ma è evidente che questo gatto ha subito una sofferenza enorme. Se venisse confermata l’ipotesi di un gesto volontario, saremmo davanti a un atto di crudeltà gravissimo nei confronti di un animale indifeso.
“Il gatto adesso è ricoverato in clinica veterinaria, la situazione è grave, ma sta ricevendo tutte le cure necessarie – dice Barbara -. Quando si sarà ripreso, il mio desiderio è quello di adottarlo e dargli finalmente una casa. Ho deciso di dargli un nome e chiamarlo Tigrotto. Ho deciso di rendere pubblica questa storia perché credo che non si possa restare in silenzio davanti a episodi del genere. Gli animali che vivono sul territorio, anche quando sono randagi, non sono invisibili. Sono esseri viventi, provano dolore, paura, sofferenza, e meritano tutela. Ringrazio Cristiano Giannessi per essere intervenuto con tempestività e competenza, e il veterinario che ha preso subito in carico il gatto. Spero che questa vicenda serva a far riflettere e, soprattutto, a ricordare quanto sia importante segnalare subito situazioni di maltrattamento o animali in difficoltà”.





