di Alberto Vivarelli
PISTOIA – Alla fine il centrosinistra farà le primarie, non si sa ancora con quali regole, se con quelle in vigore o in forma light, perché i tempi per raccogliere le firme sono davvero strettissimi.
L’accordo è stato trovato al tavolo della coalizione, al quale, vista la delicatezza e il clima, ha partecipato il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi con il supporto del coordinatore regionale della segreteria, Andrea Giorgio. Contrariamente a come lo si vuol far passare, non è stato un parto indolore, lo si capisce dalle firme che mancano e da una firma anomala, quella di Italia Viva. Il via libera all’accordo, infatti, non è stato dato dal segretario comunale Francesco Natali, ma da “Francesco Grazzini per conto di Francesco Bonifazi” (sì, è stato scritto proprio così). Non hanno firmato, invece, Psi, Rifondazione comunista, + Europa e Centro democratico.

Francesco Grazzini è consigliere comunale a Firenze, eletto nella lista Italia Viva-Casa Riformista e coordinatore del partito di Renzi a Firenze. Bonifazi è avvocato fiorentino, senatore dal 2022 e tesoriere di Italia Viva. E’ considerato il plenipotenziario di Matteo Renzi nel capoluogo toscano. Aver saltato a piè pari il segretario pistoiese, contrario alle primarie, la dice lunga sulla posta in gioco: la partita delle candidature a Pistoia e in Toscana si è sempre giocata altrove. La sfiducia dei vertici regionali di Italia Viva nei confronti di Natali, è plastica.
Si chiude così una vicenda politicamente penosa, piena di contraddizioni e dietrofront secondo convenienza, con qualche padre nobile che dopo aver inquinato i pozzi ha cercato di mettere una toppa invocando le primarie di coalizione a tempo scaduto. Da questa storia, nessuno esce con la camicia linda. Nessuno.
Per coloro che hanno la memoria corta, è bene riassumere l’intera vicenda.
Giovanni Capecchi. La sua candidatura è nata a settembre o giù di lì, nel corso di una cena con pochissime persone al tavolo (o durante un tè: cambia poco), in accordo con Avs e Sce, ma è stata tenuta nascosta a tutti gli altri fino al lancio delle firme, intorno al 20 gennaio. Da settembre 2025 a gennaio 2026, chi era a conoscenza della proposta? Chi lo sapeva nel Pd? Se in quel momento il Pd pensava di non avere un candidato spendibile, perché non è stata resa pubblica? Eppure, dall’inizio dello scorso anno – per loro ammissione – gli esponenti del campo largo si sono incontrati più volte per la stesura del programma: perché nel corso di questi incontri non è stato proposto il nome di Giovanni Capecchi? Interrogativi ai quali nessuno risponderà.
In realtà, il candidato forte il Partito democratico lo aveva: Riccardo Trallori che con i suoi quasi 5mila voti delle Regionali aveva sparecchiato la tavola. Ma Trallori era inviso a buona parte del partito pistoiese e a Marco Furfaro che si è assunto la responsabilità di fare e disfare a proprio piacimento, a Pistoia come a Prato.
Quindi, per onestà intellettuale, sarebbe bene finirla con queste storie di trasparenza e candidatura popolare: in quattro-cinque persone hanno deciso in una casa privata, poi, dopo cinque mesi, hanno affidato a qualcuno la raccolta di firme per cucirle addosso un vestito “popolare”. In realtà non si raccolgono vere firme, ma consenso: si telefona ad amici e si chiede l’appoggio alla candidatura e così parte una sorta di catena di Sant’Antonio.
In questo caso, una parte del Pd ha scelto, scientemente, una persona esterna al Pd, un esponente della società civile, di grande valore e lontano dalla politica dei partiti da decenni. Questa “parte” quale peso ha negli organismi dirigenti del partito?
Simona Laing. A quel punto si è innescata una reazione speculare. Coloro i quali volevano contrastare la candidatura di Capecchi – per motivi più disparati: dal risentimento, a rapporti personali non idilliaci, alla scarsa simpatia – hanno messo in campo la carta Simona Laing. Per lei sono scesi in campo esponenti del Pd e qualche sepolcro imbiancato che si è svegliato da un letargo politico che durava da anni e anni. Manager di alto profilo, donna, ambientalista, ex piddina fatta fuori alle regionali del 2015 in maniera volgare e violenta da un manipolo di renziani, per i promotori delle cosiddette firme era la candidata ideale per contrastare Capecchi. Anche in questo caso molti del Pd ritenevano che si dovesse pescare al di fuori del partito.
Oppure era solo tattica? Prendere tempo, perché in quel momento il Partito democratico non aveva un/a proprio/a candidato/a? In ogni caso hanno bruciato una donna di grande qualità e spessore umano che non meritava di finire nel tritacarne, una risorsa preziosa per la città immolata agli interessi politici e/o personali.
Stefania Nesi. La scelta di Laing, però, ha fatto nascere un dubbio legittimo, un invito alla riflessione: negli otto anni di opposizione, Trallori a parte, il Pd non è stato in grado di “formare” una candidatura forte? Perché se avesse creduto fin da subito nel profilo di Stefania Nesi, il suo nome sarebbe stato proposto mesi fa, non a fine febbraio. Vista l’aria, probabilmente la maggioranza dell’assemblea del Pd e dei circoli non ha voluto esporsi, ha tenuto nascosto il nome di Stefania Nesi al segretario comunale Massimo Vannuccini fino all’assemblea comunale. Potevano proporla nel corso dell’incontro informale con i segretari dei circoli, non l’hanno fatto; delle due l’una: o non avevano ancora un nome da mettere sul tavolo o non si fidavano del loro segretario che fino a quella sera, a sua volta, aveva tenuta nascosta al partito la candidatura di Capecchi, da lui sostenuta da mesi. Le sue dimissioni non sono state un atto eroico, ma la naturale conseguenza del suo atteggiamento ambiguo.
Sia chiaro, Nesi è una candidata di valore, per lei parla il lavoro di qualità fatto in questi quattro anni in consiglio comunale, con riservatezza, sempre lontana dai media. Che nel mondo dei social è risultato il suo limite. Al pari di Capecchi, ha un’idea molto chiara del territorio e della città. E dentro il Pd non è una parvenu: è la presidente dell’assemblea provinciale del Pd, l’organismo in cui si prendono le decisioni alla luce del sole.
La genesi. L’attuale situazione parte da lontano, è figlia dell’esito delle elezioni del 2017, del grande tradimento a Bertinelli da parte dei renziani con l’appoggio di altri. Veleni mai smaltiti che ancora inquinano l’aria del centrosinistra. Eppure, c’è stato un momento in cui le questioni potevano essere chiuse: le elezioni regionali. Quello avrebbe potuto essere lo spazio per mettere una pietra sopra al passato e ripartire al pulito. Una pacificazione da qualche mese auspicata solo a parole. E’ stata scelta un’altra strada, quella che ha portato il Pd nell’attuale situazione, a un passo dal baratro. Non si è avuta la forza di dimenticare, il coraggio di dimenticare. Non si è voluto dimenticare.
La buona politica, lo scorso giugno avrebbe messo attorno a un tavolo quelli che sarebbero diventati, a suon di voti, i due protagonisti principali delle Regionali: Riccardo Trallori e Bernard Dika. Dirigenti “illuminati” avrebbero sottoscritto un patto: Dika capolista per le Regionali con l’appoggio di Trallori, Trallori candidato sindaco del Pd con l’appoggio di Dika. In questo modo si sarebbero evitati spargimenti di sangue (politico) e iniziata una strada di confronto con la coalizione.
Invece no, Trallori doveva essere cancellato, era ritenuto colpevole di aver boicottato (o non difeso dentro il Pd), la rielezione di Samuele Bertinelli e forse di altro, per esempio il più recente mancato appoggio all’elezione di Massimo Vannuccini alla segreteria comunale. Nemmeno la valanga di voti ottenuta da Trallori a Pistoia aveva fatto cambiare la linea perché ormai era già stato deciso tutto: dai candidati, alla coalizione. Il Pd aveva l’uomo giusto, ma altri, non si sa bene a quale titolo, hanno imposto una scelta diversa che ha dovuto tener conto anche dello scarso, o nullo, gradimento di Avs e Sce (“non possiamo appoggiare il piano B di Trallori”, sostenevano importanti esponenti di Sce).
Si è continuato pervicacemente a bocciare la candidatura di Trallori senza, peraltro, spiegarne i motivi pubblicamente. Perché se si facesse un’operazione verità sulle elezioni del 2017, ne verrebbero fuori delle belle. Così, si illustrano le motivazioni di una candidatura, non si spiegano quelle di una bocciatura. Quando si parla di trasparenza, vien da ridere.
Verso le primarie. Il campo meno largo va alle primarie in un clima avvelenato, veleni che continuano a essere sparsi anche in queste ultime ore con interventi e comunicati che non hanno un senso logico. Si chiede e si assicura lealtà dimenticando che il patto tra i due schieramenti ha solo valore morale, che lega le poche centinaia di iscritti, non gli elettori. Vedremo nelle prossime settimane quanto questa lealtà sarà assicurata. I primi segnali non inducono all’ottimismo.
Rimangono in piedi i dubbi del dopo primarie. Se Nesi vincesse, quale sarebbe il percorso di Capecchi? E viceversa? Per il momento è un dialogo tra sordi che nemmeno si sforzano di utilizzare il linguaggio dei segni.
Chi si salva? Nessuno.
Adesso il campo meno largo dovrà ricomporre i cocci, anche se obtorto collo, poi, dentro il Pd ci sarà tutto il tempo per fare pulizia.











Pistoia sabato 7 marzo 2026
Gentile direttore,
ho letto la sua ricostruzione delle cose pistoiesi. Intervengo sulla parte che mi riguarda.
Mando soltanto a lei la versione più lunga e particolareggiata e ai suoi lettori ne propongo una più breve, quasi per titoli. Eccola.
La candidatura di Giovanni Capecchi
L’idea nasce a Perugia ad un convegno del novembre 2022, quando ad una mia affermazione sul fatto che avrebbe potuto essere un buon sindaco per Pistoia, lui non rispose.
Siamo a tre anni dopo, ovvero ad alcuni mesi fa, quando un mio amico e compagno ed io, forti di quel mancato no, andammo a casa di Giovanni a chiedergli la sua disponibilità a candidarsi.
Ci rispose che avrebbe accettato soltanto se indicato da tutta la coalizione di centro sinistra, non volendo fare il paladino di una parte.
Il mio amico ed io prendemmo allora un primo contatto con un paio di autorevoli esponenti del PD, per capire come si ponevano rispetto alla candidatura di Capecchi.
Vollero conoscere Giovanni, gli piacquero lui, il suo profilo, le sue idee e dettero la loro disponibilità. Era il 25 settembre scorso.
Allora passammo a fare la stessa cosa, con le stesse modalità con Avs e Sce. Era il 15 ottobre.
Il ruolo di Avs, Sce e Pd
La base per lavorare era stata messa. Da quel momento inizia, dentro le forze politiche un legittimo lavoro interno per fare in modo che quella di Capecchi possa essere una candidatura gradita a tutti. In Avs e in Sce nessun problema e ampia condivisione. Dentro al PD sappiamo invece com’è andata.
Tuttavia le cose languivano, quella di Giovanni era soltanto una delle varie ipotesi, tutte ufficiose, in campo.
La raccolta delle firme
Da qui l’idea (ovviamente dopo aver avvertito Giovanni della nostra intenzione) presa con tre o quattro amici (e senza Avs, Sce o altri partiti) di scrivere un appello a suo favore e di chiedere ad un po’ di amici (fortunatamente ne abbiamo tanti, e autorevoli) di firmarlo.
L’idea era quella di raccogliere 100 simboliche firme a sostegno e di fermarsi lì, presentando pubblicamente la richiesta da parte di un gruppo di cittadini.
Con un duplice obiettivo: cercare di smuovere acque troppo stagnanti e affermare che quella di Giovani era ed è l’unica candidatura civica (ovvero di una persona senza tessere di partito in tasca) e che era la società civile a chiederlo alle forze politiche.
Siamo stati tacciati di tutto: dall’indebita ingerenza alla lesa maestà, ma il nostro obiettivo è stato raggiunto: candidatura pienamente e ufficialmente in campo e una (invero modesta) accelerata ai tempi.
Quindi non c’è stata alcuna forza politica che ci ha affidato il compito di raccogliere le firme per cucire addosso a Giovanni un vestito popolare.
Caro direttore, quel vestito Giovanni lo possedeva già e lo possiede. Stanno a testimoniarlo le 800 firme, ampiamente trasversali, giunte in suo sostegno e le oltre 400 presenze al convento di San Domenico.
La sua candidatura non è frutto di un pre accordo a sinistra e non è stata una manovra di Avs e Sce.
Alcune domande finali
Chiudo con alcune domande, che rivolgo a lei e ad altri, in primis a quelli che amano star dietro le quinte e si preoccupano di mettere in giro falsità.
1) perché la candidatura di Giovanni ha nemici così agguerriti e (mi creda) molte volte scorretti che usano mezzucci come la voce messa in giro di un ricorso al Tar, no anzi una denuncia verso l’allora sindaco Renzo Berti fatta 19 anni fa da Giovanni per la questione dell’ospedale. Ah, no. Se non era una denuncia era sicuramente un esposto alla magistratura. Anzi no: era un ricorso al Tar contro la localizzazione del nuovo ospedale. Niente di tutto questo è mai accaduto ma questo ed altro fango continua a venir lanciato contro Giovanni. Sarà che i suoi nemici lo giudicano poco “addomesticabile”, non condizionabile, troppo poco legato ai partiti? Il mio sospetto da questo punto di vista, è grande.
2) perché contro di lui, oltre alle numerose infamità, si è voluta giocare la carta Simona Laing, vero specchietto per le allodole che è servita soltanto a trovare 500 firme in suo sostegno (bella idea anche se malamente copiata) salvo poi scaricarla come un peso inutile? Che vergogna.
3) davvero si pensa che, se la candidata a sindaco fosse Stefania Nesi, il centro sinistra, nonostante il richiesto e doveroso sostegno, compreso il mio, da parte di chi pure ora vuole Giovanni Capecchi, avrebbe una possibilità di vincere contro il centro destra? Non conosco Stefania Nesi e le faccio comunque i miei auguri, ma vorrei ricordare che dal famoso e disconosciutissimo sondaggio, lei è uscita al penultimo posto come livello di popolarità, con l’80% per la Celesti e soltanto il 30% per lei.
4) ultimo ma non meno importante: perché c’è chi non vuol capire che agli ultimi due appuntamenti elettorali il PD ha presentato come candidati a sindaco due suoi esponenti, entrambi con in tasca la tessera del partito. E sappiamo com’è andata, prima con Samuele Bertinelli, poi con Federica Fratoni.
E al terzo appuntamento cosa decidono di fare a suon di firme? Prima ipotizzano di indicare il tesserato Riccardo Trallori, infine tirano fuori dal cilindro la carta Nesi, anch’essa esponente del partito.
Ma davvero non si è capito che, per cercare di conquistare il Comune, servono l’unità di intenti da parte di tutte le forze progressiste ed una candidatura in grado di raccogliere consensi anche al di fuori dell’insufficiente perimetro delle forze politiche che la sostengono?
Giovani Capecchi lo è e lasciare (sia pur in ritardo) la parola ai cittadini, è cosa buona e giusta.
BUONE PRIMARIE A TUTTI.
Tiziano Carradori , promotore della raccolta di firme per Giovanni Capecchi candidato sindaco