mercoledì, Ottobre 21, 2026

Carl Verheyen: intensità, tecnica e libertà al Garibaldi Milleventi

PRATO – Ieri il Garibaldi Milleventi di Prato ha accolto una serata che molti aspettavano da tempo.

Il concerto di Carl Verheyen ha portato in Toscana un evento di altissimo livello, dando al numeroso pubblico presente la possibilità di ascoltare un artista che ha attraversato decenni di musica e continua a sorprendere per le sue doti tecniche e trasmissive.

Il teatro, con la sua atmosfera raccolta, ha fatto subito la differenza. Le luci morbide, la vicinanza tra platea e palco, il suono che si muove senza ostacoli: tutto sembrava predisposto per un ascolto pieno. Quando Verheyen è entrato, non c’è stato bisogno di presentazioni. La sua presenza è stata naturale, quasi familiare, e la band ha attaccato il primo brano con una fluidità che ha sciolto immediatamente l’attesa.

Alcuni scatti del concerto di Carl Verheyen al Garibaldi Milleventi di Prato (fotografie di Simone Tofani)

Accanto a lui, Fabio Crespiatico al basso, John Mader alla batteria, Troy Dexter tra chitarra, tastiere e cori, e Hollye Dexter alla voce hanno costruito un equilibrio che non è semplice accompagnamento. Ognuno portava una sensibilità diversa, e il risultato era un suono che si muoveva con naturalezza tra energia elettrica, raffinatezza strumentale e momenti più intimi. La band non seguiva Verheyen: dialogava con lui, e il teatro amplificava questa intesa.

La set list ha attraversato blues, rock e jazz senza mai sembrare un esercizio di stile. C’erano brani che si aprivano all’improvvisazione, altri che si appoggiavano su strutture più definite, ma tutto scorreva con una coerenza che nasce solo da musicisti abituati a guardarsi e ascoltarsi. Nei passaggi più intensi, il pubblico si è compattato; nei momenti più delicati, si è fatto un silenzio che appartiene solo alle serate riuscite.

Questa data pratese ha mostrato con chiarezza ciò che i fan aspettavano: la capacità di Verheyen di attraversare generi, atmosfere e intensità con una libertà che appartiene solo ai grandi chitarristi.

Ogni brano apriva una nuova sfumatura, un diverso modo di intendere lo strumento, passando da linee pulite e luminose a improvvisazioni più ruvide e istintive. Non c’era mai ripetizione, mai compiacimento: solo la naturale evoluzione di un musicista che conosce la chitarra in ogni sua possibilità.

Chi segue Carl Verheyen da anni sapeva che una serata così avrebbe portato sul palco qualcosa di speciale, e le aspettative non sono state certo deluse. Il calore del pubblico è stato la conferma di aver assistito a un concerto ricco, vario, costruito con quella maestria che pochi chitarristi al mondo possiedono davvero.

Un evento atteso, certo, ma soprattutto un’esecuzione che ha confermato perché Carl Verheyen continua a essere considerato una delle figure più autorevoli della chitarra contemporanea.

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