mercoledì, Settembre 9, 2026

Carlo Alberto Biazzi, un giovane regista ricorda Francesco Freda

PISTOIA – Ho incontrato Carlo Alberto nel giugno del 2015 a casa di Francesco “Franco” Freda a cui stavo facendo un’intervista video proprio per Reportpistoia.

Freda, scomparso nel 2019, è stato uno dei truccatori più apprezzati e richiesti nel cinema italiano e ha lavorato con moltissime attrici da Catherine Hepburn a Sophia Loren in memorabili film diretti dai più grandi registi, da Ettore Scola a Michelangelo Antonioni.

Biazzi ha appena portato a termine il suo secondo lavoro professionale “Al di là del mare”, che è possibile vederle gratuitamente sulla piattaforma Prime.

Il primo film professionale invece è stato “Il padre di mia figlia” con Giulio Scarpati del 2017 che è stato anche l’ultimo lavoro di Franco Freda.

Dopo anni, abbiamo avuto la possibilità di risentirsi ed è stata l’occasione per fargli qualche domanda su quanto è successo nel frattempo e con l’occasione ricordare Franco Freda.

Come hai conosciuto Freda?

L’ho conosciuto all’età di vent’anni e ho iniziato a frequentarlo. Mi ha seguito fin dal mio primo lavoro, insegnandomi molto dal punto di vista cinematografico, come la cura del dettaglio ad esempio. Ero molto giovane, dovevo fare un film amatoriale e mi serviva un invecchiamento, all’epoca non sapevo esattamente nemmeno cosa fosse, una persona ci mise in contatto e presi un treno per Firenze e lo incontrai: da lì è nata un’amicizia o meglio un rapporto che non saprei nemmeno come definire, perché era basato su un affetto strettissimo, era come un nonno per me.

Il regista Carlo Alberto Biazzi

Mi ha insegnato molte cose sul cinema ma come i giovani d’oggi anch’io non ero molto bravo a seguire con attenzione quel tipo di personaggio, sto parlando di molti anni fa, ma lui ha visto in me un potenziale non solo artistico ma anche umano.

Era un rapporto in cui si parlava molto di amore per quello che fai, per le relazioni con le persone, per tutto.

Aveva alle spalle un’esperienza infinita, basta ricordare il film “Una giornata particolare” di Ettore Scola.

Quando ha lavorato con te?

Lui mi ha aiutato da sempre, nel mio film amatoriale “Ricordi di un partigiano”, oltre al trucco mi ha dato molti altri consigli. Si commuoveva, perché gli ricordava anche il suo lavoro in gioventù. Era una storia che io e lui avevamo pensato insieme, poi il soggetto è rimasto nel mio computer per un po’ fino a diventare un film.

Come hai conosciuto Menegatti che ha curato la fotografia del film “Al di là del mare”?

Franco mi ha fatto conoscere Luciano Tovoli che è stato ed è un grande direttore della fotografia, mi ha messo in contatto con il mondo di una fotografia che si faceva molto tempo fa, l’accuratezza delle immagini, la loro costruzione, anche Menegatti ha lavorato con Tovoli. Io avevo in testa proprio quel tipo di fotografia, quindi l’ho scelta.

Francesco Freda (foto di Stefano Di Cecio)

Si vede e si apprezza, nel film che è una “fiaba di fiabe”, il nonno porta il bimbo alla maturazione con delle storie raccontate

Una storia semplice, ed è la sua vera forza, oggi la semplicità non la cerca più nessuno, secondo me invece nella semplicità nascono grandi cose e le puoi curare al meglio traendone delle emozioni e sentimenti che nessuno cerca più e che spesso, nel giorno d’oggi, vengono sopraffatte dalla frenesia.

Con le immagini del mare siamo stati molto fortunati con il meteo e abbiamo potuto lavorare sui colori, abbiamo ricercato di ricreare una cinematografia dell’epoca aurea del cinema italiano.

Una scena del film “Al di là del mare” di Biazzi

Un bravissimo Eros Pagni, e anche Serena Grandi con cui lavori per altri progetti: come l’hai trovata?

Sì, abbiamo finito un romanzo insieme lo scorso anno, mi serviva questo ruolo, una carbonaia, tutti se la ricordano per i film osé ma ha fatto altri film d’autore come “Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati, in ricordo di questo film e del suo ruolo l’ho cercata perché avevo bisogno di una donna di questo tipo, materna, una versione familiare di quella dirompente di Tinto Brass.

E’ nata anche con lei un’amicizia che ci ha portato a lavorare ad altre cose, non la sento tutti i giorni ma quasi.

Torniamo alla dedica del film che compare all’inizio.

Quando si parla di Franco per me si parla di amore, sempre, è una dedica fatta con affetto e tanto sentimento ed è un elogio a quel cinema che l’ha consacrato e che mi ha insegnato ed è quel cinema a cui mi sono affezionato e da cui cercherò di non staccarmi mai.

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