mercoledì, Settembre 9, 2026

Caro energia: a Prato un incontro fra Comune, imprese, e sindacati per definire strategie locali

di Enrico Becchi

PRATO – Qual è stato fino ad oggi l’impatto del caro energia sul territorio pratese? Quali le prospettive dei prossimi mesi? E soprattutto: come affrontare il problema per lo meno a livello locale? Questi i punti all’ordine del giorno di un incontro che ha visto confrontarsi sul tema Amministrazione comunale, imprese, sindacati e associazioni di categoria.

La questione non è nuova: le prime imprese che si sono rivolte all’Amministrazione in cerca di indicazioni lo hanno fatto già a partire da settembre 2021. Ma, nell’arco di un anno, la crescita dei prezzi è stata costante, se non addirittura fatta di impennate. Scopo dell’incontro, quindi, quello di creare un’urgente conoscenza condivisa sul problema, e suggerire spunti per impostare delle politiche locali di risposta.

Paolo Abati, direttore generale di Estra Spa, ha cercato di delineare un quadro delle principali cause del problema. «Sicuramente una parte è da attribuire al conflitto fra Russia e Ucraina, ma c’è anche altro. Primo, un fenomeno di speculazione, perché il prezzo del gas al metro cubo è passato da 0.40 € a 3.20 € già fra novembre e dicembre 2021, quando il conflitto non era ancora in atto. Secondo, una carenza strutturale di tutto il sistema sia europeo che italiano, perché importiamo dall’estero gran parte della risorsa, ultimo sulla lista il gas liquefatto dagli Stati Uniti. Terzo, pessime politiche statali, perché Paesi come Austria, Germania, Svizzera o Svezia hanno già stanziato milioni o miliardi di euro per salvare le loro principali aziende del settore energetico.»

Secondo Abati, nei prossimi 15 anni il gas potrebbe diventare la risorsa primaria richiesta in vista della transizione energetica. Inoltre, anche con un prossimo abbassamento dei prezzi, è probabile che il mercato mondiale si adegui mano a mano a quelli attuali, per cui sarà difficile strappare un prezzo di vendita pari a quello degli scorsi anni anche a Paesi che nulla hanno a che fare col conflitto in atto. Perciò, quali le soluzioni?

«Alcune sono senza dubbio di competenza europea, prima fra tutte lo stabilire un tetto massimo al prezzo del gas. I Governi, compreso il nostro, dovrebbero imporre una chiusura delle borse per evitare fenomeni di speculazione. E poi dare la giusta priorità agli interventi statali: al primo posto dovrebbero esserci le imprese, che necessitano di liquidità e di garanzie.»

Imprese, sindacati e associazioni di categoria in parte si sono trovate d’accordo con il quadro e con le soluzioni, e in parte no. E sono anche state proposte soluzioni specifiche per il territorio.  

Imprese e famiglie andrebbero messe sullo stesso piano di priorità. Rateizzare i pagamenti delle imposte è una soluzione tampone, di fronte a quelle più vere come regolamentare il libero mercato. Creare da ora in poi una rete di confronto fra tutti gli attori presenti all’incontro, e coinvolgere la Regione Toscana, cercando di costruire un vero e proprio percorso condiviso che guardi seriamente all’obbiettivo di decarbonizzazione del 2030. Fino anche a considerare azioni radicali e difficili da concertare, ma di una possibile efficacia temporanea per abbattere i costi, come tenere chiuse le attività più energivore per un giorno alla settimana.

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