FIRENZE – Il dinamismo delle figure, la vivacità dei colori, il mito della velocità, la capacità di coniugare temi della contemporaneità a motivi tradizionali della storia dell’arte.
Palazzo Medici Riccardi di Firenze dedica un’esposizione monografica sull’arte di Fortunato Depero (1892-1960), artista trentino annoverato tra i “padri” della pittura futurista e considerato uno dei “maestri” più originali della prima metà del Novecento. In mostra una selezione di quarantasette opere di Depero, inclusi alcuni capolavori che illustrano e sintetizzano il suo percorso artistico, in gran parte provenienti dal Mart di Rovereto.

L’esposizione prende avvio dal capolavoro “Nitrito in velocità”, realizzato nel 1932 ed esposto al Museo del Novecento di Firenze, opera-simbolo dell’incontro fra tradizione e modernità nell’arte di Depero: il motivo ricorrente del cavallo, archetipo per molti artisti contemporanei come anche Marino Marini, è qui oggetto di una scomposizione e una trasformazione in senso dinamico, con l’uso del chiaroscuro e delle “pieghe” che rendono all’osservatore l’immagine di un cavallo al galoppo a grande velocità.
I motivi futuristi della velocità, del dinamismo, del movimento incessanti sono declinati da Depero in maniera originale e creativa: nelle sue opere a predominare non sono le “macchine” e le più recenti innovazioni della tecnica, ma vi è un costante richiamo al mondo reale o fantastico della vita e delle attività quotidiane, degli uomini e degli animali.

La prima parte della mostra è dedicata agli studi per scenografie, bozzetti e figurini, che nell’opera di Depero sono abitati da modernissimi pupazzi, burattini e marionette come quelli della Commedia dell’Arte e del teatro di piazza. Le collaborazioni teatrali di Depero furono intense e importanti, come quelle con i Balletti Russi dell’impresario Sergej Djagilev, per il quale immaginò scene e costumi per “Le Chant du Rossignol”, tratto da una fiaba di Hans Christian Andersen, su musiche di Igor Stravinskij: un progetto accantonato dall’impresario russo, forse anche per il carattere troppo rigido e complesso dei costumi che rischiava di intralciare i movimenti dei ballerini.
Celebre è inoltre la sua produzione di teatro d’avanguardia “I Balli Plastici” che, nel 1918, andò in scena a Roma con automi in legno in sostituzione degli attori. Un interesse che non deve sorprendere, visto il grande successo internazionale riscosso in quel periodo dalle compagnie dei balletti russi, spesso di soggiorno anche in Italia e capaci di coinvolgere e affascinare artisti assai diversi fra loro: è questo un aspetto che avvicina Depero a uno dei più grandi artisti del secolo scorso, Pablo Picasso, anche lui coinvolto negli stessi anni nella realizzazione di scenografie e costumi per la compagnia di Djagilev.

Una seconda parte della mostra è incentrata sulla lavorazione degli arazzi e presenta numerose tarsie in panno, tra cui spicca la maestosa “Cavalcata Fantastica”, espressione della grande varietà di tecniche esplorate dall’artista nel corso della sua vita. L’opera, che non a caso dà il nome all’intera esposizione, rappresenta un autentico “manifesto” dell’arte di Depero, tra richiami futuristi, cubisti, surrealisti e un utilizzo delle serie geometriche che per certi versi anticipa l’opera di Escher.
La vivacità della composizione, l’uso di colori caldi, l’attenzione alle geometrie e alle linee, la dinamicità delle figure, le suggestioni esotiche: “Cavalcata Fantastica” è un’opera di forte impatto visivo, capace di catturare e rapire all’istante lo sguardo dell’osservatore, e di affascinare con i suoi animali fantastici e i suoi strani personaggi.

La terza e ultima sezione presenta un approfondimento sui miti della velocità, del progresso e della civiltà meccanica, cari ai Futuristi e ben visibili nell’opera di Depero: sono temi che portano l’arte e l’umanità a riconoscersi in una nuova era, fatta di potenza e vitalità meccanica e contraddistinta da un vero e proprio “culto” della tecnologia, contro il “passatismo” rappresentato dalla cultura ottocentesca.
Ne scaturisce un’arte che deve farsi interprete di questa “rivoluzione” e di questo “salto nel futuro”, rompendo i vecchi schemi accademici, superando la tradizione e reinterpretando archetipi e schemi attraverso i principi e i valori della nuova civiltà tecnologica, dinamica, meccanica e industriale.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 28 gennaio.










