di Riccardo Bonaguidi
PISTOIA – ”Con le cave le Apuane se ne vanno in polvere”. E’ la denuncia di Gianluca Briccolani, alpinista e scrittore, che con l’associazione Apuane Libere si batte per liberare il parco apuano dalla presenza dei siti estrattivi.
Venerdì 18 novembre Briccolani sarà a Pistoia (sede Cai Pistoia, in via Antonini 7 ore 21:30) per presentare il libro L’altezza delle libertà, viaggio tra l’essenziale bellezza delle Alpi Apuane. A pochi giorni dall’evento lo abbiamo intervistato per approfondire la missione dell’associazione ambientalista.
”Ho appeso la corda per difendere la catena montuosa delle Apuane”
Tutto è nato dalla traversata integrale della catena montuosa delle Apuane nell’agosto del 2016, un viaggio di 18 giorni in solitaria e in stile alpinistico che Briccolani si è regalato per festeggiare il 40° anno di età. Dopo l’intensa esperienza e due anni di lavoro nel 2018, edito da Polistampa, esce il libro. A corredare l’opera un centinaio di fotografie che ritraggono la bellezza naturale del parco.

Ma ”L’altezza della libertà” è più di una semplice racconto sulla traversata. Dall’esperienza in Apuane, preso atto dello scempio ambientale causato dall’attività estrattiva, è nata la volontà di impegnarsi attivamente per la tutela dell’area. Così il 25 aprile 2021, ” non una data a caso” – dice, Briccolani fonda con l’aiuto di altre 6 persone, tutti escursionisti e alpinisti, l’associazione Apuane Libere. ”La mia – racconta – è la storia di una persona comune con la passione per l’alpinismo che ha deciso di accantonare la corda per difendere la catena montuosa delle Apuane”.
A poco più di un anno dalla nascita il gruppo ha già effettuato 34 segnalazioni e depositato 2 esposti in Procura. Ultimo traguardo raggiunto, l’ottenimento della sospensiva della cava Castelbaito-Fratteta a Fivizzano (Massa). Dopo la segnalazione dell’associazione nello scorso ottobre, la Regione ha revocato alla società Walton Carrara la Via (Valutazione di impatto ambientale) concessa nel 2014. ”Le due cave – osserva Briccolani – un tempo erano distinte, poi sono state unite per ridurre, apparentemente, il numero totale di siti presenti sul territorio”. Una mossa strategica, insomma, per far risultare meno cave di quante ce ne siano effettivamente.
Alpi Apuane, Geoparco Unesco dal 2012: ”si permette di scavare nei siti protetti”
Nel 1985 la Regione Toscana, a seguito di una raccolta di firme e alla presentazione di una legge di iniziativa popolare, ha istituito il Parco naturale Regionale delle Alpi Apuane. Nel 2012, dopo un ridimensionamento dell’area protetta ad opera della stessa Regione nel 1997 (da circa 50 mila si è passati a 20 mila ettari), il parco è diventato Geoparco Unesco. Ospitando un ampio bacino di biodiversità, il parco inoltre fa parte dei siti Natura 2000, contenendo al suo interno diverse Zps (zone di protezione speciale) e Zsc (zone speciali di conservazione).

”Nonostante ciò, grazie alle politiche distruttive della Regione, si permette comunque di scavare nei siti protetti a colpi di deroghe – denuncia il presidente dell’associazione -. Ogni due anni tecnici vengono a fare controlli ma non si capisce a cosa servono se poi non cambia nulla”. Ad essere violate, anche le regole sui divieti di scavo sopra i 1200 metri di altezza. ”Al momento – spiega – sono circa una decina i siti estrattivi di questo tipo”.
‘‘Non chiamatele cave”
A proposito della definizione di cave, Briccolani è perentorio: ” sono dei siti estrattivi, non hanno nulla a che vedere con le cave, questo termine ormai va relegato alla storia”. La differenza starebbe proprio nella procedura di estrazione del marmo. ”Il cavatore si alzava preso la mattina, andava a lavoro rischiando la vita per un tozzo di pane e tornava la sera a casa tardi – racconta -. Ora ci sono operatori di macchine sofisticate che per tirare giù un blocco ci impiegano circa 10 ore. Prima ci si metteva 2 mesi”.
Diversi sono anche gli utilizzi del prodotto. ”Oggi con il marmo estratto si produce soprattutto carbonato di calcio, un materiale del tutto superfluo utilizzato come sbiancante, dall’edilizia all’igiene orale, che molte aziende definiscono, fittiziamente, ecologico”. A finire in briciole in media, è circa l’80% del blocco estratto, mentre solo lo 0,5% è utilizzato per produrre opere artistiche. Il resto, il 19% circa, è utilizzato per arredo. ”Così – osserva – le Apuane se ne vanno in polvere per usi non essenziali”.
I sopralluoghi: una scuola di volontari e la proposta di convenzione con la Regione
”A seguito dei nostri sopralluoghi ci attiriamo le ire dei proprietari delle cave, che spesso sono in odore di malavita”, racconta Briccolani. Per documentare le irregolarità nei siti i volontari dell’associazione si muovono dopo studi approfonditi sulla società che opera nell’area e sulla storia della cava.

”La nostra idea è quella di dare vita ad una vera e propria scuola di volontariato con un’assicurazione per chi si impegna nelle nostre attività”. Per sopperire alle carenze di organico e di fondi della Regione, Apuane Libere si è proposta inoltre di stipulare un protocollo con il suddetto ente per poter svolgere i sopralluoghi nel pieno delle regole. ”Anche perché – osserva Briccolani – allo stato attuale se ci dovessero sorprendere le forze dell’ordine siamo passibili di denuncia”.
L’associazione attende adesso una risposta da parte della Regione dopo l’incontro con l’assessore all’ambiente Monia Monni avvenuto lo scorso 28 settembre. ” Non pretendiamo di avere per forza la convenzione con la Regione – dice – l’importante è che facciano qualcosa. Prima – aggiunge – c’era il Progetto cave che per qualche anno è stato finanziato per effettuare circa 60controlli l’anno. Poi con la giunta Giani non è stato rinnovato.
L’impatto ambientale: ”nei fiumi delle Apuane non troverai nemmeno un pesce”
Ma qual’è l’impatto ambientale di un sito estrattivo? ”Non c’è solo il problema dello smaltimento degli oli esausti o degli idrocarburi – dice – Il vero problema è l’acqua”. A quanto spiega Briccolani, infatti, per le operazioni di taglio, per ogni macchina impiegata nei siti, servono circa 20 litri di acqua al minuto. ”L’acqua – prosegue – che generalmente è presa abusivamente dai torrenti o dalle fonti d’acqua vicine, viene poi contaminata con la marmettola, materiale prodotto dalla lavorazione della pietra”.

Stando a quanto riportato sul sito di Arpat, l’agenzia regionale per la tutela ambientale, la sostanza, che dovrebbe essere raccolta e recuperata, ”non di rado e anche in ingenti quantità – si legge nella nota – risulta abbandonata nell’area di cava, resta esposta all’agenti atmosferici meteorici, generando un notevole impatto sull’ambiente, in particolare sulla risorsa idrica”.
Ad essere compromesso, a causa della Marmettola, secondo quanto riportato una nota di Apuane Libere, anche il complesso carsico del Monte Corchia dove ”l’imbiancamento dell’ambiente ipogeo – si legge – è ingentissimo ed inequivocabilmente dovuto alla segagione del marmo proveniente dai piazzali e dalle gallerie dei soprastanti siti estrattivi in concessione alla Società Cooperativa tra i Condomini dei Beni Sociali di Levigliani”.
Non correttamente recuperata la marmettola, quindi, finisce nelle cavità carsiche e soprattutto nei fiumi dove, oltre ad intorbidirne l’acqua osserva Briccolani: ” rende impermeabili gli alvei e, mischiandosi con i gas di scarico, decreta la morte biologica dei torrenti. Per questo – conclude – non troverai nemmeno un pesce nei fiumi delle Apuane”.









