mercoledì, Settembre 9, 2026

C’era una volta il radiodramma, o forse c’è ancora, nel libro di Sacchettini


MONTALE – Il titolo ci viene suggerito dal libro di Rodolfo Sacchettini “Letteratura per sola voce” presentato a Villa Castello Smilea di Montale, presente l’autore, dal presidente di Auser Franco Pessutti con Nicola Turi dell’Università di Firenze, introdotti dall’assessore alla cultura del comune Tiziano Pierucci.

Il volume, edito da Anthology Digital Publishing, contiene cento radiodrammi trasmessi in Italia dal 1955 al 1960, una ricerca meticolosa ed estremamente interessante fatta negli archivi Rai di Firenze.

Un particolare della copertina del libro di Rodolfo Sacchettini

Il volume ci trasporta nell’atmosfera degli anni ’50 attraverso un genere sospeso tra la cultura alta e l’intrattenimento: il radiodramma.

In questo periodo scrivono per la radio autori specializzati (Pratolini, Paolo Levi, Alfio Valdarnini), drammaturghi e letterati (Dino Buzzati, Raffaele La Capria, Carlo Emilio Gadda, Renzo Rosso, Luigi Squarzina), figure straniere di primissimo piano che la radio, spesso in anticipo sugli altri media, rende noti a un vasto pubblico (Samuel Beckett, Heinrich Böll, Agatha Christie, Friedrich Dürrenmatt, Max Frisch mentre fra i traduttori figurano Ungaretti e La Capria ). Rodolfo Sacchettini ricostruisce e racconta una miriade di storie, temi e forme dei radiodrammi trasmessi in Italia dal 1955 al 1960, anni di profondi e decisivi cambiamenti per il paese.

In Italia il primo “adattamento radiofonico” di un’opera teatrale fu trasmesso il 18 gennaio 1927 dalla sede di Milano dell’EIAR anche se il primo radiodramma italiano vero e proprio (scritto giusto per la radio) risale invece al 6 ottobre 1929 ed è L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli.

In realtà la diffusione massiva del genere in Italia si avrà dagli anni ’50 con la diffusione della radio:dal 1955 al 1960 la Rai realizzerà ben 297 radiodrammi quando la cultura era un segno distintivo dell’Ente di Stato.

In questa produzione la Rai di Firenze gioca un ruolo di rilievo tanto che in quella sede c’è una compagnia di prosa stabile, con registi e tutte le maestranze necessarie alla sua realizzazione. Fra i registi radiofonici c’è Andrea Camilleri che poi passerà alla televisione.

Il libro di Sacchettini ci fa sapere che dal 1953 al 1955 gli abbonati alla radio passano da quattro ad oltre sei milioni e che dopo due anni dell’introduzione della televisione (1954) la radio mantiene il predominio con 17 milioni di ascoltatori abituali. Nel 1963 nonostante la diffusione della tv , il 73% della popolazione ascolta la radio almeno una volta la settimana. Insomma la radio è il primo medium che riesce a raggiungere strati di popolazione socialmente e culturalmente di diversa estrazione. Ancora tra il 1959 e ’60 il radiodramma mantiene alti livelli quantitativi e qualitativi.

Ma come si definisce il radiodramma:un po’ di storia

Di solito il radiodramma è un lavoro relativamente breve, che può essere però anche diviso in parti (tipicamente due o tre, come gli atti teatrali). Non sono radiodrammi, ma piuttosto sceneggiati, i lavori divisi in puntate. Altra caratteristica del radiodramma è da considerarsi, per alcuni, la sua originalità (si parla talvolta anche di “originale radiofonico”): seguendo tale impostazione, le riduzioni per la radio di opere concepite per un’altra diffusione non sarebbero radiodrammi. In genere, peraltro, simili riduzioni sono sceneggiati.

I primi esperimenti di radiodrammaturgia avvennero in Gran Bretagna; la BBC mise infatti in onda il primo radiodramma, Danger di Richard Hughes, il 15 gennaio 1924. In Francia Maremoto di Pierre Cusy e Gabriel Germinet fu trasmesso il 21 ottobre 1924 e in Germania, il primo ad andare in onda fu “Spuk” di Rolf Gunold nel luglio 1925.

Per tornare al significato del titolo se il radiodramma c’è ancora, possiamo dire che c’è un certo ritorno all’uso della radio, o meglio della voce, nel raccontare i libri: sono gli audiolibri ma è un’altra cosa.

Rodolfo Sacchettini, a Pistoia conosciuto anche per essere stato presidente del Associazione Teatrale Pistoiese, è dottore di ricerca in Italianistica, ha pubblicato numerose monografie, dalla narrativa di Landolfi alla storia del radiodramma italiano prima della televisione e del teatro. Collabora con l’Enciclopedia Treccani e con Radio 3 Rai per Il teatro di Radio 3 e Wikiradio. Insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze e Documentario audio alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

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