PISTOIA – Si intitola “Ci sarà il sangue” la mostra di Giacomo Carnesecchi che si inaugura sabato 4 marzo alle 16 nelle Sale Affrescate del Palazzo comunale a Pistoia.
Una mostra legata drammaticamente ai tragici tempi che stiamo vivendo: essa presenta quattro grandi installazioni realizzate per l’occasione dall’artista, ciascuna delle quali occupa un ambiente delle Sale affrescate.
Il percorso si snoda recuperando la modalità di un racconto in cui ogni opera, appare come un capitolo di un libro e spetta al visitatore ricostruire quel filo che le raccoglie in un’unica narrazione. Infatti, sotto traccia sono molte le suggestioni e le riflessioni e i riverberi sull’oggi che Carnesecchi, come ha scritto il critico Marco Bazzini, “offre sia rispetto al mondo contemporaneo sia nei confronti della sua arte. Nei confronti di quest’ultima l’autore ha immaginato questa sua monografica quasi come una segreta antologica in cui è possibile rintracciare tutti gli argomenti trattati in questi oltre dieci anni di lavoro nella sua arte”.
Alcune opere tra loro sovrapposte depositate a terra all’inizio del percorso, modificato rispetto al consueto fluire degli spettatori, testimoniano quanto realizzato dal 2008 al 2022. Alla prima istallazione è stato dato il titolo “Il tempo non si è mai fermato” e diventa così come il deposito di sabbia della clessidra simbolo dello scorrere del tempo.
“Il tempo che passa” – dice l’artista – nonostante le vicende della vita, passa e ti trasforma, ti cambia senza chiedere il permesso.”
“Ultimo paesaggio” fa riferimento al nostro tempo come possibile ultima traccia della presenza dell’uomo sulla terra. Le conseguenze del nostro vivere stanno, con grande velocità, modificando quelle che sono le caratteristiche del nostro paesaggio e del nostro pianeta. Il trascurato rispetto dell’uomo verso il pianeta ne ha portato alla distruzione. “Ultimo paesaggio” vuole raccontare quanto, di questa distruzione, ci circonda. Se l’uomo non cambia il suo mondo interiore e l’approccio verso il pianeta, questo diventerà veramente l’ultimo paesaggio che potremo vivere e rappresentare. Il cielo è solcato da tracce nere che lo stanno rendendo invisibile; il suo celeste è contrapposto al nero del petrolio che ci racconta una natura deturpata e sfigurata. Ci rimane solo uno scheletro di realtà, sorretto da blocchi di calcestruzzo che, con l’ultima forza, resistono al loro creatore.
In “Poveri cristi” il tema è la sofferenza dell’uomo, le sfide grandi o piccole contro le quali lui stesso si deve scontrare, attraverso le quali deve passare e che deve superare. La sofferenza dei più deboli, i valori della vita buttati e schiantati, senza dignità.
“Ci sarà il sangue” parla del nostro oggi e della natura devastata dall’uomo, inquinamento, guerre. Il pantano nero, il petrolio e i suoi derivati, che mangia la natura (fiori di orchidee essiccati dopo la caduta dalle piante curate dall’artista per molti anni). Dalla melma però è possibile uscire, così nascono delle figure danzanti, vicine al riscatto. Ci possiamo riuscire? È questo l’interrogativo che pone l’artista che proprio con la sua arte vuole però dare una speranza.
La mostra può essere visitata dal 5 al 26 marzo dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18.
Sabato 25 ci sarà la presentazione del catalogo.










