PRATO – In merito alla vicenda dei cittadini di origine cinese inoculati col vaccino Sinovac, che riguarda circa 2000 aziende condotte da cittadini cinesi nel distretto di Prato, migliaia di lavoratori pur vaccinati non hanno il riconoscimento della certificazione verde e devono effettuare i tamponi per ottenerla.
Per questo l’Associazione Generale Ramunion Italia, dopo la lettera dei giorni scorsi, tramite il suo presidente Luca Zhou Long.
“Ringraziamo il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani per la celere risposta offerta tramite gli organi di informazione e attendiamo la sua cortese risposta scritta sottolineando l’urgenza indifferibile di una soluzione sulla certificazione verde nei luoghi di lavoro. Chiediamo pertanto che il nostro presidente si faccia portavoce di queste gravi difficoltà nei tavoli istituzionali ai quali la Regione Toscana partecipa.
Numerose aziende ed i loro lavoratori si sono rivolte a Ramunion Italia sollecitando una nostra pressione a causa dei forti sacrifici profusi per poter continuare la loro attività lavorativa. L’attuale situazione infatti ghettizza e discrimina chi ha svolto coscientemente il proprio ruolo di cittadino andandosi a vaccinare in Cina ancor prima che ci fosse qualsivoglia vaccino disponibile in Italia. Questo perché il sistema Green Pass non riconosce i vaccini anti-covid cinesi. I vaccini cinesi sono stati accrediti dall’organizzazione WTO, sono stati tra i primi vaccini applicati sulla massa di popolazione cinese ed i cinesi sono stati tra i primi ad usare il sistema Green Pass.
Non solo, il sistema sanitario italiano ha riconosciuto e riconosce i vaccini cinesi contro molto molte patologie. Da parte nostra vogliamo ringraziare la Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Prato che ha aiutato Ramunion Italia e la comunità cinese nel garantire prezzi convenzionati per il tampone necessario per poter lavorare. La situazione tuttavia non è più sostenibile.
Conosciamo i limiti delle competenze regionali sul green pass nazionale, ma non concordiamo sul fatto che sia un problema europeo, visto che il green pass per lavorare in aziende private è una unicità tutta Italiana. Sollecitiamo il suo intervento nei tavoli istituzionali affinché venga trovata una soluzione che ci permetta di lavorare così con una soluzione similare a quella adottata per il caso del vaccino russo nella Repubblica di San Marino. La preghiamo signor presidente comunque di prendere urgentemente a cuore la situazione e trovare una soluzione nei tavoli istituzionali, altrimenti migliaia di cittadini non potranno continuare ad andare a lavorare creando grandissimo nocumento all’economia locale, regionale e nazionale non solo per le componenti di origine cinese. Oltre a ciò la preghiamo di considerare i problemi di sopravvivenza delle famiglie dei lavoratori coinvolti”



