mercoledì, Settembre 9, 2026

Claudio Magris riceve il Premio Internazionale Dialoghi

PISTOIA – Dove inizia l’uomo con i suoi diritti e i suoi doveri, i suoi sentimenti, la sua intelligenza e la sua barbarie? Quando si può dire che esiste l’uomo?

Sono gli interrogativi dai quali prende le mosse il colloquio tra lo scrittore e saggista triestino Claudio Magris e lo scrittore Paolo di Paolo, in uno degli incontri più attesi della seconda giornata dei Dialoghi sull’Uomo.

Un dialogo preceduto dalla consegna a Magris del Premio Internazionale Dialoghi sull’Uomo: “intellettuale europeo e cittadino del mondo – si legge nella motivazione del Premio – lo scrittore rappresenta al meglio l’immagine plurale della letteratura europea, e in un’epoca in cui muri e confini anziché dissolversi rinascono subdolamente, con i suoi scritti e con il suo impegno intellettuale, testimonia costantemente l’importanza del dialogo come strumento primo della convivenza”.

Lo scrittore triestino si aggiunge così a un prestigioso elenco che vede incluse grandi personalità di rilievo internazionale come Vandana Shiva e Wole Soyinka, premiate ai Dialoghi nelle passate edizioni.

Magris esordisce fornendo alcuni “appunti” per una possibile risposta alla grande domanda: chi è l’uomo? “Scrittori, poeti, filosofi, grandi umanisti come Pico della Mirandola hanno cercato nelle loro opere di definire l’uomo, di evidenziarne i caratteri di straordinarietà rispetto agli altri animali, di esaltare la sua potenza creatrice e distruttrice, di evidenziare il suo status privilegiato di essere dotato di razionalità e intelletto. Ma forse nessuna pagina eguaglia il coro dell’Antigone di Sofocle: qui l’uomo viene definito come una meraviglia da far paura, sottolineando la sua alterità rispetto a tutte le altre forme di vita presenti sulla Terra. L’uomo disseziona, altera, plasma il mondo secondo i suoi interessi e le sue necessità, sovverte e vince le leggi della natura, costruisce e distrugge, sconvolge e cambia l’insieme delle leggi e dei valori della sua stessa comunità, attraversa oceani e naviga nello spazio alla conquista delle stelle”.

Una premessa “umanistica” necessaria per affrontare il dialogo con Di Paolo, nel corso del quale i due scrittori affrontano varie questioni inerenti l’uomo, il suo esistere e il suo agire nel mondo, con riferimento particolare a eventuali “limiti e confini” che devono o non devono essere posti di fronte all’azione umana. Il dialogo, molto serrato, è accompagnato da numerosi riferimenti alle opere dello scrittore triestino e da alcune citazioni di passaggi ritenuti importanti da Di Paolo.

Tra gli spunti di riflessione più interessanti e significativi emersi nel colloquio, il primo riguarda il contestato rapporto tra l’uomo e la tecnica: quest’ultima, secondo Magris, non deve essere glorificata ma nemmeno demonizzata, perché tutto dipende dall’uso che ne viene fatto e da quanto esso può avere una ricaduta sociale ampia, ovvero sia a beneficio dell’intera comunità e non a vantaggio – politico, militare, economico – di una minoranza ristretta.

Claudio Magris riceve il Premio Internazionale Dialoghi sull’Uomo

“Il mondo digitale ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, portando grandissimi vantaggi, e permettendoci, tra le altre cose, di comunicare con chi sta dall’altra parte del globo e di esprimere il nostro essere davanti a uno schermo, dandoci una libertà e delle possibilità che fino a pochi anni fa erano impensabili” afferma Magris.

“Le piazze virtuali create dai social hanno però bisogno di pochi, ma chiari limiti e divieti: per esempio, non si può intavolare una discussione con chi nega la Shoah o mette in dubbio Auschwitz, tanto per fare riferimento a due grandi tragedie dell’umanità. Perchè già l’idea di discutere significa mettere su un piano di parità e di uguale dignità due opinioni che non possono essere equiparate. Bisogna uscire dalla logica pericolosa del “vietato vietare” che, rimuovendo ogni limite, rende qualsiasi opinione priva di logica e fondamento una verità assoluta, andando a danneggiare il concetto stesso di libertà”.

Altro tema discusso, il rapporto tra uomo e ambiente: l’homo “faber”, costruttore e plasmatore della Terra, dopo aver rivoltato il mondo a propria immagine e comodità, non rischia forse di essere fagocitato da questo processo distruttivo che egli stesso ha innescato?

“Il rischio dell’estinzione del genere umano, a causa della ribellione e del collasso di un pianeta che l’uomo ha danneggiato in maniera irreparabile, deve essere riportato, a mio avviso, nei binari della razionalità – afferma Magris – perchè nessuno ormai può negare i problemi legati al cambiamento climatico e allo sfruttamento sconsiderato delle risorse della Terra, ma non è cedendo al catastrofismo che si possono affrontare e risolvere simili questioni”.

Il colloquio prosegue tra altre suggestioni e associazioni di idee, offrendo al pubblico numerosi spunti di riflessione; purtroppo in alcuni passaggi il taglio appare un po’ troppo “filosofico” e non di facile accesso nè di immediata comprensione.

Chiusura con la domanda posta da Di Paolo: viviamo in una fase storica di “crisi” per l’uomo? “Certo, negli ultimi due anni l’umanità è stata sconvolta da un evento dirompente quanto inaspettato come la pandemia – conclude Magris – ma come ci insegna il passato, è proprio nei momenti di crisi che l’uomo trova la forza di reagire, di superarsi, di spostare ancora più avanti i propri limiti”.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI