di Rachele Barghini
PISTOIA – Un libro per raccontare la propria madre e il filo rosso che lega un’azienda di moda alla tradizione di famiglia. Il libro di Alberto Melani, stilista e imprenditore pistoiese si è affidato alla carta per mettere nero su bianco le proprie memorie.

Il libro, “Maria Melani raccontata dal figlio”, è stato presentato nei locali di Fortezza 59 nel parco di piazza della Resistenza; è il secondo volume (il primo venne presentato nel 2018: “Maria Melani stilista tra Pistoia, Firenze e Roma”) che parla della maison pistoiese.
La stilista Maria Bucciantini Melani, nacque a Pistoia nel 1920, ben presto giunse alla guida di uno dei più noti atelier cittadini e dal 1954 in poi disegnò abiti con una griffe propria: “Melania”. Maria ha fatto parte di quel gruppo di creativi, artigiani e stilisti che parteciparono alla definizione dell’identità della moda Italiana a partire dalla fine degli anni 40. In quegli stessi anni

Maria strinse relazioni professionali con l’ambiente della moda fiorentina, è in questo periodo che entrò in contatto con Giovanni Battista Giorgini, Emilio Pucci creò per lei Nel 1958 Maria aprì il proprio showroom in via Capo le Case a Roma. E’ il periodo della dolce vita e dei leggendari Sixties e molte protagoniste di Via Veneto e di Via Tornabuoni, della Rive Gauche e di New Bond Street vestono i capi Melania. Durante l’esperienza romana Maria conobbe Furio Pancani, che divenne il suo front office. Tra il 1960 e il 1962 intuì il tramonto della moda femminile caratterizzata dalla “linea a 8” e iniziò a sperimentare lo stile geometrico introducedo decorazioni metalliche, sperimentò i materiali più diversi collaborò con disegnatori e artisti tra cui Moreno Cappellini.

Il figlio, Alberto, ha proseguito la tradizione di famiglia guidando la maison e creando, nel 1995 insieme a Cristina, il Club Voltaire, da sempre vissuta come laboratorio di idee e progetti. La forza del brand Club Voltaire risiede nella tradizione sartoriale, nel riferirsi a un target trasversale, in cui convivono diversi segmenti e fasce di pubblico, e nella capacità di reinventarsi negli anni interpretando i cambiamenti del fashion. In quest’ottica si comprende l’attenzione costante per i temi green, con una ricerca accurata su prodotti ecologici. Club Voltaire è presente in numerosi stores multi-brand e nelle migliori boutiques di tutta Italia; è distribuito in moltissimi paesi europei ed asiatici.
Alla vigilia della presentazione del suo libro, Alberto Melani ha concesso a Reportpistoia questa intervista nella quale parla della madre, dell’azienda ma anche dello stato dell’arte della moda.
Come nasce la passione per la moda, trasformatasi poi in mestiere e come poi, nel corso delle generazioni, si è tramandata?

La fondazione dell’azienda risale al 1913 quando mia nonna apre ufficialmente la sartoria dopo essersi, negli anni precedenti, dedicata all’attività di sarta. L’azienda si rivolgeva principalmente al pubblico dell’aristocrazia locale e fiorentina orientata al lusso. Solo nel 1954, quando l’attività commerciale passa nelle mani di mia madre, già operaia in ditta e con idee più innovative, si ha una svolta che riguarda principalmente la lavorazione di tessuti diversi: il lino ed il cotone. La scelta di questi due tessuti venne influenzata dal fatto che erano materie prime locali, tipiche del territorio pistoiese, più spesso utilizzate per la biancheria e per l’abbigliamento da bambino, impiegati poi da mia madre in abiti da donna. Grazie alla notevole crescita dell’attività, durante gli anni del boom economico, l’azienda decide di aprire una boutique nel triangolo della moda italiana a Roma, dove veste le più famose attrici e cantanti del periodo della dolce vita, come Brigitte Bardot, Milva, Mondaini, Lollobrigida e tante altre. Il periodo romano si conclude circa nel 1965 quando la boutique viene chiusa ed il marchio viene ceduto ad un partner commerciale. L’azienda viene lasciata da mia madre, a causa della sua malattia, in parte a mio fratello nel 1985, ed in parte a me che ho trasformato il marchio di “Melania” nell’esperienza di Club Voltaire.
Ad oggi invece, quali sono le difficoltà per una maison locale nell’inserirsi nel panorama della moda?
Sfortunatamente oggi il nostro settore soffre di molte problematiche, alcune di tipo congiunturale, altre di tipo strutturale. Fra le cause congiunturali, pandemia e crisi economica latente sono le maggiori, mentre, fra quelle strutturali, i costi elevati per le pubblicità e per l’inserimento sui social-media, ma soprattutto il peso che la globalizzazione esercita sulla piccola e media impresa. Di fatto, a causa di essa, abbiamo abbandonato il nostro modello della piccola impresa commerciale e del piccolo negozio di quartiere per quello europeo della grande struttura commerciale. Per questo, infatti, è molto più difficile per la piccola e media impresa entrare in un commercio in cui vengono privilegiati i grandi centri commerciali e la grande impresa, e fare export.

Negli ultimi anni il mondo della moda ha subito una fortissima industrializzazione e digitalizzazione. In virtù di ciò, ha ancora un senso il concetto di “nicchia” nel settore della moda?
A differenza di quanto si possa pensare, ritengo che ci sia grande possibilità per le piccole aziende locali di mantenersi nel genere di nicchia, in quanto la piccola e media impresa è duttile, ovvero risponde con facilità a qualsiasi richiesta del cliente, con cui instaura un rapporto molto diverso rispetto a quello che c’è fra questo e la grande industria, anzi credo che le piccole aziende siano maggiormente in grado di soddisfare le richieste dei clienti.










