FIRENZE – Adesso è ufficiale: saranno i “padroni di casa” dell’Olympiakos Pireo gli avversari che il prossimo 29 maggio allo stadio Agia Sophia di Atene (campo di gioco dei rivali cittadini dell’Aek) sfideranno la Fiorentina nella finale della terza edizione di UEFA Conference League.
Un appuntamento a cui la squadra viola guidata da mister Italiano giunge dopo il pareggio 1-1 sul campo del Bruges, al termine di una sfida intensa e vibrante che ha visto la Fiorentina andare in svantaggio, scuotersi nella ripresa, colpire tre legni e finalmente trovare la rete del pareggio a pochi minuti dalla fine dei tempi regolamentari grazie al rigore trasformato da Beltran.

Una partita che è stata un po’ la sintesi dell’intera stagione viola, tra errori difensivi, la solita sfortuna e le difficoltà dell’attacco, ma che ha visto l’undici mandato in campo da Italiano combattere su ogni pallone e strappare la qualificazione su un terreno difficile e dopo un match di cuore e sacrificio.
Per i gigliati si tratta di un traguardo non di poco conto: nel calcio riconfermarsi a certi livelli è sempre molto difficile e anche se la Conference rappresenta la terza coppa in ordine di importanza nel panorama continentale, i viola sono riusciti nell’impresa di tornare nuovamente in finale dopo un anno, concretizzando al meglio il lungo e faticoso percorso in questo torneo europeo, iniziato nove mesi fa con i preliminari di fine agosto contro il Rapid Vienna.
Quello della squadra viola in Conference è stato un cammino netto: dopo la prima sconfitta nell’andata del turno preliminare a Vienna, nelle successive 13 partite la Fiorentina è risultata imbattuta (7 vittorie e 6 pareggi), e anche le sfide contro avversari sulla carta molto abbordabili e tecnicamente inferiori sono sempre state affrontate con la giusta concentrazione e considerazione, senza ricorrere a un turnover esagerato e senza snobbare una competizione comunque importante dal punto di vista finanziario e del prestigio internazionale, capace di regalare alla vincitrice l’accesso diretto ai gironi di Europa League.
Un percorso iniziato quasi per caso a luglio con la notizia della squalifica della Juventus e l’ingresso dei viola in Conference, dove la squadra ha replicato e anzi migliorato il cammino della scorsa stagione qualificandosi stavolta al primo posto nella fase a gironi (ed evitando così un ulteriore turno di play-off) e avanzando nella fase a eliminazione diretta senza incorrere in “patimenti” come quelli dell’anno scorso in casa contro il Lech Poznan o in trasferta a Basilea, con la rete decisiva di Barak nel recupero dei tempi supplementari.
Non sono tuttavia mancate le emozioni e le difficoltà per la squadra di Italiano, che talvolta si è complicata la vita non riuscendo a gestire il risultato o a finalizzare al meglio la grande mole di occasioni da rete create; ma nonostante questo il morale della squadra è alto e l’entusiasmo mostrato negli spogliatoi di Bruges con tutti i giocatori e lo staff tecnico a festeggiare l’approdo in finale testimonia una ritrovata unità e una forte determinazione a regalare al presidente Commisso il primo trofeo della sua presidenza viola.
Senza dimenticare Joe Barone e la sua prematura scomparsa che ha segnato la seconda metà della stagione viola: un personaggio amato da tutto il mondo viola non solo per il suo lato professionale ma soprattutto per l’aspetto umano e la vicinanza sempre mostrata nei confronti della squadra anche nei momenti più complicati, e al quale in molti vorrebbero dedicare idealmente la vittoria della coppa.
Già partita la caccia al biglietto per la finale da parte dei tifosi, saranno poco meno di diecimila i posti riservati al tifo viola all’interno dell’impianto ateniese che può contare su una capienza di trentamila spettatori. L’Olympiakos avrà dalla sua il fattore ambientale e la possibilità di giocare nella propria città la finale, anche se il campo da gioco, come detto, non sarà il “Karaiskakis” del Pireo ma lo stadio di casa degli acerrimi rivali dell’Aek Atene.
La squadra ellenica è giunta all’atto finale della Conference dopo essere “retrocessa” dai gironi di Europa League e avere eliminato nell’ordine Ferencvaros, Maccabi Tel Aviv e Fenerbahce, fino alla vera e propria impresa in semifinale con la doppia vittoria sui ben più quotati inglesi dell’Aston Villa di Emery, sconfitti nettamente all’andata e al ritorno con il punteggio complessivo di 6-2. Allenarti dallo spagnolo Mendilibar, i biancorossi del Pireo sono una squadra abituata ai palcoscenici europei e con una lunga tradizione nelle coppe, con una buona organizzazione di gioco e alcune individualità come il difensore David Carmo, il centrocampista argentino Hezze, l’ala portoghese Podence, l’attaccante marocchino El Kaabi (capocannoniere della Conference con 10 centri in 8 partite) e l’ex Jovetic, a Firenze per cinque stagioni dal 2008 al 2013.
Un avversario quindi da non sottovalutare e da affrontare al meglio della concentrazione della condizione fisica, con l’obiettivo di ottenere una rivincita in questa competizione dopo il bruciante epilogo dello scorso anno, con la rete di Bowen allo scadere che condannò la Fiorentina contro il West Ham.
Per Firenze e il popolo viola saranno tre settimane di attesa e fiducia in vista della finale, con la Conference League che a questo punto della stagione diventa l’unico e fondamentale obiettivo, in grado non solo di regalare una gioia europea che a Firenze manca dal lontano 1961 (prima edizione dell’ex Coppa delle Coppe), ma anche di aprire per la squadra viola le porte di una Europa League che al momento sembra piuttosto complicata da ottenere in campionato, anche a causa dei numerosi passi falsi (non ultimo quello di domenica scorsa a Verona) ci hanno impedito agli uomini di Italiano di procedere con continuità di risultati.









