mercoledì, Settembre 23, 2026

Contro la Toscana dei piagnoni, per la Toscana dei Palleschi

di Paola Fortunati

Paola Fortunati

L’ultima volta che l’Italia ha avuto il bilancio in pareggio è stato nel 1925… Non pretendiamo di poter raggiungere questo risultato, comunque da un po’ di tempo a questa parte l’Italia non ha mai smesso di crescere, ogni trimestre, magari piccoli numeri, ma mai in calo. In tutto questo anche la Toscana mantiene una crescita costante seppur modesta, certo migliorabile.

La nostra regione storicamente è un luogo ambito, sognato, idealizzato da tutti per quante meraviglie, atmosfere, luoghi diversi, offre. Infatti il settore del turismo è uno di quelli trainanti e così le esportazioni, sempre per quello che è e rappresenta la produzione della nostra terra.

Quello che frena lo sviluppo sono invece le lungaggini burocratiche che affliggono del resto tutto il bel paese, cresciute all’ombra della necessità di normare qualsiasi attività per dare mansioni a innumerevoli dipendenti pubblici. Un altro freno è rappresentato dalla mancanza di persone impiegabili nelle attività produttive, causa il calo demografico e non sostituibili da lavoratori stranieri che la regione si limita a incamerare senza utilizzare criteri che siano utili anche alla nostra economia.

Per parlare di sviluppo di una regione come la Toscana, che ha tutte le carte in regola per svettare, uso un paradosso, facciamone un’eccellenza, un unicum. Un modello di comunità che funziona, continua a creare ricchezza e benessere è quella di Forte dei Marmi.

È la cittadina della Versilia, nota anch’essa a livello mondiale, che prendo a esempio di come si crea sviluppo. Al Forte c’è il mare ma la Toscana ha tanti chilometri di costa, montagne bellissime, parchi naturali, isole, quelle dell’arcipelago, dai fondali affascinanti. Non è il mare che fa di Forte dei Marmi un esempio virtuoso, è piuttosto la più che buona disponibilità economica delle amministrazioni provinciale e comunale, che non lesinano interventi di manutenzione e abbellimento continui.

Forte dei Marmi ha attratto investimenti da parte dei brand mondiali, che ne hanno fatto una vetrina bella e ammirata, ha un campo da golf, tanti impianti sportivi, tanto verde e soprattutto un racconto di sé che la rende unica.

Esco dall’esempio paradossale ma solo per dire che anche il settore vivaistico, l’industria farmaceutica, le storiche e più che suggestive Università e ogni altra attività in grado di portare crescita, se assistiti da collegamenti efficienti e veloci, da impiego di personale qualificato – magari recuperando le migliori teste pensanti che sono fuggite all’estero (un giovane ricercatore lavora a Pisa a alti livelli, gratis finché regge), dall’impiego non ideologico delle risorse, sicuramente potranno attrarre investimenti e crescita economica.

E allora però e concludo, se la “multiutility” era nata con il presupposto della quotazione in borsa per potersi permettere la realizzazione dei termovalorizzatori e poi quella impostazione viene bocciata dalla politica che ha paura di non essere abbastanza woke, il tema diventa quello dell’arretratezza che inchioda a terra e non c’è marketing che tenga. (SoloRiformisti)

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