martedì, Settembre 8, 2026

Costruire una cultura della memoria per educare a valori universali

di Mauro Matteucci*

“Il giorno della memoria non è un atto di riparazione verso gli ebrei, ma uno strumento universale che spiega come sia stato possibile un genocidio estremo e come questo possa aiutarci a prevenirne altri. E’ un monito civile, ma va sempre radicato nella storia concreta: senza storia, la memoria diventa retorica vuota e inutile”.

Penso da educatore e da insegnante che questo pensiero della storica Anna Foa – ebrea, ma che ha sempre definito la sua identità europea e moderna – ci spinga a riflettere con mente aperta e con intelligenza critica sulle celebrazioni ufficiali nella Giornata della Memoria. Viviamo infatti un passaggio storico di estrema complessità e ricordare quanto avvenne nei lager nazisti deve contribuire a rifiutare le ipocrisie di rito e a guardare con occhi lucidi il presente ogni giorno più preoccupante, in cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito invia circolari per la rilevazione degli studenti palestinesi presenti nelle scuole: non è una forma di schedatura che ricorda l’infame legislazione razzista del 1938 con la quale si escludevano gli studenti di origine ebraica dalle scuole di Stato?

Siamo immersi ormai in orribili tempi di pietra dominati dalle guerre che sembravano quasi un lontano ricordo, ma dopo quelle balcaniche degli anni ’90, l’attuale tra Russia e Ucraina e il genocidio compiuto a Gaza dall’esercito israeliano, ci stiamo abituando … Finora avevano riguardato soprattutto paesi definiti “sottosviluppati” dell’Asia e dell’Africa, perciò era stato facile e comodo voltarsi dall’altra parte. Purtroppo nel caso dei conflitti attuali ha prevalso il pensiero unico dell’arruolarsi e dello schierarsi – magari armati … – non certo l’assunzione di responsabilità e del pensiero critico con al primo posto la sorte delle popolazioni civili, che don Lorenzo Milani profeticamente aveva indicato come le prime vittime del terrorismo nelle guerre future: le tragedie – in particolari delle donne e dei bambini – che sono quotidianamente sui nostri schermi, ci richiamano a valori universali, se non vogliamo perdere l’umanità.

Lo afferma in modo chiaro e fermo anche un’altra storica esperta delle questioni mediorientali, Paola Caridi: Non si deve mettere un velo sulle parole. Perché per alcuni versi Gaza è Auschwitz, per altri versi non è da meno di Auschwitz. Cioè bisogna riconoscere un’unicità da una parte, e dall’altra, come ci insegna la Convenzione sul Genocidio, che i genocidi sono ahimè banali, e possono compierli tutti.

Negare dignità a esseri umani è il primo passo per il loro annientamento!

*Centro “don Lorenzo Milani” di Pistoia

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