di Susanna Daniele
PISTOIA – Tre atti unici, o “scherzi scenici”, scritti da un Cechov giovane e che fin da subito ottennero molto successo. Si rifanno al teatro francese del vaudeville molto in voga fra la fine del 1800 e gli inizi del 1900.
Pur dietro l’apparenza di comicità delle situazioni rappresentate, tutti i personaggi di Cechov sono nel bel mezzo di crisi di nervi: si agitano, urlano, si arrabbiano, hanno tic nervosi, sono ipocondriaci. È già in nuce lo scavo psicologico, l’inquietudine e il mal di vivere che caratterizzerà le opere successive del grande russo: da Il giardino dei ciliegi, Le tre sorelle e Il gabbiano.

La prima, “L’Orso”, descrive una situazione paradossale. Un uomo di campagna, rozzo e mal disposto verso le donne, esige da una vedova inconsolabile il pagamento di un debito contratto dal marito. A niente valgono le spiegazioni della donna che potrà pagare solo dopo tre giorni. La situazione sembra precipitare con i due che si sfidano a duello, anche se la signora non ha mai tenuto in mano una pistola. La reazione decisa della vedova fa innamorare perdutamente “l’orso”. I protagonisti sono Maddalena Crippa, Alessandro Sampaoli e Sergio Basile.
Il secondo è un monologo, “I danni del tabacco”, scritto nel 1886 e modificato nel 1902. Un oratore occasionale deve tenere una conferenza sui danni del tabacco ma, fra attacchi di panico, racconta la sua disastrosa vita familiare e le umiliazioni subite in trentatré anni di matrimonio. Un vinto che sa di esserlo, sogna di fuggire ma è consapevole che rimarrà al suo posto. Tristezza, disperazione, umiliazione, sudditanza psicologica, voglia di fuggire: l’interpretazione di Gianluigi Fogacci è uno splendido assolo.
La terza pièce, “La domanda di matrimonio”, si avvicina al grottesco e sconfina nell’eccesso. Un giovane va a casa del vicino per chiedere la mano della figlia. I due giovani iniziano a discutere di diritti di proprietà fino a insultarsi. Via via che la tensione cresce, l’uomo è preso da malori sempre più gravi fin a svenire. Il padre della ragazza cerca di rimediare ma poi lui stesso si accanisce in una discussione futile.
Quando tutto sembra perduto, i due giovani sono spinti alla promessa di matrimonio ma si capisce che la loro unione sarà una lotta perenne. La prova di Alessandro Averone e di Emilia Scatigno è molto “ginnica”: recitano tanto con il corpo quanto con la voce. Il padre della ragazza è l’attore Sergio Basile che recita anche la parte del servitore ne L’orso.
Essenziale e di grande sobrietà la regia di Peter Stein. Ottima la prova di tutta la compagnia.










