di Giuseppe Montagna
ABETONE CUTIGLIANO – Ci sono idee che si impongono, che diventano slogan e persino motti di un’epoca.

Idee che hanno fortuna; idee che fanno fortuna.
La «fine della storia» è una di queste.
Fu annunciata diverse volte, almeno tre. In luoghi e contesti differenti, con esiti altrettanto eterogenei.
La probabile “fine della storia” annunciata e tra i tanti segni inequivocabili dell’incertezza e imprevedibilità ci sono stati i vari tira e molla sulla firma della mozione di sfiducia che hanno indotto a pensare che vi fossero dei margini di manovra (anche dopo la firma dei due consiglieri mancanti) la cui portata come esito finale e irreversibile era incerta, non visibile o non immediata.
La mobilitazione vista da parte della (ex) maggioranza e dai suoi componenti (sindaco compreso), con proposte, promesse o garanzie non sono state immediatamente soddisfatte, prendendo tempo e offrendo così la possibilità di rilanciare la propria offerta “fumosa e accattivante”, con ulteriori distorsioni e avvitamenti (vedi la proposta di fare un accordo con la minoranza e le dimissioni da consigliere del vice sindaco per far entrare il primo dei non eletti) che in ogni caso, andavano oltre al senso drammatico “shakespeariano” lasciando spazio a un cedimento, pezzo per pezzo, di una maggioranza ormai compromessa, illudendosi di aggirare la fatica di una ricomposizione con l’effetto ante e post di tribalizzarla.
Si potrebbe concludere, come scrisse Giovanni Sartori, in democrazia “dobbiamo distinguere tra la macchina e il macchinista”.
I macchinisti non sono un granché. Però la macchina è buona.









