mercoledì, Ottobre 7, 2026

Da Prometeo al mondo digitale: il “fuoco” filo conduttore del Festival della Mente

SARZANA – Il fuoco come simbolo di trasformazione, scoperta e nuove possibilità, energia e passione che alimenta creatività e ricerca, strumento di conoscenza e progresso ma anche di condivisione, di calore che riscalda e luce che illumina un cammino comune.

Da venerdì 4 a domenica 6 settembre torna a Sarzana l’edizione numero ventitrè del Festival della Mente, il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee, promosso da Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana e diretto da Benedetta Marietti. Oltre 50 tra relatori e relatrici prenderanno parte ai 34 incontri diffusi, ai quali si aggiungono 9 appuntamenti dedicati a bambine e bambini, ragazze e ragazzi (17 con le repliche), 2 workshop curati da Francesca Gianfranchi e il palinsesto di extra Festival.

Il tema del fuoco, filo conduttore di questa edizione, richiama un elemento che accompagna da sempre la storia dell’umanità, fin dall’antico mito di Prometeo: simbolo della passione che spinge l’uomo verso nuove intuizioni e scoperte e dell’energia creativa che scavalca limiti e barriere, esso richiama anche la necessità di equilibrio, consapevolezza e responsabilità, in particolare in un mondo, come quello attuale, segnato di rivoluzioni e sconvolgimenti di portata epocale che avvengono con estrema velocità.

Attraverso linguaggi e prospettive differenti, il festival invita a riflettere sulle forze che guidano il cambiamento e sulle idee capaci di dare forma al nostro futuro, affrontando il tema del fuoco nei suoi molteplici significati e attraverso un approccio multidisciplinare.

L’apertura di una passata edizione del Festival della Mente (foto di Francesco Capitani)

L’intelligenza artificiale è il nuovo fuoco primordiale, quello rubato da Prometeo, che un gesto antico custodisce affinché non si spenga e non divori. Come custodire questo fuoco modernissimo, questa nuovissima potenzialità con capacità predittive, senza esserne divorati è la domanda che innesca la lectio magistralis Custodire il fuoco. Tecnica, potere e futuro nell’età dell’intelligenza artificiale (venerdì 4 settembre) di Paolo Benanti, che apre ufficialmente questa edizione del Festival della Mente.

Il fuoco è considerato fin dall’antichità l’origine dell’ordine cosmico. Saranno molte le occasioni per esplorare il rapporto degli antichi, anche attraverso i miti, con il fuoco, la sua simbologia il cui fascino arriva sino a noi. Nell’appuntamento Il fuoco e la terra (venerdì 4 settembre) lo scrittore, storico e filosofo Paolo Pecere approfondirà l’ambivalente potenza del fuoco: necessario alla vita, ma anche forza distruttrice, come raccontano gli indomabili incendi dei pozzi petroliferi nigeriani o dei boschi californiani.

Lo scrittore Matteo Nucci elabora per il festival una sua trilogia di lezioni a tema. L’anno scorso aveva raccontato la figura di Platone, quest’anno le sue tre lezioni saranno dedicate al fuoco e alle figure mitologiche che da sempre lo rappresentano: Prometeo (venerdì 4 settembre), che rubò il fuoco agli dèi per farne dono agli esseri umani, offrendo loro la possibilità di procedere verso un’evoluzione altrimenti impensabile; Estia (sabato 5 settembre), la divinità del focolare domestico e del fuoco divino, grazie alla quale abbiamo la possibilità di dedicare il nostro tempo alle occupazioni più nobili, quelle libere dal lavoro produttivo; e infine Efesto (domenica 6 settembre), il fabbro perennemente all’opera nella sua fucina, capace di dare al fuoco il suo potere più sconvolgente, quello trasformativo, in grado di incidere sull’animo umano affinché accantoni il passato, i dolori che custodisce.

La fisica Sara Barsotti e Leonardo Piccione, scrittore che vive gran parte dell’anno in Islanda, condivideranno le loro esperienze durante l’incontro Il racconto del fuoco (sabato 5 settembre). Al centro l’Islanda, dove approdarono nell’874 i primi coloni, i quali dovettero da subito imparare a convivere, come fanno gli abitanti di oggi, con i vulcani, a leggerli, a interpretarli, eruzione dopo eruzione, dibattendosi tra catastrofe e adattamento.

Il fuoco è la forma archetipica dell’energia, la forza invisibile che mette in moto il mondo, tanto quello naturale quanto quello abitato dall’uomo. Da questa prospettiva Roberto Battiston, professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università degli Studi di Trento, offrirà una lettura del presente intrecciando storia, scienza e politica nell’appuntamento Energia: una storia di creazione e distruzione (domenica 6 settembre). Mentre la transizione verso le fonti rinnovabili si scontra con guerre e competizione globale, la domanda decisiva che Battiston pone non è di quanta energia ci sarà bisogno in futuro, ma come sarà il mondo quando cambierà il modo di produrla.

La straordinaria peculiarità delle piante – quella che rende possibile la vita sul nostro Pianeta, per noi e per tutti gli esseri viventi – è quella di mediare l’energia solare e di trasformarla in energia chimica. Questo processo, incessante sin dall’origine della vita sulla Terra, fa delle piante le protagoniste dei miti ancestrali. Paola Bonfante, professoressa emerita di Biologia vegetale dell’Università degli Studi di Torino, nel suo intervento dal titolo Piante: fuoco, terra, umani (venerdì 4 settembre) suggerirà un viaggio tra scienza, arte, mito ed emozioni per scoprire il legame profondo – e spesso frainteso – tra gli esseri umani e il mondo vegetale.

Attraverso il fuoco si può raccontare la storia dell’umanità, e l’archeologa Enza Elena Spinapolice ripercorrerà il cammino dell’uomo dai primi fuochi usati per cuocere la selvaggina fino alla bomba atomica nell’incontro Fuoco cammina con noi: dagli australopitechi al progetto Manhattan (sabato 5 settembre).

Tra le attività umane la cucina è una di quelle per cui il rapporto con l’ambiente è – o dovrebbe essere – di primaria importanza. Con questi presupposti Chiara Pavan inviterà il pubblico di Sarzana a scoprire la laguna di Venezia attraverso le sue materie prime, le erbe spontanee e le specie invasive che la abitano. Non si tratta soltanto di ingredienti per cucinare, ma di elementi attraverso i quali narrare un territorio ed esprimere una visione del mondo. Pavan dialoga con la scrittrice Gaia Manzini nell’incontro Quando il fuoco è territorio (venerdì 4 settembre).

Davide Ferrario, regista, romanziere e saggista, ha per professione un occhio allenato all’osservazione e si è chiesto cosa capita davvero tutte le volte che guardiamo uno schermo, dallo smartphone al computer. La questione non si limita all’attendibilità delle immagini, in tempo di IA, ma più in generale al rapporto tra l’osservatore e l’oggetto del suo sguardo. Il titolo dell’incontro è Fuori fuoco, ovvero cosa guardiamo quando guardiamo uno schermo? (sabato 5 settembre).

Melania Mazzucco, scrittrice e appassionata studiosa d’arte, terrà un intervento dal titolo Fuoco sacro, fuoco fatuo. Estro e meteore fra arte e letteratura (sabato 5 settembre): attraverso letteratura e pittura approfondirà l’ambivalenza del fuoco come potenza trasformatrice e distruttrice, come metafora di vera creatività e di passione illusoria.

Lo scrittore Geoff Dyer, in dialogo con Giulio Silvano, affronterà, durante l’incontro Il fuoco della provincia (domenica 6 settembre), il rapporto tra memoria personale e storia collettiva, indagando la forza narrativa dell’autobiografia e quella particolare sensazione di sentirsi stranieri a casa propria.

Dorothee Elmiger e Alessandro Zaccuri dialogheranno attorno al tema del mistero durante l’incontro Fuoco che illumina, fuoco che nasconde (sabato 5 settembre). I due autori si avvicinano con le loro opere alla soglia oltre la quale si cela ciò che non si conosce, ciò che non si può dire.

Michela Matteoli, direttrice del programma di Neuroscienze dell’ospedale universitario Humanitas, dedica il suo intervento Il fuoco del cervello. Tra difesa e danno (domenica 6 settembre) al delicato equilibrio grazie a cui vive il nostro cervello. Un ruolo centrale è giocato dalle infiammazioni: esse riparano e rimodellano le connessioni tra neuroni, rendendo il cervello capace di adattarsi ai cambiamenti esterni, ma, se non si spengono al momento giusto, possono contribuire allo sviluppo di malattie neurologiche e neurodegenerative.

Una scrittrice, Alessandra Carati, e una psicologa e neuroscienziata, Giuliana Mazzoni, professoressa emerita in Neuroscienze e Psicologia, metteranno in campo le rispettive competenze nell’incontro dal titolo Il fuoco della memoria tra neuroscienza e letteratura (sabato 5 settembre). La memoria somiglia al fuoco nel suo bisogno di essere alimentata perché non si estingua e, come le fiamme, è instabile e mutevole.

Alle relazioni tossiche sarà dedicato l’incontro Soffrire a fuoco lento: le relazioni masochistiche (sabato 5 settembre), una lectio di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, amico di lunga data del festival. Il tempo che brucia (6 settembre), protagonisti lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini insieme a Livia Viganò e Tommaso Coluzzi, rispettivamente COO e co-founder e giornalista di Factanza Media, sarà l’occasione per discutere i temi che oggi investono le nuove generazioni, dalla salute mentale alle loro aspettative e fragilità, per cercare di distinguere il fuoco che le accende da quello che le consuma.

Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice che si occupa di migrazioni e conflitti, sarà nuovamente protagonista del festival durante dell’incontro dal titolo Le parole che bruciano (sabato 5 settembre). Sarà l’occasione per riflettere sui limiti che il linguaggio incontra quando racconta la guerra, quando le parole non bastano eppure sono l’unico strumento per custodire le storie di chi attraversa i conflitti e conservare ciò che non dev’essere dimenticato.

Spegnere il fuoco (sabato 5 settembre) è l’incontro in cui il criminologo Alfonso Ceretti indagherà condizioni a cui è possibile pensare la pace quando la guerra torna a essere parte del linguaggio ordinario della politica.

La guerra costringe ad aprire il fuoco contro il nemico, ma talvolta metaforicamente anche contro se stessi. È il caso di Artem Chapeye, scrittore e giornalista ucraino, da sempre pacifista e diffidente verso ogni forma di nazionalismo e verso gli eserciti, che all’inizio dei bombardamenti russi su Kiev, nel febbraio del 2022, decide di arruolarsi. Chapeye, tutt’ora in servizio nell’esercito ucraino, e Francesco Battistini, che per il Corriere della Sera ha seguito da vicino numerosi conflitti, si confronteranno in Fuoco nemico (sabato 5 settembre) su cosa significhi per un cittadino europeo trovarsi improvvisamente in guerra e di quali contraddizioni vivano tanto il pacifismo quanto il patriottismo nell’Ucraina di oggi.

In Fuoco e ordine internazionale (domenica 6 settembre) Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica e Accademico dei Lincei, leggerà le trasformazioni del sistema globale a partire dalle guerre che, nella storia moderna e contemporanea, hanno scandito la fine di un ordine e l’inizio di un altro.

Nell’appuntamento Ragazze in fiamme. Giovanna D’Arco e le altre (sabato 5 settembre) Fernanda Alfieri, storica e docente all’Università di Bologna, e Valeria Parrella, scrittrice e drammaturga, si interrogheranno sul destino della santa francese e di tutte le ragazze vissute tra Medioevo e Rinascimento, in bilico tra le pressioni della comunità e i loro desideri eccezionali.

Eve MacDonald, senior lecturer di Storia antica all’Università di Cardiff, terrà una lezione sulla straordinaria e tuttora poco conosciuta storia della città di Cartagine, in un incontro del titolo Dalla pira di Didone alla distruzione di Scipione: la storia di Cartagine attraverso il fuoco (domenica 6 settembre).

Lo storico, scrittore e divulgatore Alessandro Barbero tornerà sulla figura di San Francesco con una lezione dal titolo San Francesco e il fuoco (sabato 5 settembre, domenica 6 settembre in replica e in streaming).

Beatrice Del Bo, medievista dell’Università degli Studi di Milano, incentrerà il suo intervento Fuoco e fiamme. Un ardente Medioevo (domenica 6 settembre) su quanto sia da ridimensionare l’associazione fra questo periodo storico e l’oscurità. Fiaccole e candele che illuminano case e taverne, incendi che devastano i campi di battaglia, falò che celebrano i potenti e i loro successi: più che il buio, sembra il fuoco l’elemento naturale e distintivo di quel millennio.

Metafora dagli infiniti riverberi, il fuoco paziente delle braci che diviene simbolo della pazienza umana sarà lo spunto dell’incontro La pazienza del fuoco (venerdì 4 settembre) con il giornalista e scrittore Mario Calabresi. L’amore, come il fuoco, illumina e trasforma, può consumare le certezze e lasciare tracce durature, braci che non si spegneranno mai completamente.

André Aciman, più di ogni altro autore, ha saputo raccontare questa struggente forma di desiderio, che ha la forma di un incontro che vive dentro di noi per tutta la vita. Ne discuterà con Rosa Polacco nell’incontro Questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta (sabato 5 settembre).

Una coppia sopravvive alle prove più difficili poste dalla natura, e nella fattispecie dall’Oceano, grazie al fuoco tenace dell’amore e delle sue molteplici forme, a partire dalla cura e dal desiderio di avere, ancora, un progetto di vita insieme. Di questa storia straordinaria racconterà Sophie Elmhirst – tra le voci più interessanti del giornalismo narrativo contemporaneo – in dialogo con la scrittrice Gaia Manzini. Il titolo dell’appuntamento è Il fuoco che consuma e riaccende (sabato 5 settembre).

Di oggetti apparentemente insignificanti ma capaci di illuminare insieme storie private e collettive rimaste ai margini dei racconti ufficiali – come un lacero sacco di iuta con ricami sbiaditi – si è occupata Tiya Miles, storica dell’Università di Harvard e vincitrice del National Book Award, nella sua opera narrativa più recente che sarà lo spunto per il dialogo Un focolare che attraversa un secolo: tre donne e una storia familiare (domenica 6 settembre) con Tiziana Lo Porto.

L’attrice Anna Della Rosa interpreterà la lettura scenica Diario di Eva, con cui Dario Fo e Franca Rame hanno reinventato alcuni celebri passaggi della Genesi. La prima donna della creazione appare vivace e brillante e ha un dono straordinario: è lei a dare un nome alle cose. Quando ci prova Adamo, il risultato è mediocre, ma Eva per amore gli fa credere di essere il genio della coppia. Lo spettacolo è prodotto da Casa del Contemporaneo in collaborazione con Stanze.

Francesca Mannocchi e il musicista e compositore Rodrigo D’Erasmo portano a Sarzana lo spettacolo Crescere, la guerra (venerdì 4 settembre). Attraverso musiche, parole e testimonianze, lo spettacolo mette in scena le storie di chi è travolto da violenze e conflitti, da Gaza alla Siria, partendo da una domanda: cosa succede quando la guerra entra nella vita quotidiana delle persone?

Piero Maranghi, editore e direttore di Sky Classica, terrà una conferenza-concerto dal titolo Piano “con Fuoco” (domenica 6 settembre): accompagnato al pianoforte da Giovanni Bertolazzi, offre al pubblico un percorso attraverso i modi in cui i compositori, dal tardo Ottocento a oggi, hanno messo in musica la loro idea di fuoco.

Vasco Brondi, cantautore e scrittore, e Federico Dragogna, chitarrista, compositore e paroliere, saranno al Festival della Mente con l’anteprima dello spettacolo Una cosa spirituale. Musiche e letture tra terreno e ultraterreno (domenica 6 settembre) dedicato alla ricerca del fuoco che tiene viva la creatività e alimenta l’arte come pratica spirituale. Attraverso letture, riflessioni e suoni, il pubblico sarà condotto in un viaggio che intreccia musica, letteratura, filosofia e autobiografia.

Il programma completo e dettagliato della rassegna è disponibile sul sito web del Festival della Mente. I biglietti per i singoli eventi sono in vendita sul sito del festival, sul sito di Ticketmaster e a Sarzana presso la biglietteria del Teatro degli Impavidi.

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