PISTOIA – Sono trascorsi appena due giorni dall’intervista rilasciata a Reportpistoia dalla segretaria comunale Irene Bottacci, che la minoranza spara bordate ad alzo zero contro la segreteria contestando il ruolo assolutamente marginale a cui è stata ridotta la parte del Pd che aveva sostenuto Giovanni Capecchi alle Primarie. Non è stata risparmiata nemmeno la segretaria Bottacci alla quale si contesta il doppio ruolo di segretaria e capogruppo del Pd in consiglio comunale.
La posizione è stata espressa in un documento al termine dell’assemblea comunale che si è svolta lunedì sera. Il documento è firmato da venti persone e registra alcuni passaggi di campo. Ve lo proponiamo integralmente.
“Il ritorno del centrosinistra alla guida di Pistoia, dopo nove anni di amministrazione di destra, apre una fase nuova per la città e per l’intera provincia. Un risultato tutt’altro che scontato, come dimostrano anche gli esiti della stessa tornata amministrativa in altre città toscane e italiane. Questa vittoria è il frutto del lavoro unitario svolto negli ultimi anni dalle opposizioni in Consiglio comunale, di alcuni errori della destra ma, soprattutto, di scelte politiche strategiche maturate, non senza difficoltà, dal Partito Democratico ai suoi diversi livelli di responsabilità.
Oggi possiamo dire che aver lavorato per tenere unita l’intera coalizione di centrosinistra, aprendola alle forze civiche, ai cittadini e ai giovani spesso rimasti ai margini della politica cittadina, si è rivelata la scelta vincente. In questo percorso, la proposta di un candidato sindaco civico, seppur chiaramente riconducibile ai valori della sinistra e dell’ambientalismo, ha rappresentato un passaggio decisivo. La mobilitazione di quasi diecimila pistoiesi alle primarie ha fatto il resto. Le primarie, infaG, oltre a consentire – questione fondamentale e ineludibile – di tenere insieme un arco di forze politiche senza precedenti, hanno generato partecipazione, confronto e condivisione, coinvolgendo una parte ampia della città nella costruzione dell’alternativa.
Proprio in questi passaggi, tuttavia, non sono mancati momenti di forte incertezza da parte del PD comunale e sono stati, di conseguenza, molto alti i rischi corsi. In particolare, la rivendicazione di una sorta di primato del PD nella proposta della candidatura a sindaco è proseguita anche quando era ormai evidente che l’unità della coalizione passava inevitabilmente attraverso il coinvolgimento degli elettori nella scelta. È in questa fase – e poi, con modalità diverse, nella composizione della Giunta del capoluogo e successivamente in quella provinciale – che si sono manifestati forti limiti di analisi e di conduzione politica. Scelte presentate come difesa del ruolo e dell’identità del Partito sono apparse, agli occhi dell’opinione pubblica, troppo spesso dettate dagli equilibri interni al PD, mentre i contenuti delle politiche e la responsabilità verso la nostra comunità finivano in secondo piano.
Vale inoltre la pena di ricordare che un programma forte e questa larga coalizione sono le carte principali con le quali affronteremo le elezioni politiche del prossimo anno, e tuG siamo chiamati a contribuire. Per il Partito Democratico pistoiese, dunque, si è aperta una fase che porta con sé una responsabilità importante: contribuire con convinzione al successo di questa esperienza amministrativa – anche da questa dipendono la ripresa e lo sviluppo del nostro territorio –, esercitando pienamente il nostro ruolo politico, costruendo idee, partecipazione e una prospeGva per il futuro della città e dell’intera provincia.
Dobbiamo farlo a partire da un programma di governo locale che abbiamo scritto con le altre forze politiche e rispetto al quale non sono mai emersi distinguo significativi da parte del PD. Oggi quel programma ispira l’azione di governo della città e il sindaco, per la sua storia e le sue caratteristiche, ne è un interprete adeguato e autorevole, così come la Giunta in carica. Quanto è avvenuto nei mesi che abbiamo alle spalle indica anche quale centrosinistra costruire per il futuro: una coalizione capace di riconoscere e coinvolgere energie, competenze ed esperienze che non necessariamente trovano espressione nei partiti.
Questo significa rafforzare un rapporto positivo con il sindaco, la Giunta e le liste politiche e civiche presenti dentro e fuori il Consiglio comunale. Il PD deve mantenere la propria autonomia, elaborare posizioni, avanzare proposte ed esercitare, quando necessario, anche una funzione critica. La dialettica politica può e deve svilupparsi dentro un rapporto di collaborazione, con l’obiettivo di migliorare l’azione amministrativa e rafforzare il progetto comune.
Siamo ancora all’inizio di questa esperienza di governo e proprio per questo è importante definire da subito sedi e modalità di confronto adeguate. L’autonomia del gruppo consiliare e il diritto del Partito a esprimere posizioni proprie devono essere pienamente garantiti, dentro un confronto costante con gli altri soggetti che partecipano alla stessa esperienza di governo.
Vogliamo un PD che faccia politica mentre la Giunta amministra: un partito capace di raccogliere bisogni, elaborare proposte e concorrere alla definizione degli indirizzi generali. Allo stesso tempo, l’Amministrazione deve valorizzare questa funzione politica. Autonomia e collaborazione sono entrambe necessarie per costruire una prospettiva duratura.
La stessa esigenza di confronto deve valere nella vita interna del partito. L’elezione unanime della segretaria avrebbe potuto e dovuto rappresentare l’avvio di una fase realmente unitaria, nella quale le diverse sensibilità presenti nel PD fossero coinvolte nella gestione e nell’elaborazione politica. Questa opportunità, almeno fino ad oggi, non è stata pienamente colta. Chi, durante le primarie, ha sostenuto il percorso che ha portato alla candidatura civica e poi alla vittoria del centrosinistra è rimasto sostanzialmente escluso dagli organismi esecutivi del partito. Da quando esiste il Partito Democratico a Pistoia, non era mai accaduto che la maggioranza governasse il Partito escludendo la minoranza dalla partecipazione ai suoi organismi esecutivi. In questa prospettiva, riteniamo inoltre che la coincidenza tra il ruolo di
segretaria comunale e quello di capogruppo in Consiglio comunale possa essere comprensibile in una fase transitoria, ma non rappresenti un assetto opportuno da consolidare nel tempo.
Abbiamo bisogno di riaprire una reale dimensione collettiva della vita del PD. Le assemblee comunali devono tornare a essere luoghi regolari di confronto politico, gli organismi dirigenti devono esercitare realmente la propria funzione e le diverse sensibilità devono poter partecipare alla costruzione delle decisioni. Il Partito deve inoltre tornare a essere presente nei territori, creando occasioni reali di incontro, partecipazione ed elaborazione politica. Una funzione tanto più importante in un partito federale come il PD, nel quale l’autonomia delle comunità locali rappresenta un valore aggiunto e l’elaborazione che nasce nei territori deve contribuire alla definizione degli indirizzi politici generali del partito. È in questo quadro che si colloca il prossimo congresso. Sarà un passaggio cruciale e sarebbe un errore sprecarlo trasformandolo ancora una volta in una semplice occasione per contarci.
Il congresso deve servire a discutere quale partito vogliamo costruire e quali idee per Pistoia vogliamo elaborare. Il rinnovamento degli organismi dirigenti è necessario, ma deve accompagnarsi a un rinnovamento del metodo e della proposta politica e prendere un impegno politico e culturale affinché la presenza delle donne nelle istituzioni sia garantita non solo nelle liste o negli esecutivi, ma anche e soprattutto nelle assemblee, per l’apporto di competenze e di visione altra che essa sa e può dare. Dobbiamo confrontarci sulle trasformazioni della città, sulle sue fragilità e opportunità, sui servizi, sullo sviluppo economico, sulla qualità urbana, sullo sviluppo delle politiche di genere per ridefinire spazi, servizi e orari della città, per arrivare a dotarsi di un piano territoriale degli orari e del bilancio di genere, sulla necessità di rendere Pistoia più verde e resiliente agli eletti del riscaldamento globale, sulle politiche sociali e culturali e sul rapporto con il mondo produttivo, professionale e associativo.
Questo confronto non può però rimanere confinato dentro il Partito. L’esperienza delle primarie ci ha mostrato quanto possa essere forte una domanda di partecipazione quando i cittadini percepiscono di poter incidere davvero sulle scelte. Dobbiamo quindi costruire occasioni permanenti di ascolto nei quartieri e di confronto con associazioni, categorie economiche e professionali, realtà sociali e culturali. Aprirsi alla città significa riconoscere che i partiti sono indispensabili alla democrazia, ma non esauriscono le energie presenti nella società. Anche il rapporto con il civismo, determinante nella costruzione del campo largo, deve diventare parte stabile del modo in cui immaginiamo il centrosinistra dei prossimi anni.
Per fare tutto questo è necessario ricostruire un clima di confronto vero. Le divisioni che hanno accompagnato prima la formazione della Giunta comunale e poi quella provinciale hanno restituito ai cittadini una pessima immagine del Partito Democratico: quella di un Partito troppo concentrato sui propri equilibri interni, sulla distribuzione dei ruoli e sulle contrapposizioni tra le sue componenti, anziché sulle idee e sulle scelte per Pistoia. Questa gestione ha già prodotto delusione e allontanamento nel nostro elettorato, disperdendo parte dell’entusiasmo e della partecipazione che avevano accompagnato la vittoria del campo largo.
Riaprire il confronto è quindi un dovere e un’urgenza, ma deve essere un confronto senza recriminazioni, capace di riconoscere gli errori senza utilizzarli come armi e le differenze senza trasformarle in appartenenze inconciliabili. L’obiettivo deve essere ricostruire un clima nuovo nella nostra comunità politica, nella quale sensibilità diverse possano confrontarsi, riconoscersi e concorrere insieme a una proposta comune per Pistoia.
Non possiamo essere il Partito delle poltrone, ma quello delle idee; non il partito dei rancori, ma quello della collaborazione. Un Partito capace di esercitare con autonomia e responsabilità il proprio ruolo, valorizzare la propria pluralità e, soprattutto, tornare a guardare fuori da sé. La nuova fase del PD pistoiese deve partire da qui: dalla capacità di mettere la propria forza, le proprie competenze e la propria pluralità al servizio di un progetto condiviso per Pistoia”.
Simone Fragai
Valentina Noligni
Lorenzo Boanini
Linda Cecchi
Matteo Giusti
Benedetta Bucci
Massimo Vannuccini
Sara Landini
Andrea Brachi
Isabella Noci
Riccardo Trallori
Antonella Cotti
Gregorio Vettori
Alessio Dolfi
Elena Trallori
Luciano Mazzieri
Patrizia Marini
Giovanna Mazzanti
Francesca Malerba
Cristina Donati
Cristina Reni
Pietro De Caria







