di Marcello Paris
QUARRATA – Una premiazione che si trasforma in una lezione di astrofisica. È avvenuto durante la consegna della “Lunetta d’Argento” conferita dall’omonima associazione all’astrofisico professor Niccolò Bucciantini ricercatore dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, sulle colline di Firenze.

Arcetri è una delle sedici strutture di ricerca che fanno parte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e designato “sito storico della Società di Fisica Europea”. È stato il primo osservatorio nato in Italia al tempo di Firenze Capitale. Qui vi lavora un centinaio di persone, compresi collaboratori internazionali, e c’è una grande parità di genere. In questo, dice Bucciantini, siamo all’avanguardia in Europa.
Il premio Lunetta d’Argento è nato negli anni 70 alla “Bussola di Gino” di Catena di Quarrata dove tutt’ora si celebra l’annuale cerimonia che nel tempo ha visto premiati personaggi di rilievo come Riccardo Muti, Agenore Fabbri, Gina Lagorio, Mario Luzi, Bruno Saetti, Pamela Villoresi, Alessandro Benvenuti, solo per citarne alcuni.
Quest’anno la scelta è caduta sull’astrofisico Niccolò Bucciantini nativo di Agliana, ma che la passione prima e lo studio poi lo hanno portato nel mondo. In particolare lui ama ricordare i suoi cinque anni all’Università di Berkeley in California e due in Svezia, la costante collaborazione con l’agenzia spaziale Nasa e l’importanza fondamentale del lavoro di squadra senza il quale il singolo scienziato andrebbe poco lontano.
Dunque l’occasione è stata ghiotta per farsi raccontare qualche stralcio di vita da scienziato e quali sono le ricerche alle quali si sta dedicando scrutando il misterioso cosmo che ci circonda e talvolta ci spaventa.
Prima però di parlare delle sue ricerche il professore ha tenuto a parlare della grande considerazione nella quale è tenuta l’Italia dal mondo scientifico e per esemplificare ha voluto usare un aneddoto che circola negli Usa: ”noi mettiamo l’ottanta per cento delle risorse nella ricerca ma poi vediamo l’ottanta per cento del risultato porta nomi italiani”. Insomma l’Italia vista dall’estero è un po’ diversa da come ci vediamo noi. Perché è un paese che ha sempre coltivato delle eccellenze e favorito la crescita culturale e se andate negli atenei all’estero trovate sempre tanti italiani a dimostrazione della qualità dell’università italiana in questi ambiti.
Ma veniamo alla citazione del titolo della morte della stella e la nascita della vita. Da sempre sappiamo dell’inizio dell’Universo attraverso il Big Bang e il “brodo primordiale“ che ha dato origine alla vita. Ma quello è stato solo il primo passo perché l’universo si è evoluto, è cambiato e questo cambiamento è dovuto alle stelle. Per banalizzare possiamo dire che le stelle hanno raccolto il materiale creato dal big bang lo hanno cucinato e rilasciato un materiale nuovo, più evoluto, poi altre stelle hanno ancora elaborato, “cucinato” altro materiale fino ad arrivare a quello che siamo oggi; ed la morte della stella che rilascia il nuovo materiale e sprigiona la nuova vita.
La ricerca, come sappiamo è sempre in evoluzione e va per stadi. Ancora oggi c’è chi studia come è nato quel seme dall’esplosione delle origini, chi studia l’universo attuale, come si comportano i pianeti, le stelle, c’è chi studia l’evoluzione. Alla domanda su cosa si basa la sua collaborazione attuale con la Nasa e il satellite, mandato in orbita in collaborazione fra Stati Uniti e Italia, Bucciantini risponde che in questo momento “studiamo l’universo violento cioè quello che rimane quando muore una grande stella. Quando muore una stella più grande del sole, e lo fa in modo violento con delle esplosioni, questa rilascia nell’ambiente del materiale, che si vede, si osserva, e lascia degli oggetti caratteristici che si chiamano stelle di neutroni o buchi neri. Capire come funzionano questi resti di supernova, come si chiamano, e come l’universo cambia, come si evolve nel tempo. Noi siamo la terza generazione di stelle nate e morte. Da questa nuova contaminazione è nato il nostro sole e la nostra terra. Ogni ricercatore si occupa di una piccola fetta di universo poi con il confronto e mettere insieme i vari pezzi si capisce l’evoluzione. Noi sappiamo che vicino al nostro pianeta circa due milioni di anni fa è esplosa una grande stella e lo sappiamo attraverso l’esplorazione (carotaggio) dei sedimenti delle profondità degli oceani”. Ma la ricerca non finisce mai perché ad ogni scoperta nascono altre domande alle quali gli scienziati cercano di dare delle risposte”.







