di Marcello Paris
FIRENZE – Monte Verità, ritorno alla natura. Con questo titolo il Museo del Novecento e la Fondazione Monte Verità di Ascona, sulle rive del Lago Maggiore nel Canton Ticino, hanno portato per la prima volta in Italia la poco conosciuta esperienza degli inizi del secolo scorso intrapresa da sei ragazzi, sulle orme dell’anarchico russo Bakunin, per poi diventare uno stile di vita per gente comune, filosofi, architetti, artisti, letterati arrivati da varie parti del mondo alla ricerca del modello di vita comunitaria promosso dal movimento tedesco “Lebensreform” (riforma della vita).
Insomma uno stile di vita che potremmo definire “un’esperienza Hippy” ante litteram.
La mostra, allestita nel chiostro del Museo da domani 19 novembre sino al 10 aprile 2022, è stata presentata dal direttore Sergio Risaliti, accompagnato dalla storica e critica dell’arte Chiara Gatti e dalla Responsabile Cultura della Fondazione Monte Verità, Nicoletta Mongini.

I fondatori di questa sorta di “Comune”sono stati pionieri assoluti del vivere bio, della cultura vegetariana e della cura del corpo in senso naturale che richiama l’attualità nella ricerca di un rapporto rigenerato fra uomo e Natura.
Tanti e vari i personaggi che hanno frequentato questo luogo, che prima di essere Monte della Verità si chiamava Monte Monescia, si va dall’anarchico Bakunin al coreografo ungherese Rudolf von Laban, dal dadaista Hugo Ball all’architetto del Bauhaus Walter Gropius, dall’artista Hans Arp a Paul Klee, dal grande scrittore Hermann Hesse a Carl Gustav Jung, molti intellettuali videro in questo frammento di Svizzera, fuori dalla geopolitica del tempo, un luogo sospeso nel tempo e lontano dal dramma delle guerre e dallo scontro ideologico fra capitalismo e comunismo che stava attraversando l’Europa. Qui ebbe modo praticare e insegnare danza la mitica Isadora Duncan.
Famose al tempo le danze praticate senza indumenti che i locali chiamavano Balabiott (danzanudo) termine ancora in uso in Lombardia, anche se con significati diversi.
La mostra è articolata in tre tappe, dalle origini filosofiche del Monte fino allo sviluppo della sua architettura e all’arte della danza, per arrivare ad affondare nella memoria di un luogo remoto che ha segnato un capitolo straordinario di storia moderna.
L’allestimento narra di incontri virtuosi e ricerche estetiche, dalla pratica vegetariana ai bagni di sole della Lebensreform, dalla nascita della teosofia alle espressioni libere del genio umano attraverso l’esercizio armonico del corpo, la pittura, la poesia. Immagini d’epoca, testimonianze, ricostruzioni virtuali, abiti e oggetti simbolo punteggiano un viaggio all’alba di questo cenacolo multidisciplinare, fervida culla della controcultura europea, punteggiata di figure memorabili.
La mostra è arricchita da un programma con proiezioni di film, conferenze e presentazioni di libri e da un libro-catalogo dedicato alla storia di Monte Verità con contributi di Sergio Risaliti, Nicoletta Mongini, Chiara Gatti, Riccardo Bernardini e Luca Scarlini, completo di un apparato iconografico che comprende numerose immagini storiche, ricostruzioni, progetti e una raccolta di tutte le personalità che, in cent’anni, hanno abitato, popolato, animato, descritto, conosciuto, studiato o anche solo accarezzato quello che il grande architetto Mario Botta ha definito «il laboratorio di una tra le più radicali utopie artistiche e sociali dell’epoca». Del luogo ebbe occasione di parlarne anche Eugenio Montale che nella “Lettera da Ascona” lo definì “questa Capri del nord”.
Ora la località, che nel tempo è passata dalle capanne semi primitive all’architettura ispirata dalla Bauhaus, è una meta turistica molto ricercata per l’amenità del luogo e la salubrità dell’aria.
Il Museo del Novecento, ha tenuto a sottolineare il direttore Risaliti, “con questa mostra ribadisce la sua funzione di laboratorio culturale, sociale e politico, nel solco della tradizione umanistica che vede l’arte responsabile del cambiamento”.










