PRATO – Da giovedì 30 a domenica 2 febbraio al Teatro Metastasio va in scena COSE CHE SO ESSERE VERE (THINGS I KNOW TO BE TRUE) del pluripremiato scrittore e drammaturgo australiano Andrew Bovell (1962), uno spettacolo di cui sono protagonisti Giuliana De Sio e Valerio Binasco, che firma anche la regia, e che ruota intorno alla storia di una famiglia e di un matrimonio (feriali 20.45, sabato 19.30, domenica 16.30).
Fotografia acuta e complessa dei meccanismi domestici e matrimoniali, la storia è un susseguirsi di colpi di scena attraverso gli occhi di quattro fratelli che lottano per definire se stessi al di là dell’amore e delle aspettative dei genitori. La scrittura dell’autore si manifesta nell’indagine profonda delle fragili dinamiche che si celano dietro la facciata delle apparenze, mettendo in luce come la normalità sia un’illusione e la felicità un miraggio lontano.

COSE CHE SO ESSERE VERE è una commedia malinconica, che esplora il fallimento di coloro che, nel tentativo di costruire una famiglia come luogo di serenità, hanno inconsapevolmente fondato il loro ideale di felicità su verità nascoste, soffocate dal silenzio, finendo per scontrarsi con l’infelicità più profonda.
La pièce è ambientata in una villetta nella periferia meridionale di Adelaide, in Australia, dove vivono Bob e Fran Price. Quando Rosie, la più giovane dei loro quattro figli, torna rocambolescamente a casa dopo un breve viaggio in giro per l’Europa è certa di far parte di una famiglia solida e inossidabile: ma all’arrivo della ragazza le crepe che silenziosamente si sono insinuate nei rapporti tra i familiari ribaltano ogni certezza.
Il testo è una fotografia complessa e acuta dei meccanismi domestici e matrimoniali, che muta continuamente punto di vista attraverso gli occhi di quattro fratelli che lottano per definire sé stessi, aldi là dell’amore e delle aspettative dei genitori.
Scrive Valerio Binasco nelle sue note: «Cose che so essere vere appare fin dalla prima lettura come un testo di grande impatto emotivo. Bovell penetra senza pudore in tutti i sentimenti che possono dar vita a un “ritratto di famiglia” e cattura la nostra commozione. La sua è una scrittura agile e libera che mostra virtuosisticamente una tecnica molto contemporanea, ma per fortuna non è un autore innamorato della sola tecnica. Si direbbe anzi che la sua idea di teatro contemporaneo non possa fare a meno di qual caro vecchio arnese – ancora tanto amato da mee da gran parte del pubblico – che è il raccontare una storia. Caso abbastanza raro tra gli autori contemporanei, Bovell crede infatti nella trama ancor più di quanto creda nella pura forma. Questa caratteristica dà un sapore piacevolmente retrò ai suoi drammi, che per quanto riguarda il resto – struttura e personaggi – sono invece molto contemporanei».
Biglietti da 12 a 28 euro.









