PISTOIA – Una performance per riaccendere i riflettori sulla vicenda del Museo Marini, una pagina nerissima per la città, per la cultura e per l’Amministrazione comunale che ha pesanti responsabilità nella chiusura del museo dell’artista pistoiese.

Nessun intervento, nessuna parola, solo la dimostrazione plastica del legame dello scultore con la sua città: un lunghissimo canapo di tessuto formato da centinaia di strisce colorate (donate da cittadini e imprese) legate tra loro, sorretto e portato da oltre cento persone.

Una perfomance allestita dal Collettivo artistico Meduse di Pistoia, in collaborazione con il Comune di Pistoia e la Regione Toscana e ospitato dal Performance Art Festival 2022, promosso dall’Associazione Culturale Centro Studi Ricerche Espressive CSRE, all’interno del calendario di Toscanaincontemporanea e GiovaniSì.

“Di mano in mano per Marino” – il titolo della proposta – , ha attraversato la città dal convento del Tau fino a piazza del Duomo, passando per via Cino, il Globo, via Cavour, via Roma, piazza del Duomo da dove la lunghissima striscia è entrata in palazzo comunale ed è stata avvolta attorno al “Miracolo”, la statua di Marino Marini collocata nell’atrio del palazzo. Il lungo corteo è stato seguito da tantissime persone.

Il collettivo ha proposto attività e azioni aperte a tutte le persone interessate a partecipare, alcune delle quali si sono svolte nelle settimane scorse nelle scuole e associazioni, per giungere all’evento conclusivo di domenica, concepito appunto come una performance artistica collettiva.

“Una performance – spiegano gli organizzatori – che al valore estetico del gesto artistico affianca un richiamo in senso civico. E’ un invito a riflettere e a rendere tangibile il legame esistente tra la città e il Museo Marino Marini, lasciando sulla soglia ciò che non è essenziale. Adottando il linguaggio dell’arte, si richiede di compiere un passo in avanti: dalla protesta e il lutto per la sottrazione del Museo Marini alla celebrazione di un rapporto tuttora vivo e presente con l’artista, sebbene reso più difficile dalla distanza e dalla inavvicinabilità delle opere”.







