martedì, Settembre 8, 2026

Dialoghi. Cibo, memoria e migrazioni secondo Vito Teti

di Susanna Daniele

PISTOIA – Il titolo della prolusione di Vito Teti poteva suggerire un significato diverso e più ampio rispetto a quello che l’antropologo ha scelto.

Teti ha illustrato come le abitudini alimentare mutino nel corso della vita di uno stesso individuo partendo dalla propria biografia.

Vito Teti

Nell’arco di settant’anni siamo passati in Italia dall’erosione della civiltà contadina, negli anni Sessanta si è assistito a un cambiamento antropologico e economico di grande impatto sociale per arrivare agli ultimi venti anni, in cui il passaggio a una nuova era sembra far tornare indietro l’orologio verso un universo primitivo che avevamo abbandonato. Il cibo oggi è diventato un elemento divisivo.

Un tempo le culture contadine si somigliavano un po’ tutte, dal nord al sud d’Italia; la differenza tanto sbandierata derivava, secondo Teti, da motivi di dominio politico e sociale. La differenza alimentare era fra ceti sociali. Il pane bianco era prodotto per i malati e per i ricchi, gli altri mangiavano pane nero. La carne era appannaggio dei ceti privilegiati, le verdure, spesso erbe di campo e legumi costituivano il cibo fondamentale nelle mense dei popolani.

Da tempo si parla molto della dieta mediterranea, in realtà fino agli anni Cinquanta del Novecento, olio, vino e grano non erano presenti sulle tavole dei ceti più poveri.

La vera rivoluzione avvenne con l’arrivo negli Stati Uniti dei migranti fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Dopo secoli, si interruppe la dieta vegetariana e la carne divenne a portata di chiunque perché conservata in scatola e a prezzo accessibile. Anche in Italia, nei pacchi alimentari del piano Marshall era presente carne e pesce conservato. Con il 1968 inizia il cibo da fast food: panini, Coca Cola e birre.

Negli italiani che emigravano in paesi europei a partire dagli anni 60, la nostalgia veniva avvertita anche con il desiderio di cibo che richiamava il proprio ambiente e le abitudini abbandonate.

Negli scritti di Carlo Levi, Elio Vittorini, Corrado Alvaro, come pure nei film di Stanley Tucci e Martin Scorzese, si ritrova il ricordo struggente per i profumi e i sapori di casa.

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