mercoledì, Settembre 9, 2026

Dialoghi: food porn, dieta e tutti i discorsi intorno al cibo nell’analisi di Luisa Stagi

di Marta Meli

PISTOIA

Che cos’è e cosa è stato il fenomeno del food porn? Perché gli chef uomini sono diventati delle celebrità? Qual è il legame tra la politica e il cibo e qual è, in tal senso, l’uso che se ne è fatto e che ne sta facendo oggigiorno?

Perché è stato istituito il Carbonara Day? Cos’è il gastronazionalismo? Da quando le pietanze hanno iniziato a pervadere le narrazioni e le immagini in certe realtà sociali e culture? Perché continua a essere presente un’eccedenza di discorsi pubblici e privati sul cibo?

A tentare di rispondere a queste domande, e a sollevare molte altre riflessioni, è stata Luisa Stagi (ricercatrice e docente di Sociologia, Cibo, cultura e comunicazione e Sociologia dell’immaginario all’Università di Genova) nel corso del ventiquattresimo incontro del festival Dialoghi di Pistoia, intitolato Food porn e dieta. La nuova comunicazione del cibo, che si è tenuto ieri pomeriggio all’Antico Palazzo dei Vescovi.

Luisa Stagi (foto Dialoghi di Pistoia)

“Partiamo da quello che sono i corpi o, per meglio dire, i corpi conformi agli standard odierni, per come sono stati ri-definiti e normalizzati – ha detto Stagi – e da cui, agendo riflessivamente nella costruzione del canone, sembra dipendere l’idea di salute sociale”.

Questa evidenza legata all’ideale estetico non può prescindere dall’analisi intersezionale, e dunque da categorie come il genere e la classe. Andando a ritroso nel tempo, infatti, possiamo renderci conto che con il passare degli anni, e rispetto a determinati fatti e fenomeni sociali, i corpi hanno subito vari cambiamenti quanto gli standard a cui hanno dovuto adeguarsi.

“Se negli anni ‘40 le donne si sono trovate a uscire nella sfera pubblica, negli anni ‘50 e ‘60 c’è stata una reimmissione delle stesse nella sfera privata che le ha relegate nuovamente ai ruoli ancillari e di cura – ha spiegato la ricercatrice – di conseguenza anche il corpo delle donne ha assunto forme più tondeggianti, almeno fino alla grande ondata femminista degli anni ‘70 che ha fatto sì che le donne iniziassero a entrare nel mercato del lavoro, che per molto tempo era stato appannaggio esclusivo degli uomini”.

Da anni, ormai, i palinsesti tv prevedono la copiosa presenza di uomini chef rappresentati in divisa e che riproducono una certa idea di “virilità”, “successo” e “maschilità”. Le cuoche che vediamo andare in onda, invece, non sono chef e sono rappresentate dentro la cornice domestica e la subalternità tipiche del ruolo di madre e moglie casalinga.

In riferimento ad alcune ricerche di Luisa Stagi, riportate per esempio nei testi Food porn. L’ossessione del cibo in TV e nei social media (Egea, 2016) e Aggiungi un selfie a tavola (con S. Benasso, Egea 2021), si è parlato anche di quanto le città e le politiche stiano tendendo sempre di più alla governabilità dietetica.

In questo senso, allora, il potere può essere esercitato in vari modi, tanto da imporre e stabilizzare una forma di autocontrollo costante, che il sociologo della salute Antonio Maturo definirebbe endopticon, ossia un’evoluzione concettuale del Panopticon foucaultiano.

“C’è una vasta letteratura che parla di tecnologie del sé – ha aggiunto la ricercatrice – mentre guardiamo certe trasmissioni che ripropongono sempre il medesimo schema narrativo, infatti, introiettiamo di volta in volta un dispositivo di autocontrollo che rende bene l’idea della dimensione morale e politica della dieta”.

A proposito di ri-mediazione continua dei contenuti, Stagi ha menzionato alcuni programmi tv incentrati sulla dieta, come l’ormai noto reality show statunitense Vite al limite (le cui protagoniste sono spesso donne o persone di colore con scarse possibilità economiche) e il cibo, come avviene in moltissimi programmi radio e tv quotidiani. Nel caso dei social, invece, si è parlato del muckbang, la trasmissione audiovisiva nata in Corea nel corso della pandemia e che si è poi diffusa in molte altre parti del mondo: persone che mangiano grandi quantità di cibo e si riprendono con il supporto di microfoni che amplificano i rumori (ASMR – Autonomous Sensory Meridian Response) durante la masticazione/l’atto di mangiare. Una vera e propria “rappresentazione dell’osceno”.

L’ossessione per il cibo, altresì detta gastromania nel concetto introdottodal semiologo Gianfranco Marrone, nasce con il successo del food blogging, per cui anche l’estetica del cibo (pensiamo al gourmet) e lo stesso food porn (fino alla “prostituzione del cibo”, nel caso del muckbang), ossia la tendenza a scattare e a pubblicare foto al fine di “esibire le proprie scelte alimentari” (e non solo), derivano da questo stesso avvento.

I discorsi sul e intorno al cibo ci caratterizzano e, a partire dalla portata simbolica, economica e sociale, restituiscono un senso di appartenenza identitaria. Molti personaggi politici hanno fatto del cibo un medium per parlare di identità nazionale, nazionalismo, sovranismo ecc. Il cibo, pertanto, si fa “autentica” grammatica, diventa mezzo e strumento per intessere e costruire discorsi che includono determinati messaggi.

L’evento è terminato con l’allora discusso Carbonara Gate, lo scandalo di dimensioni internazionali, che dette origine al Carbonara Day; un esempio peraltro efficace che ci spiega cos’è – citando Hobsbawm – l’invenzione della tradizione.

“La nostra carbonara, nata dall’incontro dei soldati americani con la pasta cacio e pepe, non è apparsa in nessun ricettario prima del 1945 – ha concluso Luisa Stagi – le incredibili proporzioni di questa vicenda, come le implicazioni politiche, ci fanno comprendere quanto abbiamo bisogno di esperti/e che aiutino a orientarci in questa complessità e contraddittorietà”.

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