mercoledì, Settembre 9, 2026

Dialoghi, lo specchio della memoria e della narrazione secondo Lina Bolzoni

di Beatrice Beneforti

PISTOIA – La memoria è una fortezza, un giardino, un luogo dove possiamo mettere al riparo i nostri ricordi.

La memoria, però, ha anche in sé anche un aspetto creativo con il quale rielaboriamo le informazioni a modo del tutto nostro.

Lina Bolzoni (foto Dialoghi di Pistoia)

“La mia generazione si ribellava a imparare le cose a memoria” racconta Lina Bolzoni. Una ribellione al nozionismo, al ruolo passivo che questo operare richiede ma era anche una manifestazione causata da un’incomprensione: “non sapevamo ancora che imparare a memoria, oltre ad essere un esercizio sempre più necessario, era l’apprendimento dell’arte di memorizzare che ci permetteva di creare un racconto”.

La memoria, in forme diverse nella storia, ha agito e agisce come uno specchio dove l’ascoltatore o il lettore si riflette nelle parole dell’altro finendo per riconoscere se stesso.

Lina Bolzoni parte dall’inizio, quando alle origini, nel mito greco, il rapporto tra memoria e poesia era molto forte. In una società orale, che non conosceva ancora la scrittura, ecco Mnemosyne, dea della memoria e madre delle Muse. Il mito della memoria e dell’oblio.

Imparare una poesia a mente, ci dice la relatrice, citando poi Italo Calvino, è un buon mezzo per dare della compagnia alla nostra solitudine, è un buon modo per alleviare le nostre sofferenze.

La magia della poesia ricorda l’amore: è un legame a cui non si sfugge.

Ma cosa resta di tutto questo nell’età della scrittura? La parola scritta perde la sua capacità di interpretazione, come sosteneva Platone? La scrittura produce dimenticanza?

Lina Bolzoni ci ha portato tanti esempi di narrazione attraverso poesia e pittura.

“Perchè vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione. Simile a quella della pittura. I prodotti della pittura ci stanno davanti come se vivessero ma se l’interroghi tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano le parole scritte”.

Platone, che pure scrive, è molto diffidente nei confronti della scrittura, pensa che le parole scritte non rispondono, venendo meno il rapporto interpersonale ma Lina Bolzoni, a questo punto, parla della lunga tradizione per cui anche la parola scritta dialoga e risponde.

Le citazioni e, soprattutto la biblioteca, diventano la nostra biografia.

Ecco che allora la relatrice ci fa ripercorrere la nostra storia attraverso autori che, tra le altre cose, citano i loro predecessori, proprio come siamo abituati a fare anche noi quando pensiamo e parliamo.

Immergersi e rielaborare interiormente un racconto che ci riguarda, significa scrivere la nostra storia.

E la parola, soprattutto quella scritta, ci dà l’opportunità di accorgersi di esistere.

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