mercoledì, Settembre 9, 2026

Dialoghi, Luigi Zoja e il racconto della vita

di Beatrice Beneforti

PISTOIA – Il racconto è la contro faccia del destino, il quale non vuole il bene o il male, semplicemente interviene e il suo intervento decide cosa dove sparire e cosa invece sarà fissato per sempre nella nostra memoria.

Il racconto è un’esigenza di qualunque tempo, probabilmente anteriore alla lingua, poiché anche le pitture rupestri contengono dei racconti.

Quando ascoltiamo un racconto, specialmente se ci narra cose negative o irrazionali, abbiamo la tendenza a personificare il protagonista della storia.

Luigi Zoja (foto di Laura Pietra)

“La personificazione – spiega Luigi Zoja – è un tema centrale della psicanalisi. Continuamente ci siamo confrontati con dei nemici più o meno oscuri e il nostro inconscio richiede una personificazione del nemico anche se poi, dopo l’invenzione del cinema hollywoodiano, non riusciamo più a prendere in considerazione il male”.

La drammaticità teatrale è stata sostituita dall’ “happy ending” americano. L’ “intrattenimento” ha preso il posto della narrazione negandoci la capacità di comprendere anche la parte tragica di una storia e tutto questo ha influenzato il nostro modo di relazionarci ai problemi.

Quando un paziente si rivolge a un terapeuta – continua il relatore – spesso lo fa nelle modalità che conosce dal mainstream che è riuscito a banalizzare la psicanalisi. Si ha un problema, si cerca un bravo professionista, si spera che questo ci dica qualcosa di noi che non sapevamo e magicamente si guarisce.

Ma non è così.

L’unico posto che ci permette di esplicare anche la parte negativa del nostro racconto è la psicanalisi e, insieme al terapeuta, non si guarisce dai nostri mali bensì si crea un racconto di essi che ci renderà tutto più affrontabile.

Ecco perché per Zoja è importante partire dagli inizi, dai poemi omerici, dalle tragedie greche e dai miti assoluti che ancora oggi cerchiamo di capire, perché la narrazione crea condivisione e una memoria comune a cui attingere per elevarsi, per riconoscersi e per sollevarsi.

La terapia, quindi, diventa un momento unico dove si cercano le parole giuste necessarie al racconto della nostra vita.

“Il racconto della vita è più importante della vita”.

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